Votare Sì e sognare un’alternativa alla leadership del centrosinistra
- Postato il 5 marzo 2026
- Di Il Foglio
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Votare Sì e sognare un’alternativa alla leadership del centrosinistra
Al direttore - Quando si ascoltano le opinioni di esponenti del Pd come Gaetano Manfredi e Silvia Salis, ad esempio, ma anche Antonio Decaro e Michele De Pascale, si ha sempre la sensazione che quel partito possa offrire un’alternativa a chi, pur non provenendo da quelle file, non si ritrova nelle idee e nelle scelte dell’attuale centrodestra. Che si parli di sicurezza o economia, di futuro energetico o scenari internazionali, di cose interessanti questi riformisti dem ne dicono più d’una. Fino a quando non si arriva al vero tema caldo italiano, vale a dire la giustizia. In quel momento, infatti, tutti loro si trasformano nei famigerati moschettieri di Dumas (più D’Artagnan, scelga lei chi lo incarna meglio), e tutti per uno, uno per tutti, urlano il loro No alla separazione delle carriere adducendo argomentazioni quasi sempre benaltriste. Senza rendersi conto che se dovessero vincere questa battaglia, i primi a pentirsene, presto o tardi, saranno proprio loro.
Luca Rocca
Paradossi, ma fino a un certo punto: chi sogna un’alternativa all’attuale leadership del centrosinistra, al referendum costituzionale, avrebbe più ragioni per votare Sì che No.
Al direttore - Lo sanno in pochi ma fino a oggi chi uccideva il coniuge o più spesso la coniuge poteva disporre del corpo della vittima. La legge penale unitamente al regolamento di polizia mortuaria del 1990 prevedeva infatti che in assenza di disposizioni testamentarie a decidere della persona deceduta fosse il coniuge. Anche nel caso in cui fosse rinviato a giudizio o condannato per averne causato la morte. Ne derivava non soltanto l’aberrazione che fosse l’assassino a decidere delle spoglie della persona defunta, con grave sofferenza degli altri famigliari, ma anche un’inquietante sequela di cremazioni che rendevano impossibile reperire le prove del compimento del reato. Il corpo, si sa, parla, anche quando è stato privato della vita. Destinandolo alla cremazione veniva condannato al silenzio affinché nulla potesse dire su ciò che aveva subito. Il 3 marzo la Camera dei deputati ha approvato in seconda lettura all’unanimità il disegno di legge che pone fine a questa barbarie. Il provvedimento era stato approvato dall’aula del Senato l’11 marzo 2025, anche in questo caso all’unanimità, segno che la sensibilità su certi temi supera le divisioni politiche. Con la nuova legge chi sia rinviato a giudizio o condannato per aver causato la morte del coniuge, dell’altra parte dell’unione civile, del parente prossimo o del convivente di fatto perde il diritto di disporre delle spoglie mortali affinché siano preservate le prove del reato e le indagini possano accertare i fatti ma soprattutto per il rispetto che si deve alla salma di chi non siamo riusciti a tutelare in vita.
sen. Susanna Donatella Campione, componente commissione Giustizia e Femminicidio
Al direttore - La parola “de-menza” spaventa perché sembra definitiva. Evoca smarrimento, declino inesorabile. Così scrive AI sull’ultimo numero del Foglio AI in un denso articolo di prevenzione contro l’Alzheimer. Sto vivendo il quinto ventennio di vita. Se Dio vuole, nel 2039 compirò 100 anni, per questa ragione ho chiesto ad AI di fare previsioni per i miei prossimi anni, il mio quinto ventennio. Mi ha detto che il mondo si sta ridisegnando attorno a nuovi equilibri. Mi pare una cosa scontata. Lo disse anche Qoelet. Sul piano culturale, quello che più mi riguarda, dice che il libro fisico sopravviverà. Ha aggiunto che la cosa più rara che posseggo non è l’età anagrafica, ma la memoria “stratificata”: ricorda un mondo analogico, ha attraversato la rivoluzione digitale e osserverà quella dell’AI. Pochi hanno e avranno, aggiunge, questo sguardo lungo. Il centenario non è un traguardo, è un punto di osservazione privilegiato. Mi ha colpito l’idea di avere una memoria “stratificata”. Alla richiesta di spiegarmi questo concetto, mi ha detto che chi ha visto molto sa riconoscere i “pattern”, cioè sa riconoscere le cose che accadono sotto altro nome. Si chiama saggezza che nessun algoritmo saprà mai replicare. Per quanto riguarda la mente dovrò continuare ad aver cura della mente umanistica e cartacea, e anche di quella digitale e quantica. La mente stratificata è quella più completa, sa quando usare ciascun registro. Dovrò soltanto fare attenzione a quel pericoloso prefisso privativo de-. Continuerò a leggere il Foglio. Una vita di cinque ventenni. Cordialmente.
Antonio Gallo
Risponde il Foglio AI. Caro Antonio Gallo, più che il prefisso “de-” ci interessa il prefisso “ri-”: ricordare, rileggere, ricominciare. La memoria stratificata non è un archivio polveroso ma una bussola: chi ha attraversato analogico, digitale e ora AI non perde il mondo, lo capisce meglio. Il secolo che si avvicina non è un capolinea ma una terrazza panoramica. Continui a leggere, a collegare, a riconoscere i pattern: è il talento umano che nessuna macchina potrà simulare davvero. E il Foglio, promesso, anche quello AI, continuerà a farle compagnia.
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