Ferrari, l'Aston Martin è un disastro: il mancato approdo di Newey a Maranello fa meno male
- Postato il 17 febbraio 2026
- Di Virgilio.it
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Se c’è una domanda che fino a poche settimane fa poteva tornare ciclicamente nella mente dei tifosi della Ferrari è certamente quella su uno dei più grandi what if? della storia recente della F1: “E se Adrian Newey fosse approdato a Maranello nel 2024?”. Il pessimo debutto della prima Aston Martin interamente progettata da Newey – fragile, lenta e lontana dalle rivali, Ferrari comprese – rende meno pesante il mancato approdo a Maranello del genio britannico.
- Un debutto a dir poco complicato
- Alonso predica calma, ma il rischio di perdere metà stagione è alto
- Una scelta che oggi appare meno dolorosa
Un debutto a dir poco complicato
La AMR26, prima “creatura” interamente concepita sotto la guida di Newey, si è presentata in pista con un ritardo accumulato già nei mesi precedenti. Lo shakedown di Barcellona saltato e i pochi chilometri percorsi in Bahrain hanno tratteggiato un quadro già complicato ancora prima dell’avvio ufficiale della stagione. Al centro delle criticità c’è ovviamente la power unit Honda, con i suoi problemi di affidabilità, potenza non ancora adeguata e difficoltà nel recupero energetico, che hanno limitato il lavoro in pista di Alonso e Stroll.
In queste ore, il pilota spagnolo ha preferito la prudenza all’insoddisfazione trapelata in Bahrain, ammettendo come l’integrazione tra vettura e motore sia “ancora indietro e il lavoro da fare tanto”. Il due volte campione del mondo ha invitato alla calma, ricordando come “il nuovo ciclo regolamentare comporti inevitabili ostacoli”. Ma il gap pesante dai team avversari e i problemi per mettere a punto la AMR26 sono sotto gli occhi di tutti e dettati anche dalle problematiche sul nuovo cambio.
Alonso predica calma, ma il rischio di perdere metà stagione è alto
Nonostante l’avvio in salita, Alonso continua a riporre massima fiducia in Newey: “È lui tutto ciò che ci serve. Ha esperienza e ha vissuto momenti migliori e momenti difficili. Detto questo, abbiamo una strada chiara da percorrere per migliorare”. L’idea è che l’esperienza e la visione tecnica dell’ex Red Bull debbano per forza di cose emergere nel momento in cui si riuscirà a mettersi alle spalle i problemi e il fisiologico rodaggio strutturale sarà completato.
L’impressione, però, è che serva una rapida inversione di tendenza per evitare che il 2026 si trasformi nell’ennesimo anno di transizione per la scuderia di Silverstone. Anche perché le difficoltà riguardano l’intero pacchetto: motore, cambio, bilanciamento e gestione degli pneumatici. Un insieme di fattori che richiede tempo e porta lo stesso Alonso a fissare solo nella seconda metà di stagione la possibilità di vedere una Aston Martin che possa essere “la macchina migliore… è solo questione di tempo”.
Una scelta che oggi appare meno dolorosa
In questo contesto si inserisce inevitabilmente il discorso Ferrari. Nel 2024, infatti, quando Newey lasciò la Red Bull il suo nome fu accostato con forza alle Rosse. Alla fine, però, a Maranello l’inglese non sbarcò e, oggi, alla luce delle difficoltà della nuova AMR26, quella sliding door mancata appare meno traumatica.
Certo, il progetto Aston Martin conserva un potenziale enorme, sostenuto da investimenti imponenti e da una struttura moderna, eppure la realtà al momento racconta come anche il miglior progettista della storia recente della Formula 1 possa non essere sufficiente per garantire risultati certi. Per questo, dalle parti di Maranello, il mancato approdo di Newey oggi fa decisamente meno male.