Presunti dossier contro Il Secolo XIX, bufera sulla Regione. Bucci: “È tutto un grande equivoco”
- Postato il 11 marzo 2026
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- Di Genova24
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Genova. Fascicoli redatti dallo staff comunicazione di Marco Bucci, con tanto di presunta black list dei giornalisti sgraditi, inviati al direttore e all’editore de Il Secolo XIX. Materiali che, secondo un’istruttoria aperta dall’Ordine dei giornalisti, sarebbero serviti a condizionare la linea editoriale del quotidiano durante la campagna elettorale per le comunali a Genova. È quanto raccontano oggi La Repubblica e Il Fatto Quotidiano riferendo che il caso è scaturito da un esposto anonimo all’ente professionale. Ma la vicenda è già arrivata in Procura, che ha aperto un’inchiesta al momento contro ignoti.
Secondo quanto ricostruito, i documenti sarebbero stati redatti dal portavoce Federico Casabella e dal collaboratore Diego Pistacchi per poi essere consegnati al presidente ligure. Ma non solo: la “rassegna stampa commentata” sarebbe arrivata anche a Pierfrancesco Vago, editore del quotidiano dopo il passaggio di proprietà dal gruppo Gedi alla famiglia Aponte (Msc) nel 2024. “Un’attività sistematica“, commenta a Repubblica il direttore Michele Brambilla, a sua volta destinatario delle comunicazioni.
Nei report si contestava la disparità di trattamento tra la candidata del centrosinistra Silvia Salis e lo sfidante di centrodestra Pietro Piciocchi. Lo staff di Bucci avrebbe evidenziato elementi come il diverso numero di righe per ogni schieramento, i titoli in prima pagina, la scelta delle fotografie. Si parla anche di una sorta di “decalogo” con indicazioni operative: intervistare esponenti nazionali di centrodestra, raccontare come era cambiata Genova negli ultimi anni, dare spazio anche ai candidati minori.
Secondo Casabella, interpellato dai due quotidiani, l’espressione dossier è “diffamatoria” perché si trattava di una normale mappatura dei media a uso interno. Anzi, il portavoce di Bucci avrebbe riferito di un accordo con Brambilla per ricevere la rassegna stampa. Il direttore del Secolo XIX ha negato tutto e il 6 marzo ha presentato un esposto contro Casabella per diffamazione aggravata, dando inizio al filone giudiziario della vicenda. Nel frattempo l’Ordine dei giornalisti, ipotizzando diverse violazioni deontologiche, ha convocato i direttori di tutte le testate genovesi e ha già archiviato la posizione di Brambilla.
Bucci: “È tutto un grande equivoco”. E Casabella annuncia la controquerela a Bambrilla
“È tutto un grande equivoco“, il commento in sintesi del presidente Marco Bucci che ha convocato una conferenza stampa nel primo pomeriggio insieme al suo portavoce Federico Casabella. Quest’ultimo ha dato incarico ai suoi legali di valutare una “controquerela per diffamazione” nei confronti di Brambilla “sul fatto che io abbia raccontato menzogne” e ulteriori azioni “nei confronti di coloro che da questa mattina insultano, scherniscono, offendono la dignità della mia persona e del mio staff e la nostra professionalità”. Ai cronisti presenti è stato consegnato dallo staff di Bucci il dossier cartaceo in questione, un sostanzioso plico con esempi tesi a dimostrare la linea editoriale avversa al presidente della Regione e la maggiore visibilità concessa a Salis.
“È un diritto di tutti i cittadini rivolgersi al direttore e dire non sono d’accordo su questo, non sono d’accordo su quest’altro – spiega Bucci -. Questo succede sempre. Il direttore addirittura talvolta il direttore ci ringrazia per aver fatto questo lavoro. Il problema è che qualcuno abbia deciso di renderlo pubblico, quando in realtà avevamo deciso di non renderlo pubblico” perché “sarebbe stato un bruttissimo messaggio. È tutto un grande equivoco, non c’è nessun dossieraggio, è proprio ridicolo il termine. Questo è un rapporto tra due persone che si sono scambiate delle informazioni via WhatsApp. Potrei anche andare a denunciare queste cose, non lo farò assolutamente perché non mi sembra il caso. Tanto la cosa si scioglierà come neve al sole“.
