Emma Dante e Mario Banushi sono i Leoni della Biennale Teatro 2026

Reduce dal successo in Italia di L’angelo del focolare e a Parigi, proprio in queste settimane, di Les femmes savants, messo in scena con gli attori della Comédie Française, la regista palermitana Emma Dante si aggiudica un doveroso Leone d’oro alla carriera. A sorpresa, invece, il Consiglio di Amministrazione della Biennale di Venezia, sempre su indicazione del direttore del settore Teatro, Willem Dafoe, ha assegnato al ventisettenne Mario Banushi, regista e coreografo di origini greco-albanesi, il Leone d’argento. Una scelta non scontata e che, pensando anche al Leone d’argento per la Danza assegnato lo scorso anno alla regista/performer Carolina Bianchi, testimonia di una felice tendenza da parte dei direttori tanto del settore teatro che del settore danza – il succitato Dafoe e Wayne McGregor – a superare le troppe rigide etichette di generi, riconoscendo così la contemporanea diffusa prassi artistica di mescolare e compenetrare linguaggi performativi differenti.
Emma Dante e Mario Banushi riceveranno il prestigioso riconoscimento nel corso della 54a edizione del Festival Internazionale del Teatro, che si terrà a Venezia dal 7 al 21 giugno prossimi.

Il Leone d’oro alla carriera a Emma Dante

Emma Dante (Palermo, 1967) iniziò la sua carriera come attrice (a Torino con il Gruppo della Rocca, poi, fra gli altri, a fianco di Valeria Moricone) per poi affermarsi come regista – anche di opera e di cinema – apprezzata sulla scena internazionale. Un’avventura teatrale partita dalla natia Palermo, dove Dante debutta come regista della propria compagnia, Sud Costa Occidentale, realizzando spettacoli divenuti quasi leggendari, quali Carnezzeria e mPalermu.  Propria il legame con la Sicilia è al cuore della motivazione con cui la Biennale conferisce a Emma Dante il Leone d’oro alla carriera, evidenziando come la regista abbia “saputo portare la Sicilia alla ribalta, innervando la grande lezione di Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Andrea Camilleri, come pure di Ciprì e Maresco o Franco Scaldati, affrontando con coraggio non solo una ricerca linguistica unica, ma anche dando forza scenica a quei temi scomodi e dolorosi che da sempre sembrano connotare la sua terra.” Dante, nondimeno, non è certo regista “regionalistica” né nostalgica, bensì ognora lucida osservatrice delle dinamiche familiari e sociali che contraddistinguono la contemporaneità. Come recita ancora la motivazione: “Emma Dante ha portato con sé, in un eterno e dolente confronto, il tema della famiglia, quello della morte e del compianto, del sogno e della fantasia, dell’amore e della violenza: elementi con cui ha impregnato la sua creatività e la sua idea di teatro, raggiungendo un linguaggio proprio e riconoscibile. Con ironia, empatia, affetto, Emma Dante ha evocato sul palco un teatro fatto di straordinaria semplicità e umanità, capace di guardare agli ultimi, ai dimenticati, ai reietti, a quelle marginalità umane e urbane che ha raccontato come pochi altri artisti”.
Al 54. Festival Internazionale del Teatro, a Venezia, la regista palermitana debutterà con I fantasmi di Basile, ultima tappa del percorso di Emma Dante nel mondo immaginifico di Giambattista Basile, dopo la trilogia composta da La scortecata, Pupo di zucchero e Re Chicchinella.

Mario Banushi. Photo Andreas Simopoulos
Mario Banushi. Photo Andreas Simopoulos

Il Leone d’argento a Mario Banushi

È una felice sorpresa il Leone d’argento a Mario Banushi (1998) regista e coreografo greco-albanese, affermatosi in questi ultimissimi anni sulla scena internazionale con lavori senza parole, in cui convivono danza, recitazione e una visionarietà perturbante. Un linguaggio performativo inedito coniato per raccontare vicende ispirate alla propria storia familiare e alle tradizioni di quel micro-universo balcanico di cui l’artista è originario. Esemplari i due lavori visti anche in Italia, Taverna Miresia (allo Stabile di Torino) e Goodbye Lindita (alla Triennale di Milano che, peraltro, il prossimo febbraio ospita il nuovo spettacolo Mami, riflessione poetico-visiva sul rapporto madre-figlio). Un linguaggio che, nella motivazione del Leone d’argento, viene riconosciuto come “poetico, ellittico, fatto più di silenzi che non di parole, ma evocativo, dolorosamente comunicativo”.  Così, invece, vengono sintetizzati i lavori di Banushi: “La memoria, i rumori quotidiani, le piccole cose della vita sono i cardini attorno cui si celebrano cerimonie intime eppure condivise, universali. I ricordi, i sogni, la convivenza e la perdita si dipanano in sequenze di azioni solo apparentemente semplici, ma che – al contrario – tra radicale realismo e fughe prospettiche in dimensioni astratte, aprono a viaggi simbolici negli archetipi dell’essere umano.
All’edizione 2026 del Festival Internazionale del Teatro, il regista-coreografo porterà per la prima volta al completo la trilogia dei suoi primi spettacoli – dall’esordio segnato da Ragada ai succitati Goodbye Lindita e Taverna Miresia – riuniti sotto il titolo di Romance Familiare.

Laura Bevione

L’articolo "Emma Dante e Mario Banushi sono i Leoni della Biennale Teatro 2026" è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

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