Uwe Wittstock racconta "la grande fuga della letteratura"
- Postato il 10 gennaio 2026
- Di Il Foglio
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Uwe Wittstock racconta "la grande fuga della letteratura"
Ci sono momenti, luoghi e personaggi che s’incontrano e riescono a dare fascino anche alla tragedia. L’idea di questa unione e trasformazione appare in “Marsiglia 1940” del giornalista tedesco Uwe Wittstock. Nel titolo ci sono il luogo e il momento. I personaggi sono essi stessi creatori di storie. Il che spiega il sottotitolo: “La grande fuga della letteratura”. E’ la storia del giornalista americano Varian Fry e del suo Emergency Rescue Committee, un’organizzazione che nella Francia occupata dai nazisti riuscì a far fuggire circa duemila persone ricercate dalla Gestapo. Tra quella miriade di fuggiaschi c’erano artisti, intellettuali, ebrei, comunisti, militanti antinazisti e antistalinisti in tutte le possibili composizioni di caratteri, ideologie e correnti artistiche e letterarie. Troviamo, tra gli altri, Hannah Arendt, Max Ernst, Marcel Duchamp, Marc Chagall, Lion Feuchtwanger, Walter Benjamin, André Breton, Victor Serge.
La stessa storia è stata raccontata nella serie Netflix “Transatlantic” ma il libro riesce a evocare più scene di quanto possa fare una fiction. Varian Fry, ad esempio, descritto come “un prototipo dell’intellettuale della costa orientale degli Stati Uniti”, puoi immaginarlo ai tavoli del ristorante La Dorade in compagnia di Mary Jane Gold. Lei davvero sembra uscita dalle pagine di Francis Scott Fitzgerald: “E’ una donna seducente, bellissima, alta, bionda, sportiva, figlia di un milionario. Prima della guerra ha preso il brevetto di volo ed ha acquistato un aereo con cui se n’è andata in giro per l’Europa, per partecipare alle feste più eccitanti”. Nel 1940 scelse di restare in Francia e partecipò alle operazioni dell’Emergency Rescue Committee in coppia col suo amante Raymond Couraud, un ex legionario divenuto un gangster. Arrestata nel 1941, fu costretta a ritornare in America mentre Couraud combatté da eroe tra le fila dello Special Air Service inglese. Peccato sia ormai quasi introvabile il libro pubblicato da Mary Jane nel 1980, “Crossroads Marseille, 1940”. Altra femme fatale era Jacqueline Lamba, moglie di Breton che la trovava “scandalosamente bella”: pittrice e fotografa, era stata una delle “naiadi” che danzavano nude sott’acqua al Coliseum, un cabaret di Montmartre.
E poi c’è Marsiglia, città destino di uomini venuti da tutti gli orizzonti di un Mediterraneo, come ha scritto Jean Claude Izzo, “diviso tra bellezza e violenza, tra due colori: l’azzurro del cielo e del mare e il nero della morte e dell’odio”. Al tempo anche la resistenza a Marsiglia si tinse di nero: era “Le maquis noir” composto da criminali che si opponevano al regime del maresciallo Petain, sia pure per scopi non sempre nobili. Sul fronte opposto, a quanto pare, erano Paul Carbone e François Spirito, comparse di questo libro ma noti per il film “Borsalino” (tratto “Bandits a Marseille” di Eugène Saccomanno), interpretati da Jean Paul Belmondo e Alain Delon.
Tutto questo ci da anche l’occasione di ricordare un libro e un autore dimenticati: “Duri a Marsiglia” dell’eclettico, anticonformista giornalista e scrittore Giancarlo Fusco. Il romanzo, parzialmente autobiografico, racconta la storia di un rifugiato a Marsiglia che fa carriera nel milieu, legge e traduce Baudelaire, si appassiona alle vicende dei surrealisti e di André Breton e alla fine, per una delusione d’amore, si arruola nella Legione straniera.
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