Venezuela, Von der Leyen: “Ora transizione democratica” (e glissa sull’operazione militare). La condanna di Mosca: “Inaccettabile aggressione armata”
- Postato il 3 gennaio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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All’operazione militare – condotta contro uno Stato sovrano e con la quale le forze speciali di Washington hanno catturato Nicolas Maduro – Ursula von der Leyen non fa minimamente cenno. Commentando l’attacco sferrato dagli Stati Uniti al Venezuela, la presidente della Commissione Ue si concentra su ciò che accadrà: “Siamo al fianco del popolo venezuelano e sosteniamo una transizione pacifica e democratica – ha scritto sui social il capo dell’esecutivo comunitario -. Qualsiasi soluzione deve rispettare il diritto internazionale e la Carta delle Nazioni Unite. Insieme all’Alta rappresentante Kaja Kallas e in coordinamento con gli Stati membri dell’Ue, ci assicuriamo che i cittadini dell’Ue nel Paese possano contare sul nostro pieno sostegno”. Sulla stessa linea anche il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e l’Alto rappresentante della politica estera Ue Kaja Kallas, che però accenna al presidente “catturato” dagli americani sottolineando che “l’Ue ha ripetutamente affermato che Maduro è privo di legittimità“.
Variamente graduati commenti delle varie cancellerie europee. Come da tradizione, Palazzo Chigi si allinea a Washington e parla di “legittimo intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza”. Di segno opposto la reazione della Francia: “L’operazione militare che ha portato alla sua cattura viola il principio di non uso della forza, che è alla base del diritto internazionale”, ha scritto il ministro degli Esteri francese Jean-Noel Barrot su Twitter: “La Francia ribadisce che nessuna soluzione politica duratura può essere imposta dall’esterno e che solo i popoli sovrani decidono del loro futuro”.
Più cauta e complessa la posizione di Berlino. In mattinata la Cdu aveva sottolineato che “con l’attacco in Venezuela gli Stati Uniti ritornano alla vecchia dottrina statunitense antecedente al 1940. Un’idea basata sulle zone di influenza nelle quali vige la legge del più forte e non il diritto internazionale”. Nel pomeriggio il ministero degli Esteri tedesco ha fatto sapere di seguire “con grande preoccupazione” la situazione in Venezuela, “che viene monitorata costantemente” e che è “in parte ancora poco chiara“.
Assai ferma la reazione della Russia, che pure è impegnata da mesi in un delicatissimo lavoro di “ricucitura” dei rapporti con Washington. “Questa mattina gli Stati Uniti hanno commesso un atto di aggressione armata contro il Venezuela. Questo suscita profonda preoccupazione e condanna”, ha affermato il ministero degli Esteri di Mosca. Pur dicendosi pronti ad “aiutare il dialogo”, gli apparati diplomatici russi sottolineano che l’espulsione forzata di Maduro e sua moglie costituisce “un’inaccettabile violazione della sovranità di uno Stato indipendente, il cui rispetto è un principio fondamentale del diritto internazionale”. La missione permanente della Federazione Russa presso le Nazioni Unite, inoltre, ha inviato “una richiesta di tenere una riunione del Consiglio di Sicurezza sul Venezuela”.
Anche l’Iran ha condannato “fermamente l’attacco militare degli Stati Uniti”, schierandosi al fianco di Maduro, uno dei suoi principali alleati politici e strategici. Il ministero degli Esteri di Teheran ha denunciato quella che ha definito una “flagrante violazione della sovranità nazionale e dell’integrità territoriale del Venezuela”, accusando Washington di aver compiuto un atto di “aggressione illegale“. Il regime degli ayatollah ha inoltre criticato l’uso della forza, ribadendo il sostegno al governo di Caracas e richiamando il rispetto del diritto internazionale.
Compatto il fronte dei paesi sudamericani retti da governi socialdemocratici. “L’Organizzazione degli Stati americani e l’Onu devono incontrarsi immediatamente”, ha scritto su X mentre era ancora in corso l’operazione militare il presidente della Colombia Gustavo Petro. Che poco dopo ha annunciato di aver schierato l’esercito lungo il confine con il Venezuela.
Dura anche la reazione del presidente brasiliano, Luiz Inacio Lula da Silva, che ha definito quanto accaduto “inaccettabile” e un “precedente pericoloso” per la comunità internazionale. “Questi atti rappresentano una gravissima violazione della sovranità della Venezuela e del diritto internazionale”, ha affermato il presidente brasiliano in un post su X. “Attaccare Paesi in flagrante violazione del diritto internazionale è il primo passo verso un mondo di violenza, caos e instabilità, dove la legge del più forte prevale sul multilateralismo”, ha aggiunto. Anche il Brasile ha chiuso frontiera con il Venezuela. Immagini diffuse dalle forze di sicurezza mostrano veicoli della Polizia militare e reparti dell’Esercito schierati al valico di Pacaraima, nello Stato di Roraima, dove gli accessi sono sbarrati da barriere e coni.
A esultare, invece, è Javier Milei, che con un post su X ha celebrato la notizia della cattura di Maduro e di sua moglie Celia. “Viva la Libertà“, ha scritto il presidente argentino, che negli ultimi mesi è stato appoggiato e sostenuto da Donald Trump.
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