Volkswagen stupì tutti con la caffettiera in auto, un’idea del 1959
- Postato il 19 gennaio 2026
- Curiosità
- Di Virgilio.it
- 2 Visualizzazioni
Nel 1959, nel cuore dell’Europa che ancora si rimetteva dalle cicatrici della guerra e celebrava la rinascita industriale, un’idea sfuggita a ogni buon senso e a ogni ingegnere prudente prese forma in Germania: una macchina del caffè da montare nel cruscotto di una Volkswagen Maggiolino. Sembra veramente assurdo, ma è andata così, un vero e proprio dispositivo che prometteva di fare il caffè direttamente a bordo della macchina.
Quella che oggi assomiglia a una barzelletta, si chiamava Hertella Auto Kaffeemaschine, prodotta da una piccola ditta tedesca chiamata Hertella e proposta come accessorio per il Maggiolino. Non era un’opzione di serie, non fu omologata dai tecnici di Wolfsburg e non fece alcuna rivoluzione nel mercato automobilistico. Ma per chi la possedeva — pochi fortunati o forse solo pochi avventati — rappresentava il sogno di una modernità che avrebbe potuto cambiare, almeno nella fantasia degli automobilisti, il modo di vivere il viaggio su una vettura.
Il sogno di un caffè on the road
Immaginate la scena: le strade europee appena asfaltate, la Vespa che sfreccia accanto, e voi, alla guida di un Maggiolino, con un semplice connettore nell’accendisigari. Non c’era nessun pulsante on/off — la macchina si accendeva appena la collegavi alla presa da 6 o 12 volt, consumando la corrente del veicolo proprio come una piccola lampadina.
Dentro quel cilindretto di metallo cromato si versava l’acqua, si aggiungevano i fondi di caffè e si attendeva. Però non aspettatevi la crema densa di un espresso italiano: il metodo di estrazione era più simile all’infusione di un tè, con l’acqua che veniva semplicemente riscaldata fino a raggiungere l’ebollizione.
Magneti, porcellana e qualche dubbio di sicurezza
La Hertella non era priva di un certo senso estetico. Le tazzine che accompagnavano l’accessorio erano in porcellana, minuscole coppe con alla base un disco metallico che permetteva loro di aderire magneticamente al corpo della macchina del caffè. La logica era semplice: evitare che, fra buche e curve, il caffè bollente finisse sul sedile o, peggio, in grembo a un malcapitato guidatore.
Eppure, per quanto ingegnosa nella sua applicazione, la Hertella si scontrava con la realtà: l’idea di bollire acqua in un abitacolo in movimento non era proprio il massimo della sicurezza. Ancora oggi, chiunque veda una foto di questo dispositivo replica con ironia: quanto era improbabile che qualcuno lo usasse davvero mentre guidava?
Rarità, mito e memoria
L’accessorio non vendette molto. Secondo varie stime dei collezionisti — che hanno passato anni a cercarne esemplari originali — ad oggi potrebbero esisterne al massimo sei nel mondo, sopravvissuti come reliquie di un’epoca in cui l’automobile era ancora laboratorio di curiosità tecniche.
In un mercato in cui perfino l’autoradio o il cambio automatico erano innovazioni che facevano notizia, la Hertella spiccava per la sua singolarità. Era l’idea di un comfort stradale che nessuno aveva realmente chiesto, ma che parlava di un futuro in cui l’auto avrebbe soddisfatto ogni desiderio: dal caldo ai sedili, dal vento nel parabrezza ai piaceri di un caffè “on the road”.
Una leggenda fuori dal tempo
Oggi, quando discutiamo di motori e tecnologia, spesso ci concentriamo su display touch, assistenti vocali o guida autonoma. Ma se guardiamo alla Hertella Auto Kaffeemaschine del 1959, scopriamo una storia che parla di un tempo in cui la mobilità era ancora un terreno di fantasia, di gadget e di esperimenti curiosi. Un tempo in cui qualcuno — forse con troppa fede nella praticità, o forse con troppa passione per il caffè pensò che il futuro dell’auto includesse il profumo di caffè appena fatto, anche mentre si correva verso destinazioni lontane.