Famiglia nel Bosco, con che coraggio dicono che lo fanno per il bene dei bimbi?

  • Postato il 11 marzo 2026
  • Italia
  • Di Libero Quotidiano
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Famiglia nel Bosco, con che coraggio dicono che lo fanno per il bene dei bimbi?

Quando le posizioni diventano inconciliabili, è il momento di affidarsi al detto popolare “Chi ha più testa, ce la metta”. Spiace constatare che, nella vicenda della famiglia nel bosco, il più saggio è quello che sembrava uno stravagante picchiatello, mentre i più ottusi sembrano i rappresentanti delle istituzioni. Nathan Trevallion, il papà, intorno al quale di giorno in giorno aumenta la solidarietà degli italiani, ha invitato tutti alla calma, ringrazia tutti ma non vuole presidi né proteste, non vuole che nulla precipiti, per non pregiudicare ulteriormente la situazione.

Le autorità invece restano ferme nella loro rigidità, più fredda della legge dietro la quale si schermano. Emblematico il garante per l’Infanzia dell’Abruzzo: nel tentativo di tranquillizzare tutti, ha emesso un comunicato inquietante. «La separazione dei minori dai genitori è temporanea ed è esclusivamente nell’interesse dei bambini». Si ha sempre di più la sensazione che chi dovrebbe risolvere un problema non si renda conto di averne creati cento, e più gravi, e non sappia come porre rimedio a nessuno di questi.

 

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I più grandi psicologi italiani hanno detto chiaramente che separare i genitori da un bambino crea in esso un trauma profondo e dalle conseguenze stabili. I figli di Nathan e Catherine vivevano forse allo stato brado, in una sorta di capanna senza bagno, e sono meno scolarizzati rispetto alla loro età. Però vivevano in serenità e in amore, mentre oggi sono in crisi di nervi, violenti, cupi e abbandonati. Difficilmente questo stato emotivo li aiuterà a imparare a far di conto e a scrivere bene, anche se adesso fanno pipì al caldo. Al momento non c’è un rischio di adozione, sparge incenso il garante; e ci mancherebbe pure...

Nel bilanciamento tra danno e beneficio, ormai solo gli assistenti sociali e i magistrati abruzzesi sembrano convinti che intervenire sulla famiglia del bosco sia stato un bene per i bambini anziché una maledizione. L’aspetto più inquietante è che questa certezza è più forte dell’evidenza dei fatti. Papà e mamma andavano d’accordo. Le autorità sono riusciti a farli litigare e ora pare vivano separati. Lei con mamma e sorella, lui da solo. Naturalmente a dividerli è la differente strategia per recuperare i figli, null’altro; quindi il seme maligno nel loro matrimonio l’hanno messo educatori e magistrati.

Quanto ai bimbi, sono fuori controllo, protestano, piangono, fanno gesti aggressivi; il che significa che sono normali, sarebbe strano, e molto più inquietante, l’inverso, se accettassero le violenze a cui sono sottoposti senza protestare. Pare abbiano insultato una ragazza più grande, anch’essa ospite della comunità, perché l’avevano scambiata per un’assistente sociale. «È inaccettabile», sentenziano i moralisti che li hanno tolti ai genitori. Sembra invece umano. L’affermazione “separazione temporanea” poi è offensiva, dell’intelligenza e della sensibilità. Lo sviluppo intellettuale ed emotivo di un bambino non può aspettare i tempi biblici della giustizia italiana. Il danno della separazione si produce subito e si amplifica esponenzialmente in tempi brevi. Il trauma invece che ne deriva resta a lungo e per sempre. Qual è il concetto di poco tempo per un bambino di otto-nove anni?

E’ l’età nella quale, in teoria, si iniziano a comprendere le regole e le norme sociali, la capacità d’attenzione fa il decisivo salto di qualità, il pensiero si fa più logico e concreto e si imparano a risolvere i problemi. Quali regole di vita possono desumere i piccoli dalla loro esperienza diretta e che logica ne trarranno? Soprattutto, una volta adulti, saranno capaci di fidarsi degli altri, dopo che gli è stato detto che hanno dei genitori inaffidabili e che chi glielo ha detto ha dimostrato ben poco riguardo per le loro sofferenze? Difficile. E’ l’età anche in cui si sviluppano l’empatia, la coscienza di sé, la capacità di relazione. Tenersi in una sorta di prigione senza che ne comprendano il motivo probabilmente minerà per sempre tutti questi processi emotivi. Ansia di abbandono, disagi psico-emotivi, ripercussioni negative nella sfera cognitiva, problemi di auto-isolamento: questo recita il manuale alla voce separazione dei minori dai genitori.

E ora gli assistenti sociali vagheggiano anche di spostarli da un centro all’altro, come fossero pacchi postali. Citiamo solo alcuni dei pareri che illustri analisti hanno dato sulla vicenda della famiglia nel bosco molto prima che arrivasse a questo punto. Paolo Crepet: «I bambini hanno subito traumi cumulativi e avranno bisogno di supporto psicologico continuativo». Luciana Latterani: «Sono state inferte ferite relazionali profonde, in grado di generare ansia, ritiro sociale e difficoltà nei rapporti affettivi futuri». Marina Terragni: «Siamo in presenza di un fallimento della protezione sociale ed educativa». Alessandra Lo Iacono ed Elena Ravecca avevano predetto le «regressioni comportamentali» e i «disturbi dell’umore» che tanto hanno spiazzato gli esperti abruzzesi. Era così difficile ipotizzare che portare via quei bambini dal bosco avrebbe distrutto cinque vite? E chi le rimetterà insiemi, altri analisti ed esperti? Un vaso rotto non sarà mai più lo stesso anche se rabberciato. Peraltro qui ancora non si vede chi sia in grado di rabberciarlo.

 

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Autore
Libero Quotidiano

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