E’ morto Umberto Allemandi, l’editore che ha cambiato il modo di raccontare l’arte
- Postato il 9 marzo 2026
- Cronaca
- Di Quotidiano Piemontese
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TORINO – È morto oggi, nel giorno del suo 88º compleanno, Umberto Allemandi, editore torinese e figura centrale dell’editoria d’arte italiana. Fondatore dell’omonima casa editrice e anima instancabile del mensile Il Giornale dell’Arte, Allemandi ha lasciato un’impronta profonda nel modo di raccontare e interpretare il sistema culturale del Paese.
Il Giornale dell’Arte
La sua intuizione più innovativa risale al 1983, quando diede vita proprio a Il Giornale dell’Arte. Con quella testata ridefinì i confini di una specializzazione editoriale che fino ad allora sembrava destinata a rimanere di nicchia. Non più soltanto cronaca culturale o divulgazione accademica, ma un vero e proprio giornalismo dell’arte, capace di raccontare l’intera filiera: dalla produzione artistica alle istituzioni, dal mercato alle politiche culturali.
In quella redazione prese forma un metodo preciso, che sarebbe diventato il marchio di fabbrica della testata: ritmo giornalistico, verifica rigorosa delle fonti, linguaggio chiaro e accessibile. Alla base, un’idea tanto semplice quanto radicale: l’arte va raccontata come si raccontano i fatti. Con precisione, autorevolezza e attenzione alle notizie.
Nel giro di pochi anni Il Giornale dell’Arte divenne la prima vera voce specializzata del settore in Italia, un punto di incontro tra mondi diversi: musei e mercato, università e collezionismo, ricerca e pubblico. Un laboratorio permanente in cui il sistema dell’arte poteva riconoscersi e confrontarsi.
Sotto la guida di Allemandi, la rivista è diventata un riferimento imprescindibile per una vasta comunità professionale: storici dell’arte, direttori di museo, galleristi, antiquari, collezionisti e studenti. Non un pubblico occasionale, ma lettori che trovavano, numero dopo numero, strumenti di analisi e orientamento in un settore complesso.
In un Paese come l’Italia, dove l’arte è spesso percepita prima come “tradizione” che come “notizia”, Allemandi ha rovesciato la prospettiva: ha trasformato la notizia in una forma di tradizione. Raccontare bene il patrimonio culturale significava custodirlo, rendendolo vivo nel dibattito contemporaneo.
Umberto Allemandi Editore
Parallelamente all’attività giornalistica, l’editore aveva fondato anche la Umberto Allemandi Editore, casa editrice specializzata in volumi d’arte e cataloghi scientifici. Un progetto editoriale coerente con la sua visione: rigore, affidabilità e continuità nel tempo. Negli anni la casa editrice è entrata nell’orbita della Compagnia di San Paolo, mantenendo però la propria identità nel panorama culturale italiano.
La parabola professionale di Umberto Allemandi coincide in larga parte con l’evoluzione dell’editoria d’arte nel nostro Paese. La sua è stata una leadership discreta, lontana dai riflettori ma tenace nella sostanza. Un lavoro quotidiano fatto di attenzione ai dettagli e di fedeltà a un’idea di qualità.
La definizione che meglio lo racconta è forse quella di un “mestierante di qualità”: un’espressione antica e preziosa che indica chi conosce profondamente il proprio lavoro e lo esercita con cura artigianale, senza mai perdere di vista il disegno complessivo. Ed è proprio così che Umberto Allemandi ha costruito, nel tempo, uno dei capitoli più significativi della cultura editoriale italiana.
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