A Niscemi la frana “minaccia” il Muos, l’allarme per il rischio dell’inclinazione delle antenne e le radiazioni

  • Postato il 10 marzo 2026
  • Ambiente
  • Di Il Fatto Quotidiano
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Anche il Muos rischia di crollare. A Niscemi, nei giorni in cui si organizza la manifestazione per dire no alla guerra, ribellandosi a uno strumento bellico come il sistema di antenne di matrice americano presente sul già fragile territorio, il comitato No Muos denuncia il pericolo causato da uno smottamento che mette in ansia i cittadini.

Governato direttamente dalla Us Navy di base a Sigonella, il Muos è l’ennesima beffa per la già fragile città di Niscemi: creato, nonostante polemiche e proteste, nei pressi di un Sic (sito di interesse comunitario) e della più grande sughereta della Sicilia, i cittadini hanno sempre lamentato un sospetto alto numero di tumori, secondo loro causato delle radiazioni che le tre grandi parabole e le altre 40 antenne portano sui cittadini.

“Da più di un decennio ci opponiamo dicendo anche che veniva installato su un territorio fragile ma nessuno ci ha ascoltato – denuncia Pino Marcello del comitato No Muos – oggi il territorio frana e un abbassamento dell’inclinazione potrebbe comportare un abbassamento del raggio delle antenne con conseguenze molto gravi per la popolazione”. In questo momento il Mobile User Objective System è attivo, come sempre in un momento di guerra, e per garantire la sua sicurezza è stato anche fornito di uno scudo antimissili, ma la sua precarietà mette in ansia i cittadini, da anni contrari all’installazione, per gli effetti che potrebbe avere un guasto su ambiente e cittadini.

Di questo sistema, ce ne sono quattro in tutto il mondo, ma gli altri si trovano in zone desertiche e permettono all’esercito militare americano di controllare le comunicazioni militari, traiettorie di aerei, droni e altro ancora. In Europa questo sistema si trova invece a pochi chilometri dal centro abitato di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, in un territorio noto per la sua fragilità e a rischio sismico, oltre che idrogeologico. Tanto si conosce il pericolo di un cedimento che già erano pronti a partire i lavori per mettere in sicurezza il costone: mentre i fondi per l’altro versante, quello della frana, non sono mai stati utilizzati, infatti, la Regione è stata celere a dare l’ok per il progetto per raccogliere le acque piovane e consolidare il costone. Tutto questo qualche mese prima che le forti piogge e la conseguente frana dividessero la città in due.

“I nodi vengono al pettine ma nessuno ci ha ascoltato – continua Marcello – e tutto avviene senza che nessuno possa sapere nulla”. Come se non bastasse, oggi il Muos è un obiettivo sensibile perché a marchio americano e cruciale nella guerra in corso: così, oltre alla paura della frana, i cittadini di Niscemi devono fare i conti anche con la paura di un possibile attacco anti-americano. Per questo motivo è stata organizzata una manifestazione prevista per l’ultima settimana di marzo: dire no al Muos è infatti un modo per ripudiare la guerra e un modo per ribellarsi all’imposizione di un sistema di antenne che ha portato solo distruzione sul territorio. “Per installare questo sistema di antenne hanno disboscato un bosco – racconta Marcello, veterano delle proteste – cambiato l’orografia e l’idrografia del terreno, riempito buche con terra sovrapposta e spianato colline: quello che accade oggi è la naturale conseguenza delle scelte che sono state fatte e noi ne subiamo i danni”.

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