Per Trump “la guerra sta per finire”: beato lui che ci crede. In Italia nessuna tregua tra destra e sinistra in vista del referendum
- Postato il 10 marzo 2026
- Politica
- Di Blitz
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Donald Trump si dice certo che “la guerra sta per finire”. Beato lui, perchè il mondo la pensa in modo diverso: il conflitto si estende, i bombardamenti continuano, centinaia di missili piovono ancora dal cielo e in Turchia si abbatte un nuovo ordigno: l’Iran lo aveva lanciato per colpire l’isola di Cipro che vuol dire Europa.
Ormai il disegno appare piuttosto chiaro: Teheran prova in tutti i modi di allargare le ostilità, di rendere la lotta più estesa di modo che il Paese non sia travolto da una massiccia offensiva dell’asse Washington-Tel Aviv. È la seconda volta in pochi giorni che Ankara deve intervenire in prima persona per evitare il peggio e tutto questo chi difende la pace deve comprenderlo ed affrontarlo senza un facile ottimismo. Inutile pronunciare frasi che non corrispondono alla realtà perchè sia Trump che Netanyahu sanno perfettamente che il traguardo è ancora lontano e le armi non cesseranno di crepitare così presto.

Per il momento, quindi, le borse crollano, il prezzo del petrolio raggiunge punto da capogiro, l’inflazione galoppa: insomma, l’economia è in crisi ed in Europa, ad esempio, si va alla ricerca di iniziative che blocchino questo disastro (come definirlo altrimenti?)
Bruxelles trema, Roma comprende che non è più permesso temporeggiare e tenta in tutti i modi una tregua fra destra e sinistra che provi a difendere la nostra sicurezza. Così nei dintorni di Cipro si manda una nave fregata della Marina e si auspica (almeno per questo) una stretta di mano fra le due fazioni politiche.
Non sarà facile perchè ormai il referendum è alle porte e non sono pochi coloro che dicono con leggerezza: “Chi se ne frega di un conflitto che è lontano da noi. Pensiamo a dare una spallata al governo (l’opposizione); mentre la maggioranza si affanna e prova a convincere quanti hanno ancora dei dubbi e preferiranno rimanere a casa il 22 o il 23 marzo.
Scende in campo Giorgia Meloni con un video di tredici minuti: tanti le bastano per sostenere che il conflitto è sempre in agguato e “i miei oppositori hanno un solo traguardo, quello di mandarmi a casa. Questo lo decideranno gli italiani alle politiche del 2027, ora facciamo vincere il Sì affinchè i cosiddetti progressisti non continuino a usare la giustizia quando perdono alle urne”.
La sinistra insorge un minuto dopo aver ascoltato le parole della premier, nemmeno il tempo di riflettere e di rispondere con argomenti che abbiano consistenza. L’importante è attaccare immediatamente: “Chi non è capace di governare dà la colpa ai giudici”. Ad entrare in campo (manco a dirlo) è Elly Schlein che passa le sue giornate tra un comizio e un dibattito perchè sente che questo voto potrà dare all’esecutivo una botta quasi mortale. Lo suggerisce non solo il presenzialismo della Meloni, ma anche la preoccupazione nemmeno più nascosta dei suoi fedelissimi.
“Vogliamo una giustizia indipendente ed efficiente”, tuona Palazzo Chigi e i più oltranzisti usano questa frase come un mantra. Un ritornello ripetuto decine di volte nell’arco di una giornata a difesa di un altro scivolone di Lisa Bartolozzi, il capo di gabinetto del ministro Nordio, la quale, durante un dibattito, si lascia andare e afferma con forza: “La magistratura si comporta come un plotone di esecuzione quando condanna prima della sentenza”. Il Guardasigilli si affretta a difenderla dicendo che presto si scuserà e spiegherà meglio il suo pensiero, ma ormai la frittata è fatta e l’opposizione ritiene che questo è il diktat di chi vuole essere solidale con la riforma della giustizia.
Saranno gli ultimi giorni prima del voto un incalzare costante contro i nemici perchè la Schlein e compagni ritengono che se sarà il No a prevalere Giorgia Meloni attraverserà un periodo buio. Fino ad alzare bandiera bianca ed a farsi da parte? Forse no, ma è chiaro e indubitabile che se questo diranno le urne, il 2027 potrebbe essere l’anno della resa per la destra di governo.
Francamente, non si può prevedere se l’ottimismo va al di là di qualsiasi risultato, ma ormai il dado è tratto e dovremo abituare a sorbirci una informazione che magari metterà in secondo piano un pericolo che si chiama guerra per pensare solo al proprio orto perchè questo è l’obiettivo primario.
È sempre lo sport ad insegnare ai grandi ciò che i grandi dovrebbero seguire. Alle paralimpiadi di Milano Cortina, la bandiera russa è tornata ad innalzarsi perchè un atleta di quel Paese ha vinto la medaglia d’oro. Bando alle divisioni, alla confusione, alle strumentalizzazioni, ai trucchi, alle fake news. Quando si è battuti bisogna riconoscerlo ed applaudire chi ha vinto. Chissà se questo monito raggiungerà chi deve lavorare per la pace? È un augurio, ma la speranza è l’ultima a morire.
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