Il Villino delle Fate a Roma, la casa più fantastica del quartiere Coppedè
- Postato il 12 marzo 2026
- Posti Incredibili
- Di SiViaggia.it
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Gigantesco è il Colosseo, raffinata Piazza di Spagna, e monumentale la Fontana di Trevi, ma la nostra Capitale, dietro a questi angoli celebri in tutto il pianeta, custodisce molti luoghi inattesi che sembrano arrivare da un racconto fantastico. Non ci credete? Allora provate ad avventurarvi tra le strade eleganti del quartiere Coppedè, in cui sorge una costruzione sorprendente chiamata Villino delle Fate (talvolta indicata anche al plurale, Villini delle Fate), per via del suo aspetto incantato.
Parliamoci chiaro, il rione è tutto incredibile, anche perché rappresenta uno dei progetti architettonici più singolari della Città Eterna. Ma questo edificio, nato per mano dell’architetto fiorentino Gino Coppedè, è come un libro di fantasia fatto di pietra. L’uomo (visionario) venne incaricato di ideare una zona residenziale nuova, destinata alla borghesia emergente, tra via Tagliamento e corso Trieste, poco distante dal centro storico ma lontana dal caos monumentale, e proprio qui realizzò un piccolo universo autonomo.
Archi enormi, torri medievali, mosaici, ferri battuti, simboli araldici e decorazioni allegoriche costruiscono un quartiere che appare quasi teatrale. Al centro si trova Piazza Mincio con la celebre Fontana delle Rane, fulcro scenografico attorno al quale si dispongono edifici dalle forme eccezionali, tra cui proprio il Villino delle Fate che consiste in 3 costruzioni unite in un unico complesso.
L’architettura del Villino delle Fate
Il Villino delle Fate venne alla luce durante la fase finale dello sviluppo del quartiere Coppedè. I lavori per l’intera area iniziarono nel 1913, per poi subire rallentamenti importanti durante la Prima Guerra Mondiale. L’amministrazione cittadina desiderava però un carattere più esplicitamente romano rispetto al progetto iniziale. Fu così che Coppedè, nel 1917, rielaborò parte del linguaggio architettonico introducendo richiami alla Roma Imperiale.
Gli anni fra il 1919 e il 1926 furono quelli dedicati alla costruzione della nostra bellissima casina, la quale si sviluppa su una vasta superficie abitativa alla quale si aggiungono ambienti di servizio e un giardino interno. Tre edifici distinti si saldano in un’unica struttura (ecco perché spesso il nome è al plurale), circondati da cortili e spazi verdi secondo il modello della città giardino allora molto diffuso nell’urbanistica europea.
L’architetto immaginò un racconto simbolico attraverso le facciate: ciascun lato celebra una città italiana diversa. Firenze riceve l’omaggio più evidente, con un grande dipinto con la scritta “Fiorenza Bella” che domina uno dei prospetti accompagnato da elementi che richiamano l’arte fiorentina.
La decorazione pittorica è ricchissima, con figure umane dipinte nelle bifore che ricordano lo stile dei celebri ritratti realizzati da Andrea del Castagno nella Villa Carducci a Legnaia. Tra i personaggi compaiono una donna con peplo classico, una figura togata, un uomo armato con scimitarra e un altro personaggio con cappello e spada.
Non mancano simboli di animali come le api scolpite negli archi che rappresentano concordia e laboriosità, il biscione su uno stemma, e poi ancora aquile, velieri, angeli e putti.
Il lato rivolto verso via Brenta presenta invece tre corpi architettonici sporgenti. Una torretta ospita raffigurazioni del leone alato di San Marco accanto all’aquila di San Giovanni. Più in basso compare una scena di processione mentre un veliero dipinto richiama l’antica potenza marittima veneziana.
Il prospetto su via Olona introduce un simbolo potente: l’Albero della Vita, che occupa la superficie centrale accanto a una meridiana dipinta. Intorno scorrono iscrizioni latine che celebrano armonia, gioia e stabilità costruite attraverso arte e pietra. L’insieme risulta volutamente irregolare. Coppedè, infatti, rifiutò l’ordine classico preferendo una composizione quasi narrativa.
Come visitare il Villino delle Fate
Avvicinarsi al Villino delle Fate regala un’esperienza particolare e la prima impressione arriva già da Piazza Mincio, perché la struttura svetta tra palazzi eleganti. L’ingresso principale al quartiere Coppedè introduce uno degli elementi più suggestivi: sul pavimento riposa un mosaico circolare con tre figure femminili vestite secondo l’antica tradizione romana. Le giovani rappresentano Mneme, Melete e Aoide, tre musiciste simboliche legate rispettivamente alla memoria, alla pratica e al canto, che costituiscono la metafora dei tre villini che formano il complesso architettonico.
Proseguendo lungo via Aterno emergono altri dettagli curiosi, ovvero una quadrifora incorniciata dai ritratti di Dante Alighieri e Francesco Petrarca che domina uno dei prospetti. Poco sotto compaiono putti scolpiti, festoni decorativi e una piccola ape modellata a rilievo.
Un arco monumentale conduce verso una loggia dipinta con la scena di un falconiere che regge un falcone. Più in alto c’è invece un grande orologio decorato con simboli zodiacali. L’angolo tra i diversi prospetti rivela una scala esterna che sale verso un loggiato arricchito da figure angeliche. L’architettura sembra raccontare storie attraverso immagini scolpite e pitture.
Il complesso del Villino delle Fate è una proprietà privata e per molti decenni i cancelli sono rimasti chiusi limitando l’accesso agli spazi interni. Lo scorso anno, però, il giardino ha aperto eccezionalmente durante celebrazioni dedicate al centenario del quartiere.
In sostanza, non si può andare (se non osservandolo da fuori) a visitarlo quando si desidera. Non mancano però rare occasioni in cui visite guidate organizzate permettono di entrare esclusivamente nel giardino su prenotazione. Alcune iniziative culturali propongono eventi, incontri e percorsi dedicati alla storia dell’architettura romana del primo Novecento. In diverse occasioni l’ingresso gratuito coincide con la prima domenica del mese (ma non sempre).
Anche senza accesso interno vale la pena osservare le facciate con attenzione. Pitture, iscrizioni e simboli richiedono tempo per essere individuati uno ad uno. Una piccola curiosità: il luogo ha affascinato anche il cinema e per la precisione il regista Dario Argento, che lo ha scelto per alcune sequenze dei suoi film grazie all’atmosfera surreale.
Come arrivare
Il meraviglioso Villino delle Fate si trova a poca distanza dal quartiere Trieste, nella zona nord della Capitale. Dal centro storico il percorso risulta semplice, grazie a diverse linee di autobus che collegano la zona con Piazza Venezia e con la stazione Termini. Anche la metropolitana permette un arrivo relativamente rapido tramite la linea B, con fermata Policlinico seguita da pochi minuti in autobus.
Arrivando da corso Trieste la prospettiva cambia all’improvviso. Strade eleganti conducono verso Piazza Mincio, poi l’arco monumentale che introduce al quartiere Coppedè si mostra quasi come una porta scenografica verso un universo differente. Pochi passi oltre la Fontana delle Rane rivelano finalmente la dimora, con le torrette, dipinti, stemmi e simboli.