Bucci e Casabella hanno negato di aver mai inviato quei fascicoli all’editore de Il Secolo XIX. “Io ho parlato con Brambilla, il mio rapporto è con lui. Chi glieli ha mandati? Chiedetelo a lui, non a me. Io non parlo con l’editore“, ribatte il governatore. E così pure il suo portavoce: “State scherzando? Secondo voi ho rapporti con l’editore? Non ho più rapporti neanche col direttore del Secolo perché, dopo alcune richieste di spiegazioni, mi ha scritto un messaggio in cui mi diceva che si sarebbe rapportato direttamente col presidente. Se non ho rapporti con lui, figuriamoci con l’editore”. “Io quei report li ho mandati al presidente“, ribadisce.
Per quanto riguarda il presunto “decalogo” o “vademecum” su come realizzare il giornale, il governatore smentisce seccamente: “Noi non dettiamo la linea e non tollero che si dica una cosa del genere. Non l’abbiamo mai fatto e mai lo faremo. Quando mi chiedono l’intervista gli dico: faccio un’intervista su A, B, C, D, E. Quando vedo una cosa che secondo me non è corretta, la dico direttamente al direttore. Io non ho fatto nessun vademecum. Quella non è roba nostra“.
È stato Brambilla a chiedere di confrontarsi con lo staff di Bucci? “Lui era d’accordo e lo abbiamo fatto assieme. Io so solo che nei messaggi c’è scritto che siamo d’accordo. Ha poco valore chi abbia iniziato: io glieli ho sempre dati, lui mi ha mandato un messaggio, mi sembra dimmi pure i tuoi feedback e abbiamo continuato a farlo regolarmente”. Questo punto è centrale nello scambio di accuse a livello legale tra Casabella e il direttore del quotidiano.
Bucci poi esprime dispiacere per il coinvolgimento della sindaca Salis “che è totalmente fuori da questo discorso. Non c’entra assolutamente nulla, però qualcuno se n’è approfittato subito per coinvolgerla. Non ha proprio nessun senso. Sono solidale con lei perché non si meritava di essere coinvolta in una cosa di questo tipo
Casabella accusa anche l’Ordine dei giornalisti: “Violazione deontologica”
“Il dossieraggio è un reato – precisa Casabella -. Noi siamo uno staff di comunicazione politico e tra i nostri compiti vi è anche quello di elaborare e commentare la rassegna stampa. L’utilizzo del termine dossier è stato fatto ad hoc ed è diffamante. Nel documento oggi in discussione si commentano delle notizie e la struttura di titoli e articoli impostati sulla base di scelte editoriali e mai ci si riferisce alla professionalità dei singoli giornalisti“. “La nostra quotidiana attività di rassegna stampa e analisi della stessa è stata richiesta con maggiore attenzione dal presidente in virtù di un accordo tra il direttore del secolo Michele Brambilla e il presidente stesso“, ribadisce il portavoce. Quelle che oggi vengono definite come pressioni sono in realtà contatti riferibili ad un rapporto di collaborazione che normalmente esiste tra qualunque ufficio stampa e qualunque redazione“.
Casabella ricorda che la vicenda “nasce a gennaio quando io e il mio staff siamo stati convocati dall’Ordine dei giornalisti per riferire in merito ad una segnalazione anonima su quello che ci era stato presentato come un presunto dossier. La questione non ha poi, per noi, avuto alcun seguito”. Poi accusa l’Ordine a partire dal dato della “paternità” del dossier “riferibile al solo colloquio che abbiamo avuto con l’ufficio di presidenza. In questo senso è evidente che ci sia una violazione deontologica da parte del Consiglio di presidenza stesso nel riferire tale informazione a terzi, a istruttoria ancora in corso. Peraltro, se Brambilla riteneva questo reportage (di cui tra l’altro in alcuni passaggi si dice non sapesse nulla) così grave lesivo nei confronti della sua redazione, per quale motivo non l’ha segnalato lui all’Ordine quando ne è venuto al corrente“.
