Sclerosi multipla: un “vecchio” farmaco può frenarla

  • Postato il 23 gennaio 2026
  • Di Panorama
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Una molecola già studiata in passato per i disturbi del sonno e della veglia mostra, per la prima volta, la capacità di proteggere i neuroni e di favorire la riparazione della mielina nei modelli sperimentali di sclerosi multipla progressiva. È bavisant, antagonista del recettore istaminico H3, al centro di uno studio pubblicato oggi su Science Translational Medicine e coordinato dall’Università Vita-Salute San Raffaele e dall’IRCCS Ospedale San Raffaele di Milano. Il lavoro identifica un candidato terapeutico in grado di agire su due dei meccanismi più devastanti della malattia: la neurodegenerazione e il fallimento dei processi di rimielinizzazione, che caratterizzano la forma progressiva della sclerosi multipla, oggi priva di terapie risolutive.

La scoperta nasce dal progetto internazionale BRAVEinMS, avviato nel 2017 grazie al finanziamento della International Progressive MS Alliance, con l’obiettivo di riutilizzare farmaci già approvati per altre indicazioni. Attraverso una piattaforma di screening farmacologico innovativa, che combina analisi computazionali, modelli cellulari umani derivati da cellule staminali, tessuti cerebrali in coltura e modelli sperimentali di sclerosi multipla, i ricercatori hanno analizzato oltre 1.500 molecole. Dopo una selezione progressiva, bavisant è emerso come il candidato più promettente, dimostrando di stimolare le cellule produttrici di mielina, proteggere i neuroni dal danno degenerativo e ridurre l’espressione dei geni coinvolti nell’infiammazione. «Per la prima volta abbiamo dimostrato che è possibile individuare, con un approccio sistematico, basato su modelli umani in vitro ed in vivo, una molecola capace di rigenerare la mielina e, contestualmente, di proteggere i neuroni nella sclerosi multipla progressiva», spiega Paola Panina, professoressa di biologia cellulare e sperimentale dell’Università Vita-Salute San Raffaele e co-autrice senior dello studio.

Il valore della ricerca risiede anche nel fatto che bavisant è un farmaco già noto, con un profilo di sicurezza definito, un elemento che potrebbe accelerare il passaggio agli studi clinici nell’uomo. Il consorzio BRAVEinMS sta ora approfondendo il meccanismo d’azione della molecola e lavorando sull’ottimizzazione della formulazione, con l’obiettivo di arrivare a studi di fase 2. «Abbiamo scommesso su un’idea: unire intelligenza artificiale, modellistica basata su cellule staminali e scienza collaborativa per accelerare la scoperta di nuove terapie per la sclerosi multipla progressiva», conclude Gianvito Martino, prorettore alla ricerca e alla terza missione dell’Università Vita-Salute San Raffaele e direttore scientifico dell’IRCCS Ospedale San Raffaele. «Oggi quella scommessa ha prodotto non solo un candidato reale, ma anche una piattaforma di screening efficace e validata, che può diventare uno strumento fondamentale per trasformare le conoscenze scientifiche in cure».

«Il knowledge graph SPOKE, cioè la piattaforma usata per l’analisi in silico, è stato fondamentale per la prioritizzazione dei candidati farmacologici di questo studio pionieristico. Integrando la teoria dei grafi e il machine learning, siamo riusciti a ridurre migliaia di composti a poche centinaia, semplificando le successive fasi di test in vitro e in vivo. Questo lavoro evidenzia la potenza degli strumenti computazionali nell’accelerare la scoperta di farmaci e mette in luce l’impatto della collaborazione internazionale e multidisciplinare. Insieme a ricercatori di primo piano di diverse istituzioni, abbiamo compiuto un passo significativo verso l’identificazione di candidati terapeutici come bavisant, offrendo una rinnovata speranza ai pazienti con sclerosi multipla progressiva.», commenta il Prof. Sergio Baranzini, della University of California San Francisco.

Per i malati di sclerosi multipla progressiva, che è la forma più grave della malattia e che colpisce oltre un milione di persone nel mondo e circa 15–20 mila in Italia, potrebbe iniziare, grazie a questa ricerca internazionale, una nuova fase di grande speranza.

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Panorama

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