Truffa Hotel Midi: tutti condannati a Lagonegro

  • Postato il 5 febbraio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Truffa Hotel Midi: tutti condannati a Lagonegro

Truffa Hotel Midi di Lagonegro: condannati tutti gli indagati, compreso il sindaco proprietario Bulfaro di Castronuovo Sant’Andrea e l’ex consigliere Piro.


POTENZA – Tutti condannati per la presunta truffa alla Regione Basilicata sui lavori di l’ammodernamento dell’Hotel Midi di Lagonegro. Lo ha deciso il Tribunale di Lagonegro infliggendo: 4 anni di reclusione al proprietario del Midi Hotel, nonché sindaco di Castronuovo Sant’Andrea, Antonio Bulfaro; 3 anni di reclusione all’ex capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale Francesco Piro; due anni e 6 mesi a suo fratello Vincenzo Piro; e a 2 anni, ma con la sospensione condizionale, per Giovanni Grezzi, Biagio Picarella e Vincenzo Timpone. Il verdetto del giudice Silvio Piccinno risale alla vigilia di Natale, mentre le motivazioni sono attese nelle prossime settimane. Poi inizieranno a decorrere i termini per i ricorsi in appello e la prescrizione, che dovrebbe scattare nel giro di qualche mese, trattandosi di fatti risalenti al periodo 2014-2017.

HOTEL MIDI DI LAGONEGRO CONDANNATI GLI IMPUTATI: IL MECCANISMO DEL RAGGIRO E LE FATTURE FALSE

Al centro del processo c’è la richiesta finanziamento tramite «procedura valutativa a sportello per la concessione di agevolazioni per lo sviluppo e la qualificazione della filiera turistica nell’area del Piot (Pacchetti Integrati di Offerta Turistica – ndr) nell’area “Appennino lucano, Val d’Agri, lagonegrese”. In pratica, stando a quanto ricostruito dalle Fiamme gialle, il proprietario del Midi Hotel di Lagonegro avrebbe prodotto in Regione una serie di fatture e documenti falsi, provenienti dai suoi complici, per dimostrare l’avvenuta realizzazione entro il termine previsto del 31 dicembre 2015 dell’investimento finanziato con 856mila euro.

Soldi che sarebbero andati persi se via Verrastro avesse scoperto che i lavori non erano ancora ultimati e necessitavano ancora di qualche mese. Per i pm del centro valnocino quei titoli, «tutti falsi e creati ad arte», avrebbero nascosto la concreta esecuzione dei lavori in questione «in parte da società diverse (…) e per importi economici inferiori a quelli attestati». Ai due fratelli Piro, titolari di ditte di costruzioni,  i magistrati hanno contestato anche l’emissione di «fatture per operazioni inesistenti». Sempre in relazione a quei lavori al Midi Hotel. Fatture che sarebbero servite a Bulfaro per «evadere le imposte sui redditi e il valore aggiunto».

ASSOLUZIONI PARZIALI E PENE ACCESSORIE

L’ex consigliere regionale è stato assolto, invece, da un ultimo capo d’imputazione per autoriciclaggio per alcune movimentazioni sospette di denaro in un istituto di credito cooperativo  «ove rivestiva la carica di vice-presidente». Il giudice ha disposto  per tutti i condannati anche la pena accessoria dell’impossibilità di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno. Più la confisca nei confronti del solo Bulfaro di 856mila euro, considerati il profitto del reato di truffa, e di altri 181mila, considerati il provento del reato di evasione dell’Iva. Bulfaro e i due fratelli Piro, infine, sono stati anche dichiarati interdetti dagli uffici direttivi nelle imprese e  dalle funzioni di rappresentanza e assistenza in materia tributaria per due anni. 

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