Le opposizioni: “Bucci chiarisca o si dimetta”
“Si tratta di un atto gravissimo, indegno della storia della nostra regione, che testimonia un’insofferenza profonda verso le regole democratiche, verso la Costituzione e verso il normale confronto politico e dialettico – attaccano il segretario del Pd Liguria Davide Natale e il capogruppo in consiglio regionale Armando Sanna -. Bucci chiarisca in consiglio regionale quanto è accaduto permettendo così al consiglio di assumere le conseguenti decisioni. Ci sia una presa di distanza chiara da parte di tutto il centrodestra nei confronti di quanto accaduto. È impensabile utilizzare i rapporti con gli editori per falsare la dialettica del confronto politico e per fare pressioni sui giornalisti che svolgono un lavoro fondamentale per la formazione dell’opinione pubblica”. Uno “scandalo“, secondo i dem, “ancora più grave perché si inserisce in una escalation di atteggiamenti di ostilità nei confronti della stampa, che si erano già manifestati durante la campagna per le regionali e che ha trovato il proprio culmine nella recente tornata delle elezioni amministrative di Genova”. “Il presidente Marco Bucci chiarisca questa vicenda, oppure si dimetta”, aggiunge il consigliere regionale Simone D’Angelo. Episodio “gravissimo” anche secondo i parlamentari dem.
“Quello che emerge è gravissimo — dichiara il segretario del Partito Democratico di Genova Francesco Tognoni —. Costruire dossier sui giornalisti e segnalarli agli editori non è comunicazione istituzionale: è un metodo di pressione che non può trovare spazio nelle istituzioni”. Sulla vicenda interviene anche la capogruppo in consiglio comunale Martina Caputo: “La libertà di stampa è un pilastro della nostra democrazia e va difesa senza ambiguità. Se un portavoce istituzionale arriva a costruire dossier sui giornalisti e a dialogare direttamente con gli editori per giudicare il lavoro delle redazioni, siamo di fronte a un comportamento che va chiarito fino in fondo. La politica deve garantire condizioni di libertà e pluralismo dell’informazione, non creare pressioni o canali impropri per orientarla”.
Anche l’eurodeputato Brando Benifei rincara: “Se fosse confermato che il Presidente della Regione Liguria Bucci ha fatto preparare con soldi pubblici dossieraggi e liste di proscrizione di giornalisti sgraditi, inviandoli agli editori per mettere pressione per far cambiare linea a un giornale, in un qualunque Paese civile questo stesso presidente dovrebbe rassegnare le dimissioni perché sarebbe un abuso di potere intollerabile per interessi propri realizzato alle spalle e sulla pelle dei cittadini, aldilà di tutti i risvolti giudiziari”.
“Qualora confermate, le notizie riportate oggi da La Repubblica e Il Fatto Quotidiano sarebbero di una gravità estrema – prosegue Stefano Giordano, consigliere regionale del M5s -. Chiediamo che la vicenda venga approfondita con la massima trasparenza: sollecitiamo la convocazione di una commissione consiliare nella quale audire i principali rappresentanti dei giornalisti liguri, a partire dall’Ordine dei giornalisti della Liguria e dall’Associazione ligure dei giornalisti. Contestualmente stiamo predisponendo un ordine del giorno urgente che andrà in discussione martedì prossimo in consiglio regionale, con cui intendiamo impegnare il presidente Bucci e la giunta regionale a ribadire formalmente il pieno rispetto della libertà e dell’autonomia del lavoro giornalistico; garantire che nessuna struttura della Regione Liguria venga utilizzata per attività di raccolta di informazioni, monitoraggio o segnalazione riguardanti giornalisti; assicurare la massima trasparenza sul funzionamento delle strutture di comunicazione istituzionale della Regione”. Anche Giordano invoca le dimissioni inevitabili “se i fatti venissero accertati”. “Bucci deve dimettersi“, rimarca il capogruppo del M5s al Senato, il genovese Luca Pirondini.
