L’elogio del Guardian a Trieste, una città che sa di sale e profuma di caffè

  • Postato il 23 marzo 2026
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  • Di SiViaggia.it
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Trieste, raffinatamente e scenograficamente asburgica, è una città elegante dove presenza invisibile è la bora che ostacola e rafforza la vita dei suoi cittadini. Lo dice anche Lucio Corsi nella sua canzone Trieste “Per le strade di Trieste vive gente convinta che il vento no, non era un freno, ma una spinta“.

È sicuramente l’energia di questo vento, ma non solo, che ha portato di recente il quotidiano britannico The Guardian a dedicare un omaggio al capoluogo del Friuli-Venezia Giulia, descrivendolo come un organismo vivente, una terra sospesa tra il mare Adriatico e l’altopiano del Carso.

La testata britannica è rimasta affascinata da questa enclave geografica che, sulla mappa, citando l’articolo, ricorda la forma di uno stomaco: un’immagine che ben descrive la capacità di Trieste di assimilare secoli di dominazioni, lingue e culture diverse, trasformandole in un’identità unica e vibrante attraverso il caffè e le sue specialità gastronomiche.

Trieste, un crocevia di storie che profumano di caffè

Ciò che ha conquistato la stampa estera è innanzitutto l’anima cosmopolita di Trieste, una città che ha saputo trasformare il suo passato di porto franco dell’Impero Austro-Ungarico in un presente dinamico e aperto al mondo. Il Guardian sottolinea come la storia cittadina sia leggibile non solo nei suoi palazzi neoclassici, ma soprattutto nella sua celebre cultura del caffè.

Dalla proclamazione a porto libero nel XVIII secolo, Trieste è diventata la porta d’ingresso privilegiata per i chicchi provenienti da Etiopia e Yemen, dando vita a una tradizione di torrefazione e miscelazione che non ha eguali in Italia.

Il giornale britannico indugia con ammirazione sui caffè storici: questi luoghi, nati sullo spirito delle Kaffeehaus viennesi, conservano intatto il legame con i grandi della letteratura come Italo Svevo, Umberto Saba e James Joyce. Qui, tra specchi dorati, stucchi e banconi in legno pregiato, si consuma un rito quotidiano che non conosce fretta. Ancora oggi, il porto triestino gestisce una quota altissima dei chicchi che entrano nel Paese, confermando che Trieste resta, per definizione, la città che “profuma di caffè”.

La cultura gastronomica locale

Oltre alla componente letteraria e architettonica, il quotidiano inglese è rimasto folgorato dalla cultura gastronomica locale, definita come una delle più intriganti d’Italia. Al centro di questo elogio c’è il concetto di rebechin, il tradizionale spuntino triestino che affonda le radici nelle necessità dei lavoratori portuali. È un’abitudine che sopravvive con vigore nei tipici buffet cittadini, luoghi conviviali dove è possibile gustare piatti che raccontano la vicinanza con il mondo balcanico e centro-europeo.

Il Guardian descrive con entusiasmo l’offerta di questi banconi: dai bolliti misti di carne di maiale, serviti con senape e l’immancabile rafano fresco grattugiato al momento, fino alle zuppe calde di crauti e fagioli. Non manca un riferimento alla varietà dei prodotti del territorio, che spaziano dal pesce freschissimo del golfo ai formaggi di malga della Carnia e del Carso. Questa profusione poliglotta di sapori si riflette anche nelle pasticcerie, dove la tradizione austro-ungarica trionfa tra strudel di mele, dolci lievitati ricchi di frutta secca e spezie e torte che profumano di cioccolato.

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SiViaggia.it

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