A Milano quattro imprevedibili ultrasettantenni inglesi si prendono il palcoscenico
- Postato il 23 gennaio 2026
- Teatro & Danza
- Di Artribune
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Fino all’8 febbraio è in scena Escaped Alone, la nuova produzione del Piccolo Teatro di Milano, ideata e realizzata da lacasadargilla, il collettivo romano composto dai registi Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni – quest’ultimo anche autore di ambiente sonoro e spazio scenico – e dall’artista visiva Maddalena Parise. Il testo è un play della celebre drammaturga inglese Caryl Churchill (Londra, 1938) che, fin dai suoi esordi negli Anni Settanta del secolo scorso, ha testimoniato, da un lato, una disinvolta padronanza del linguaggio teatrale tale da permetterle di combinare nelle sue opere piani temporali diversi e alternare alla prosa, con dialoghi spesso costruiti sulla sovrapposizione delle battute, il verso; dall’altro, una costante e autentica preoccupazione per tematiche politiche e sociali urgenti. Una poetica originale evidente anche in Escaped Alone, di cui sono protagoniste quattro ultrasettantenni che si ritrovano nel giardino di una di loro a prendere il tè.

Di che cosa parla “Escaped Alone”
Il dramma di Caryl Churchill, che debuttò nel 2016 al Royal Court Theatre di Londra, trae il suo titolo dal Libro di Giobbe, da un versetto che, pronunciato dal personaggio di Ismaele, chiude anche il romanzo Moby Dick di Melville: “I only am escaped alone to tell thee” [solo io sono sopravvissuto per raccontarti]. Un particolare tutt’altro che secondario bensì un chiaro indizio della natura solo all’apparenza ordinaria e verosimile di quanto accade in scena. Nel giardino sul retro di una villetta inglese, tre donne anziane – Sally, Lena e Vi – sorseggiano il tè, quando all’improvviso ne irrompe una quarta, una vicina di casa – Mrs. Warren. La conversazione procede seguendo quelle imprevedibili e un po’ stralunate associazioni di idee tipiche dei dialoghi fra e con gli anziani – come stanno e cosa fanno i parenti, fobie e idiosincrasie, le serie televisive e cosa accade nel mondo – ma, a tratti, il tempo pare congelarsi e lasciare spazio agli apocalittici monologhi di Mrs Warren. Due piani distinti – ma non stridenti – sottolineati già nelle recensioni successive al debutto londinese: il critico di Atlantic affermò come, accanto alle tematiche femministe e progressiste ricorrenti nelle opere di Churchill – per esempio in Cloud9 (Settimo cielo, portato in scena nella stagione 2018/2019 da Giorgina Pi), – Escaped Alone presentasse un carattere “frammentato, in alcuni punti astratto” che rimandava a Beckett.
Com’è costruita la scenografia dello spettacolo “Escaped Alone”
La scena ideata da Alessandro Ferroni richiama il giardino dell’originale, ma con caratteristiche assai poco bucolicamente british: nessun prato perfettamente curato ma zolle non uniformi dalle quali, a tratti, fuoriescono fumi e piccoli scoppi; il tutto racchiuso da siepi che paiono trincee. Ci sono ovviamente il tavolino e qualche sedia in ferro battuto e anche le sedie a sdraio colorate ma, sul fondale, in alto, un ledwall rettangolare alterna a rasserenanti immagini di cieli e tramonti, pubblicità e video di propaganda realizzati da Maddalena Parise con la IA e che costruiscono una sorta di contro-narrazione rispetto alle chiacchere all’apparenza frivole e innocue delle quattro donne. Meglio, quelle immagini restituiscono il contesto reale e in qualche misura post di cui il giardino è minuscolo frammento, offrendo così evocativa sostanza ai catastrofici monologhi di Mrs. Warren.
La regia dello spettacolo “Escaped Alone”
Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni, forti della consolidata collaborazione con le quattro interpreti – Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio e Alice Palazzi – si permettono tanto la – legittima – libertà di non scegliere attrici “settantenni”, bensì sulla quarantina; quanto di non forzare il loro innaturale invecchiamento, benché trucco e parrucco e, soprattutto, i movimenti – disegnati con la collaborazione di Marta Ciappina e Marco D’Agostin – assecondino un fisiologico rallentamento. Ciò è evidente nei sipari in cui, per accompagnare i dialoghi, la regia chiede alle interpreti di giocare a cricket o di eseguire sequenze di Tai Chi o, ancora, acrobatiche verticali. D’altronde, non ci sono colpi di scena né accadimenti inattesi in Escaped Alone e allora la difficoltà – non sempre superata – della regia è quella di ritmare e chiosare simbolicamente la conversazione che, al contrario, è tutt’altro che piana, con slittamenti e svolte inattese. Ci si versa il tè e ci si prepara un Bloody Mary, s’inforcano gli occhiali da sole e ci si distende sul prato o dietro le siepi, si canta a cappella “Smells like teen spirit” dei Nirvana e, intanto, si parla dell’omicidio del marito compiuto da Vi, della fobia verso i gatti di Sally e della poca voglia – o paura – di uscire di Lena…
Qual è il significato dello spettacolo “Escaped Alone”?
Beckett ma forse più Pinter, con i suoi personaggi che, a differenza di quelli dell’irlandese, hanno un passato benché immersi in una dimensione allo stesso tempo iperrealistica e astratta. Lo stesso si può dire delle quattro protagoniste create da Caryl Churchill: fatte di carne e contemporaneamente proiezioni di un tempo e di un mondo che non esistono più. La critica anticapitalistica ci pare in secondo piano rispetto alla divinazione, non così remota dalla realtà, di una società mondiale in accelerata corsa verso l’apocalisse…
Laura Bevione
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