“Un quadro inquietante”, secondo Avs, da cui “emergerebbe la gravissima responsabilità del presidente regionale Marco Bucci. In attesa di capire la fondatezza di queste accuse, possiamo già dire che, sul piano politico, il presidente regionale agisce nel modo raccontato dai quotidiani: non accetta contraddizioni, deve dettare sempre la linea senza accettare il confronto e, quando l’opposizione lo contesta, risponde che diciamo falsità. È chiaro che Bucci non è capace di stare nelle istituzioni democratiche. Sono evidenti le sue pressioni sulla maggioranza per approvare misure sbagliate, come successo con la sanità, con la Liguria che è diventata l’unica regione italiana ad avere una sola Asl. La destra, in Liguria, ha un rapporto problematico con l’informazione. Dalle pubblicità opache dell’era Toti ai presunti dossieraggi di Bucci, si nota un controllo ossessivo del messaggio dei media. La destra non accetta, come in ogni democrazia, di mettere in discussione le sue azioni ma ne manipola la narrazione perché risulti positiva. Bisogna anche capire se ci sia stato un tentativo di creare un rapporto privilegiato con gli editori e come si sia cercato di ottenerne l’appoggio mediatico”. Anche il leader nazionale Nicola Fratoianni interviene: “Togliere di torno i magistrati come dice Bartolozzi. Controllare in modo maniacale e fare dossieraggi sui giornalisti scomodi come ha fatto lo staff di Bucci a Genova. È questo il programma della destra”.
“Se quanto riportato dalla stampa fosse confermato, ci troveremmo di fronte a un comportamento incompatibile con i principi fondamentali della democrazia – è il pensiero di Gianni Pastorino (Lista Orlando) -. La libertà di stampa e l’autonomia dei giornalisti non sono concessioni del potere politico, ma pilastri dello Stato di diritto. È inaccettabile anche solo immaginare che un presidente di Regione possa ritenere legittimo monitorare, schedare o segnalare giornalisti ritenuti ‘sgraditi’ per orientare l’informazione. Marco Bucci chiarisca al più presto questi fatti. Perché, se le ricostruzioni fossero vere, la domanda sarebbe inevitabile: è questa l’idea di democrazia che guida oggi la Regione Liguria? Ai giornalisti coinvolti va la mia piena solidarietà”.
“Schedare o monitorare cronisti considerati non allineati rappresenterebbe un comportamento indegno delle istituzioni e un tentativo evidente di colpire politicamente la sindaca di Genova, Silvia Salis – dichiara Azione Liguria e Genova -. Chiediamo che venga fatta immediatamente piena chiarezza su quanto accaduto. La libertà di stampa non può essere messa sotto pressione né tantomeno intimidita. Se tutto fosse confermato a Bucci va chiesta assunzione di responsabilità grave. Alla sindaca Salis e ai giornalisti coinvolti vanno la nostra piena vicinanza e l’invito a proseguire il proprio lavoro con determinazione nell’interesse della città”.
“Il clima che emerge a Genova desta preoccupazione. Il Secolo XIX ha garantito sempre libertà di espressione e equilibro. La libertà di stampa è un diritto che va tutelato sempre. A Silvia Salis solidarietà e incondizionato sostegno da parte di Italia Viva”, aggiunge Eugenio Musso, presidente del partito in Liguria.
Casabella replica: “Articoli dettati dalla politica contro il centrodestra”
“Coloro i quali oggi esprimono sdegno e solidarietà legittima ai giornalisti fanno parte di una compagine politica che per stessa missione di alcuni membri della stessa, a quanto pare non allineati con i vertici, è spesso mandante di articoli costruiti strumentalmente contro il centrodestra – accusa ancora il portavoce di Bucci Federico Casabella -. Tra questi ultimi quello odierno che pare nasca da una richiesta proveniente dalla politica e non dalla redazione di un giornale. La vicenda odierna è nota a me, al presidente e al mio staff dal primo pomeriggio di ieri. Tempistica che fa pensare che le questioni riportate negli articoli non arrivino, come indicato, alle 19 al termine di una riunione tra Brambilla e i giornalisti del Secolo, ma da altre fonti già informate ben prima. Dunque, sulla difesa della libertà di stampa cito il Vangelo: chi è senza peccato scagli la prima pietra“.