Accordo Usa-Taiwan, l’ira della Cina: “Taipei è parte inalienabile del nostro territorio”
- Postato il 16 gennaio 2026
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- Di Il Fatto Quotidiano
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Un accordo siglato tra Stati Uniti e Taiwan che implica importanti investimenti dell’isola da parte di Washington e che favorirà un “massiccio rientro in patria del settore dei semiconduttori”, come ha dichiarato il Dipartimento del Commercio Usa, ma contro il quale la Cina ha espresso tutta la sua “ferma opposizione e contrarietà”. Nell’intesa firmata dalle controparti, le aziende taiwanesi di microchip e tecnologie investiranno almeno 250 miliardi di dollari in capacità produttiva negli Stati Uniti e Taiwan garantirà altri 250 miliardi di credito alle società coinvolte. In cambio, gli Stati Uniti limiteranno i dazi “reciproci” su Taiwan al 15%, in calo rispetto al 20% precedente, e si impegneranno ad adottare lo schema “zero dazi reciproci” in alcuni settori, quali i farmaci generici, la componentistica per gli aeromobili e alcune risorse naturali. Guo, infine, ha esortato gli Stati Uniti “a rispettare con rigore i tre comunicati congiunti sino-americani e il principio della ‘Unica Cina”, secondo cui – nella lettura mandarina – la Repubblica popolare è l’unica “rappresentante ufficiale della Cina” e Taiwan ne è una sua parte integrante.
Pechino, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Guo Jiakun, considera Taipei una parte “sacra” e “inalienabile” del suo territorio destinata alla riunificazione con la forza se necessario, opponendosi a qualsiasi tipo di rapporto formale di Taiwan verso l’esterno. Pechino inoltre “si oppone con fermezza alla negoziazione e alla firma di accordi con la regione cinese di Taiwan da parte di Paesi che intrattengono relazioni diplomatiche con la Cina, che comportino implicazioni sovrane e siano di natura ufficiale”, ha rincarato Guo. “I risultati raggiunti evidenziano che i progressi ottenuti fino a ora sono stati ben guadagnati”, ha dichiarato il premier di Taiwan, Cho Jung-tai. “Sulla base della pianificazione in corso, Taiwan continuerà a rimanere il produttore di semiconduttori per l’Ai più importante del mondo, non solo per le aziende di Taiwan ma globalmente”, ha commentato il ministro dell’Economia, Kung Ming-hsin. L’accordo prevede che entro il 2030 la produzione sarà all’85 per cento a Taiwan e il 15 negli Usa, ed entro il 2036 all’80 e 20. La leader del Kuomintang, Cheng Li-wun, favorevole a un avvicinamento con Pechino, ha criticato l’accordo perché, ha detto, “rischia di svuotare” l’economia di Taiwan.
(immagine d’archivio. Militanti del partito nazionalista cinese a Taiwan)
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