Davos, big tech a confronto sul futuro dell'IA

  • Postato il 24 gennaio 2026
  • Economia
  • Di Agi.it
  • 5 Visualizzazioni
Davos, big tech a confronto sul futuro dell'IA

AGI - A Davos, mentre Donald Trump ha catalizzato l'attenzione politica, l'intelligenza artificiale è stata il dossier più ricorrente del World Economic Forum. Nei panel e nei colloqui tra aziende e investitori, i CEO hanno insistito su tre nodi: energia, infrastrutture per i data center e ritorni economici degli investimenti. La sensazione dominante tra i dirigenti delle big tech è che l'IA sia ormai una questione industriale e geopolitica e non più solo tecnologica.

Un messaggio chiaro è arrivato da Jensen Huang, amministratore delegato di Nvidia, in una conversazione pubblica con Larry Fink (BlackRock). Huang ha respinto l'idea che l'IA sia una bolla, pur riconoscendo che "ne ha l'aspetto", sostenendo che la partita si gioca sulle infrastrutture: servono investimenti nell'ordine dei "trilioni di dollari" per costruire la base fisica che rende possibile lo sviluppo. Per spiegarlo ha usato l'immagine di una filiera a più livelli, una "torta" che parte dall'energia, passa per chip e data center, e arriva a modelli e applicazioni. Il punto, secondo Huang, è che il collo di bottiglia oggi riguarda la capacità materiale di alimentare e raffreddare i sistemi.

La lista è semplice: potenza elettrica, rete, impianti, spazio, logistica. La domanda di calcolo, aggiunge, sta trascinando investimenti in infrastrutture e, a cascata, una nuova domanda di lavoro tecnico con profili più legati all'impiantistica, alla manutenzione e alla messa in esercizio dei data center. Huang ha anche richiamato l'attenzione sul rischio che l'Europa resti indietro senza un'accelerazione su capacità energetica e data center.

Larry Fink ha inquadrato la trasformazione dal punto di vista finanziario, sostenendo che l'IA continuerà ad attirare enormi capitali. Nel dibattito è emerso anche il tema della concentrazione: oggi poche grandi piattaforme controllano infrastrutture critiche, con effetti potenziali su concorrenza e distribuzione dei benefici. Jamie Dimon, CEO di JPMorgan, ha avvertito che l'AI "potrebbe andare troppo veloce per la società" e causare "disordini civili" se governi e imprese non accompagneranno i lavoratori che resteranno spiazzati dal cambiamento.

Per Dimon i benefici saranno rilevanti (produttività, ricerca medica), ma l'adozione va gestita nel tempo, con programmi di sostegno e riqualificazione. Ha anche detto che JPMorgan potrebbe avere meno dipendenti tra cinque anni con l'introduzione dell'AI. Sul tema energia si è soffermato anche Andy Jassy, amministratore delegato di Amazon. Ha riconosciuto una carenza strutturale di capacità elettrica, insufficiente per sostenere l'espansione dei data center. Amazon sta valutando investimenti diretti in nuove fonti energetiche, incluse opzioni nucleari di nuova generazione. Satya Nadella, numero uno di Microsoft, ha spostato il discorso sulla "licenza sociale" dell'IA: se i sistemi consumano grandi quantità di energia senza benefici tangibili in sanità, istruzione e produttività, rischiano di perdere consenso pubblico. Nadella ha respinto l'idea di una bolla speculativa: il passaggio chiave è la capacità delle imprese di trasformare l'IA in strumenti operativi.

Demis Hassabis e la frontiera dell'AGI

Sul fronte dei laboratori di ricerca, una delle voci più attese era quella di Demis Hassabis (Google DeepMind) che ha partecipato a più sessioni dedicate al percorso verso l'AGI (artificial general intelligence). Hassabis ha affermato che le aziende cinesi non sarebbero così lontane dalla "frontiera tecnologica occidentale" ma che restano ancora distanti dall'effettuare un vero sorpasso sul piano dell'innovazione. Secondo la guida di DeepMind la sfida principale riguarda ora l'affidabilità e la controllabilità dei sistemi, oltre alla loro utilità in ambiti scientifici come ricerca farmaceutica e simulazione climatica. Sono questi, infatti, i due settori in cui vedremo, probabilmente, i primi effetti concreti e tangibili dell'impatto dell'IA sulle nostre esistenze.

Il paradosso della crescita e il disaccoppiamento sociale

Dario Amodei, CEO di Anthropic, ha presentato a Davos un'analisi macroeconomica fondata su un paradosso statistico: una crescita del PIL globale compresa tra il 5% e il 10% affiancata da un tasso di disoccupazione che potrebbe toccare il 10%. Amodei ha avvertito che la portata della trasformazione in atto non è ancora pienamente compresa, definendo lo scenario come uno spostamento di dimensioni tali da richiedere un intervento diretto dei governi nella gestione della forza lavoro.

