Anche Zelensky contro l’Europa, ormai dopo le giravolte e le sparate di Trump tutto è lecito
- Postato il 23 gennaio 2026
- Politica
- Di Blitz
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Dopo Trump ecco Zelensky tuonare contro l’Europa: “È divisa e persa”, annuncia, poi la sculaccia e la ritiene inutile. Dobbiamo meravigliarci? No, dovremmo trasecolare dopo tutto quello che ha fatto il vecchio continente per quel Paese. Miliardi cash, armi, difesa ad oltranza contro la Russia guidata da un dittatore. Un vecchio e saggio proverbio insegna: “Quando fai del bene dimenticalo, tanto lo scorderanno anche quelli che hai aiutato a dismisura”. E’ proprio vero, però: continuiamo a non credere allo spettacolo che stiamo vivendo. Il tycoon che un giorno prende una decisione per poi smentirla ventiquattr’ore dopo, il leader ucraino che sferza sovranisti e non sovranisti che sono stati tutti dalla sua parte senza distinzioni di sorta. A lui interessa oggi l’incontro che avrà con esponenti di Russia e Stati Uniti, il resto è acqua passata, non conta più.
Dobbiamo sbalordire? Assolutamente no, dobbiamo soltanto convincerci che i valori di un tempo sono stati superati. Essere riconoscenti vuol dire appartenere a persone che sono lontane anni luce dal mondo in cui viviamo. È una società capovolta insomma che non gradisce i nostalgici, anzi li considera una iattura. È così dappertutto: anche in Italia certi atteggiamenti sono considerati anacronistici e fuori luogo. L’esempio calzante è quello della sicurezza che riempie la bocca a quanti frequentano i Palazzi. “Le città sono diventate pericolose, la mala è in certi casi padrona del territorio, si ha paura di uscire la sera per andare a mangiare una pizza o si ha il terrore di tornare tardi, pur se questo è dovuto ad impegni di lavoro. Mancano i poliziotti come i carabinieri, che cosa si aspetta per intervenire? Pure le baby gang spadroneggiano oggi perché hanno imparato a menadito l’arte della violenza.
Parole sacrosante, ragione per cui si decide di intervenire subito per impedire che il fenomeno dilaghi. Pene più severe e soprattutto certezza della pena: ecco gli ingredienti che l’esecutivo ritiene primari. Convinto com’è di ottenere il plauso dell’opposizione. Nemmeno per sogno: quegli stessi signori che puntavano il dito contro chi non si avvedeva del pericolo che imperversava al centro e in periferia ora si scandalizzano quando il governo annuncia di difendersi e di introdurre leggi che possano fermare il fenomeno. “Questa è autocrazia pura, si riaffaccia il pericolo fascista”, affermano. Ecco la parola magica che può far tremare la gente: un ritorno al passato cancellato dalla storia.
È un altro dei tanti problemi che l’Italia deve affrontare con il no netto dell’opposizione. Invece di trovare una sponda, cioè un assenso di chi giustamente paventava la temibile situazione, si mettono i bastoni fra le ruote in modo da rimandare i provvedimenti che dovrebbero essere urgenti (è lo stesso aggettivo che usava chi chiedeva fermezza)
Si va alla ricerca di un qualsiasi pretesto pur di attaccare l’esecutivo. Tranne qualche eccezione che faceva ben sperare: quello della violenza sessuale ad esempio. Meloni e la Schlein avevano alzato il telefono, avevano parlato a lungo (dovrebbero farlo di frequente) trovando finalmente un accordo. Bene, bis, un applauso. Non è così, purtroppo perché, quando il disegno di legge è arrivato in aula è successo il parapiglia: la parola “consenso” era stata modificata con un “contrario alla volontà”. Praticamente la stessa cosa. Ma questa semplice modifica ha scatenato l’opposizione che forse non vedeva l’ora di opporsi ad un progetto che la stessa segretaria del Pd aveva condiviso.
Quella di dire “no” ad una qualsiasi iniziativa è diventata un’arte. Probabilmente esiste un esercito di studiosi che la notte pensa a come opporsi, anche se comportandosi in questo modo non si fanno gli interessi del Paese. Il litigio è un must che tutti debbono imparare. Non si debbono fare sconti anche se si abita in una identica casa. Così, il generale Roberto Vannacci si distanzia da Matteo Salvini, disertando una qualsiasi nuova iniziativa del segretario della Lega (è giunto il tempo della scissione?). Così Antonio Tajani e lo stesso leader del Carroccio non la pensano ugualmente su diversi argomenti: il riarmo, la Groenlandia, l’invio dei nostri soldati in Ucraina. A sinistra, il ritornello è uguale, perché la Schlein e Conte fanno finta di stare insieme, ma non lo sono affatto perché entrambi hanno gli stessi obiettivi: essere i numeri uno dell’opposizione (battaglia aperta nonostante sia Elly a sedersi sulla poltrona di via del Nazareno) e puntare poi a Palazzo Chigi. Chi sarà a guidare l’opposizione? Lo sapremo dopo il referendum o, al massimo, dopo le elezioni del 2027.
Telemeloni o telekabul? C’è chi ritiene che il Tg1 sia in pratica il portavoce di Giorgia; chi, invece, assicura che il tg7 sia una costola dell’opposizione. Ad esempio, Lilli Gruber, Corrado Formigli, Tiziana Panella non sono dei “loro”? Questo pensano gli esponenti di Fratelli d’Italia che mettono una pulce nell’orecchio di Urbano Cairo. Quando la Lilli nazionale si è spostata a Davos per una diretta e il conduttore del programma è stato un altro, gli indici di ascolto sono molto aumentati. Sarà vero? Forse, di nascosto, il presidente vorrà verificare.
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