Il Pentagono ci ripensa. La Cina è un nemico ma non troppo: "Obiettivo dialogare"

  • Postato il 24 gennaio 2026
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  • Di Agi.it
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Il Pentagono ci ripensa. La Cina è un nemico ma non troppo: "Obiettivo dialogare"

AGI - Duri con gli irrequieti vicini latinoamericani, morbidi con i cinesi. Il Pentagono ridisegna l'approccio degli Stati Uniti al diretto concorrente geostrategico e lo modella sulla base del documento adottato dalla Casa Bianca alla fine dello scorso anno. L'obiettivo generale è stabilire una "stabilità strategica" nella regione indo-pacifica e ridurre le tensioni con le forze armate cinesi. Il documento del ministero della Guerra, pubblicato ieri sera, arriva mentre il presidente Trump si prepara a un atteso vertice ad aprile con il leader cinese Xi Jinping e mentre la Casa Bianca cerca di abbassare la tensione su Taiwan.

Il Pentagono, rileva il Wall Street Journal, sottolinea che la preminenza degli Stati Uniti nell'emisfero occidentale è una priorità e segnala che l'obiettivo di più lungo periodo dell'amministrazione Trump è ridurre il proprio ruolo militare in Europa, nella penisola coreana e in Medio Oriente.

Focus su difesa nazionale e Indo-Pacifico

"Man mano che le forze statunitensi si concentrano sulla difesa del territorio nazionale e sull'Indo-Pacifico, i nostri alleati e partner altrove assumeranno la responsabilità primaria della propria difesa, con un supporto cruciale ma più limitato da parte delle forze americane", si legge.

La strategia del Pentagono del 2018 e la Cina "revisionista"

La strategia del Pentagono del 2018, pubblicata durante il primo mandato di Trump alla Casa Bianca, descriveva la Cina in termini molto più duri. All'epoca definiva Pechino una potenza "revisionista" che, insieme alla Russia, cercava di ottenere una sorta di "diritto di veto" sulle decisioni economiche, diplomatiche e di sicurezza di altri Paesi.

Nuovo approccio: dialogo e stabilità

Al contrario, il nuovo documento strategico del Pentagono evidenzia l'interesse dell'amministrazione ad aprire maggiori canali di comunicazione militare tra le parti e a ridurre le tensioni per stabilire un equilibrio di potere nell'Indo-Pacifico. L'obiettivo sarebbe arrivare a "una pace dignitosa, a condizioni favorevoli agli americani ma che anche la Cina possa accettare e con cui possa convivere".

La strategia di difesa nazionale

La strategia di difesa nazionale viene pubblicata ogni quattro anni e serve a guidare le decisioni su dispiegamento delle forze e sviluppo di nuovi sistemi d'arma. Molti dei suoi temi erano già stati delineati a dicembre, quando la Casa Bianca ha diffuso la strategia per la sicurezza nazionale, che criticava duramente i leader europei e ribadiva l'attenzione di Trump per l'emisfero occidentale e il Pacifico.

Taiwan e la Prima Catena Insulare

La strategia del Pentagono non menziona esplicitamente Taiwan, tuttavia afferma che le forze armate USA "erigeranno una solida difesa lungo la Prima Catena Insulare", una sequenza di isole che include Taiwan, il Giappone e le Filippine.

Armamenti per Taiwan e dissuasione

Se, a differenza del presidente Biden, Trump non ha mai detto di essere pronto a usare la forza per difendere Taiwan, la sua amministrazione ha approvato un pacchetto di armamenti da 11 miliardi di dollari per l'isola, e gran parte della spesa del Pentagono e della corsa a tecnologie avanzate è stata presentata come un modo per dissuadere Pechino dal tentare di prendere il controllo di Taiwan e dal fare pressione sugli alleati USA nella regione.

Comunicazioni militari con la Cina

Dopo le aggressive manovre navali cinesi nel Mar Cinese Meridionale e le tensioni con il Giappone per aver 'inquadrato' alcuni F-15 di Tokyo con i radar di tiro, la strategia del Pentagono afferma di voler "aprire un ventaglio più ampio di comunicazioni militare-a-militare con l'Esercito di Liberazione Popolare" per evitare scontri involontari e allentare le tensioni.

Scetticismo degli esperti

Alcuni esperti hanno detto che la speranza del Pentagono di coinvolgere l'esercito cinese in discussioni su come ridurre le tensioni difficilmente avrà successo. "Pechino non accetterà alcun meccanismo significativo di gestione delle crisi, perché la Cina vuole aumentare il rischio per le forze USA che operano al largo della costa cinese", ha detto al Wsj Zach Cooper, senior fellow dell'American Enterprise Institute che ha lavorato al Pentagono e al Consiglio di sicurezza nazionale.

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Agi.it

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