A Roma c’è una mostra che celebra la natura nel cuore del parco di Villa Borghese 

  • Postato il 18 gennaio 2026
  • Arti Visive
  • Di Artribune
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Se si considera l’attenzione e la cura dell’uomo antico verso la natura al punto da considerarla platonicamente sacra e intelligente, abbiamo perso molto. Essa non è solo un orizzonte che accoglie, ma è memoria e materia che plasma, flusso e ritorno: principio generatore nel quale l’umano può e deve tornare a riconosce le proprie radici. Al Museo Carlo Bilotti di Villa Borghese, la mostra Deus sive natura di Silvia Scaringella (Roma, 1986), a cura di Maila Buglioni, propone un’indagine sulla relazione ontologica tra uomo e natura, spirito e materia, attraverso un connubio di sculture, arazzi e installazioni che si configurano come tasselli di un profondo pensiero filosofico-visivo. 

Deus Sive Natura, Silvia Scaringella, Museo Bilotti, Foto di Maura Crudeli, Installation view
Deus Sive Natura, Silvia Scaringella, Museo Bilotti, Foto di Maura Crudeli, Installation view

L’opera-simbolo nella mostra di Silvia Scaringella a Roma 

L’esposizione si apre con un albero in marmo bianco di Carrara, immagine fondativa della poetica dell’artista: simulacro di vita e dimora simbolica. Le api scolpite, che ne abitano le venature, evocano l’idea di comunità, il senso di una sinergia vitale e insieme di un’interdipendenza biologica e spirituale. Un albero alveare che è una stele di connessioni, con un richiamo nascosto all’esperienza dell’artista in Giappone. Tra ape e ape, infatti, c’è qualche spiraglio che proietta luce sulla parete retrostante di rimando ai Komorebi, quei raggi che filtrano tra le foglie nei boschi orientali. 

Deus Sive Natura, Silvia Scaringella, Museo Bilotti, Foto di Maura Crudeli, Installation view
Deus Sive Natura, Silvia Scaringella, Museo Bilotti, Foto di Maura Crudeli, Installation view

Il dialogo tra naturale e artificiale 

Nel percorso seguono cinque arazzi dedicati agli alberi di Villa Borghese e specchio dei continui viaggi di Scaringella. I profili di una sequoia, di un baobab, di una quercia, di un ulivo e di un ginkgo biloba – stagliati su cartine e planimetrie che sono object trouvée – instaurano un confronto tra natura e architettura, crescita organica e costruzione umana. Traspare un’allusione alla circolarità del pensiero ecologico e alla necessità stringente di una mente sostenibile, in grado di percepire la continuità tra artificio e vita e di coglierne reciprocità ed errori umani. All’epoca dell’intelligenza artificiale e della smaterializzazione digitale, l’artista rivendica la centralità del cosmo come forma di appartenenza primaria e di conoscenza incarnata. 

Le opere di Silvia Scaringella a Villa Borghese  

Lo sciame di libellule e le formiche sovradimensionate in marmo e bronzo, che seguono nell’iter, celebrano la sacralità del piccolo e del marginale: l’insetto si eleva a figura di resistenza, perfezione, metamorfosi e trasformazione. Intanto, l’installazione Time lapse, rappresentazione del ciclo di un seme – dal germoglio alla sua decadenza – riflette sulla ciclicità temporale e sulla dimensione di aeternitas naturae, lontana dall’ansia lineare e umana del compimento. 

Il principio “Solve et coagula” nell’arte di Silvia Scaringella 

A sugello del percorso la scultura L’incastro – composta da vertebre modellate come orchidee – fonde maschile e femminile, luce e ombra, marmo bianco e nero. L’opera si offre quale metafora dell’unione degli opposti e riflessione sulla connessione strutturale che già esiste tra conformazione umana e natura. Affiora, così, dall’esposizione tutta il principio alchemico di solve et coagula, che riassume la dialettica di dissoluzione e ricomposizione presente nella ricerca dell’artista. 

La natura secondo l’artista 

Con Deus sive natura la materia diviene strumento di conoscenza e meditazione. Scaringella invita a un atto di consapevolezza: comprendere che la natura non è un’alterità da contemplare, ma la sostanza comune di ogni vivente. In questa visione, che echeggia il pensiero spinoziano, la scintilla divina e il mondo naturale, si mescolano entro un unico principio immanente: un respiro che attraversa la pietra, il corpo e l’universo in vibrazione perenne. 

Francesca de Paolis 

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Autore
Artribune

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