Vingegaard sogna la doppietta Giro-Tour: "Nel secondo GT dell'anno spingo più forte". E parla del ritiro di Simon Yates
- Postato il 14 gennaio 2026
- Di Virgilio.it
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Al Giro lo aspettano tutti a braccia aperte, e Jonas Vingegaard è sembrato essere a sua volta felicissimo di poter finalmente correre a maggio sulle strade italiane. “Ogni anno la preparazione era sempre rivolta ad arrivare al top della condizione al Tour, così quest’anno abbiamo deciso di variare qualcosa”, ha spiegato il danese della Visma Lease a Bike, che ha annunciato nel ritiro spagnolo di Oliva l’intenzione di inseguire la cosiddetta “triplice corona”, ovvero diventare l’ottavo ciclista di sempre a vincere almeno una volta in carriera tutti e tre i grandi giri (Giro, Tour e Vuelta).
- I dati del passato: Vingo nel secondo GT dell'anno va più forte
- Perché il ritiro di Yates non ha sorpreso il danese
- Il tema dei ritiri precoci e l'importanza del dialogo col team
I dati del passato: Vingo nel secondo GT dell’anno va più forte
Vingegaard è apparso sereno, nonché convinto di avere tutti i mezzi per puntare però a qualcosa in più di una “semplice” maglia rosa. “In questi ultimi anni abbiamo notato un particolare, ovvero che quando corro due grandi giri nella stessa stagione, nel secondo appuntamento riesco a sviluppare maggiore potenza”, ha spiegato a margine della presentazione.
“Quando sono andato alla Vuelta, sia nel 2023 che nel 2025, i dati hanno mostrato che sono riuscito a pedalare con potenze maggiori rispetto al Tour di quello stesso anno (e nel 2023 Vingo vinse la grand boucle). Per questo ho ritenuto intelligente la mossa di provare a cambiare qualcosa rispetto al passo, optando dunque per venire al Giro e poi presentarmi il mese successivo al Tour”.
Perché nelle intenzioni del danese la corsa francese rimane comunque nei pensieri, eccome. “Punto a vincere il Giro, e questa potrebbe rivelarsi la migliore preparazione possibile anche in vista del Tour. In Italia troverò un percorso fantastico, magari meno duro rispetto al passato, ma tale da invogliare anche un corridore come me a tentare la doppietta”. Insomma, Pogacar nel 2024 ha fatto scuola, e adesso Vingegaard ha deciso di ricalcarne le orme.
Perché il ritiro di Yates non ha sorpreso il danese
Chissà però quanto peserà nell’economia della possibile doppietta del capitano della Visma l’assenza al Giro del vincitore dell’ultima edizione, ovvero Simon Yates. Il cui ritiro ha sorpreso molti, ma solo in parte Vingo.
“Per noi è veramente un peccato perderlo adesso, anche perché avrebbe avuto un ruolo importante sia se si fosse presentato al Giro che se fosse venuto al Tour, come successo lo scorso anno. È una decisione che rispetto, ma che so che non arriva dal nulla: quando si perdono le motivazioni, il nostro sport diventa troppo esigente.
Io stesso ho rischiato di dire basta: a un certo punto sentivo di essere a un passo dall’esaurimento, pensando a tutti i periodi di allenamento ai quali dobbiamo sottostare. Se Simon ha deciso di fermarsi è perché ha capito di essere arrivato al limite, per questo rispetto la sua scelta”.
Il tema dei ritiri precoci e l’importanza del dialogo col team
Il tema dei ritiri precoci è molto in voga negli ultimi tempi, ripensando a quanto fatto alcuni anni fa da Tom Dumoulin (guarda a caso un altro corridore passato nel team olandese) e alle critiche rivolte al team da parte di Dylan van Baarle (oggi alla Soudal Quick Step). In passato la moglie di Vingegaard era arrivata a criticare la Visma per il troppo lavoro che richiedeva al marito, specie dopo la caduta al Giro dei Paesi Baschi del 2024 che lo costrinse a un autentico tour de force per rientrare in tempo per partecipare al Tour de France.
“Io non do colpe alla squadra quando si arriva a fare troppo, perché ognuno è libero di decidere fino a dove vuole spingersi. E soprattutto ogni corridore deve sapere quando è il momento di far presente al team che sta rischiando di andare fuori giri. Le squadre tendono a chiedere molto, noi atleti a volte evitiamo di farglielo notare: è successo anche a me e non a caso ho finito per ritrovarmi in difficoltà in più di un’occasione. Quando però ho trovato il modo per smussare gli angoli, tutti ne abbiamo beneficiato. E il dialogo con la squadra resta la soluzione migliore a tutti i problemi”.