Secondo Amodei l'assenza di una governance efficace porterebbe a un "disaccoppiamento" sociale molto rilevante: un'élite di circa 10 milioni di persone, concentrata prevalentemente nella Silicon Valley, potrebbe beneficiare di tassi di crescita individuali fino al 50%, mentre il resto della popolazione subirebbe gli effetti negativi dell'automazione. Sul piano industriale, il CEO di Anthropic ha tracciato una netta linea di demarcazione tra le aziende guidate da scienziati e quelle gestite da leader formatisi nel settore dei social media. Per lui, l'approccio scientifico garantisce una maggiore assunzione di responsabilità sugli effetti della tecnologia. Anthropic, ha ribadito Amodei, manterrà il focus sul settore enterprise per evitare le distorsioni tipiche delle piattaforme orientate al consumo di massa.

Alex Karp, CEO di Palantir, ha dichiarato che l'intelligenza artificiale comporterà la sostituzione di un numero elevato di posti di lavoro nel settore umanistico. Karp ha previsto che il mercato del lavoro si sposterà verso la valorizzazione della "attitudine outlier" e della formazione professionale, prevedendo che la domanda di tecnici specializzati supererà quella di profili con istruzione universitaria generica. Karp ha inoltre collegato l'efficienza dell'IA a una riduzione della necessità di immigrazione di massa, sostenendo che l'automazione potrà coprire i bisogni occupazionali interni attraverso la riqualificazione vocazionale dei cittadini. Sul piano strategico, il CEO ha ribadito la centralità di Palantir nella difesa e nell'intelligence, definendo l'IA non solo come un fattore di produttività, ma come un'infrastruttura critica per la sovranità nazionale.

Domanda di calcolo, hardware e scetticismo degli investitori

Meno visibile mediaticamente ma centrale sul piano industriale è stata CoreWeave, società specializzata "nell'affitto di potenza di calcolo". Il CEO Michael Intrator ha dichiarato che la domanda di GPU (chip altamente performanti) resta molto alta, ma i vincoli infrastrutturali stanno rallentando l'espansione. I tempi di costruzione dei data center e la disponibilità energetica sono i principali fattori di incertezza. Intrator ha parlato anche di un crescente scetticismo tra gli investitori: la fase della crescita indiscriminata sta lasciando spazio a una selezione più rigida dei progetti sostenibili. In altre parole, serve sempre di più dimostrare un modello di business credibile per l'IA. OpenAI, invece, ha mantenuto a Davos un profilo istituzionale.

Chris Lehane, responsabile delle relazioni globali, ha confermato l'espansione della società oltre i confini del software, fissando ufficialmente nella seconda metà del 2026 la finestra per la presentazione del primo dispositivo hardware realizzato in collaborazione con Jony Ive. L'iniziativa è stata descritta come un pilastro della roadmap annuale, puntando a un'interazione uomo-IA più naturale. Il posizionamento a Davos è stato focalizzato sulla "responsabilità sistemica", con l'annuncio di nuovi protocolli per la sicurezza dei minori. OpenAI punta così a consolidare la propria immagine di attore affidabile presso i governi. La manovra risponde anche alla crescente pressione competitiva: l'emergere di nuovi standard di efficienza dalla Cina costringe la società californiana a un'accelerazione sul fronte hardware e sulle partnership infrastrutturali.

Robotica, energia e le stime sull'AGI

L'intervento di Elon Musk ha delineato una convergenza tra intelligenza artificiale, robotica e infrastruttura energetica, identificando (di nuovo) nella disponibilità di elettricità il fattore critico per l'espansione dei data center. Musk ha contestato i dazi statunitensi sulla tecnologia solare, definendoli un ostacolo economico. Sul fronte della mobilità autonoma, Musk ha annunciato l'imminente via libera regolatorio per i sistemi FSD (Full Self-Driving) in Europa e Cina, passaggio propedeutico alla strategia sui robotaxi.

Per quanto riguarda la robotica umanoide, la roadmap di Optimus prevede il primo impiego operativo nelle fabbriche entro la fine del 2026, con l'obiettivo di avviare la commercializzazione e l'uso industriale complesso entro la fine del 2027. Musk ha infine aggiornato le stime sull'AGI, prevedendo il superamento dell'intelligenza umana individuale tra la fine del 2026 e il 2027, e fissando al 2031 il traguardo per il sorpasso sull'umanità collettiva. Oltre ai panel dedicati alle big tech, il programma di Davos ha ospitato molte sessioni parallele, sempre dedicate all'IA, con un focus ricorrente su lavoro, governance, cybersicurezza e sovranità tecnologica. L'edizione 2026 del Forum di Davos ha delineato, quindi, un comparto industriale focalizzato sulla risoluzione dei limiti infrastrutturali ed energetici necessari a sostenere l'attuale ciclo di investimenti. Pur tra moniti e richiami alla gestione responsabile, il tono prevalente è stato di ottimismo operativo che trova un riassunto (qausi involontario) proprio nelle parole usate da Elon Musk nel salutare la platea: "In generale, nella vita, credo che sia meglio peccare di ottimismo e sbagliare piuttosto che di pessimismo e avere ragione". Un approccio che, a Davos e non solo, si continuerà ad applicare anche all'intelligenza artificiale.

Continua a leggere...

Autore
Agi.it

Potrebbero anche piacerti