Aiuto: uno dei migliori cinema di Milano è stato chiuso per gabole burocratiche
- Postato il 24 gennaio 2026
- Attualità
- Di Artribune
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Un risveglio mesto, per il Cinemino di Milano, quello di venerdì 23 gennaio. L’amato cinema d’essai di Porta Romana ha di nuovo le porte sigillate: come successe nel 2018, l’accusa è quella di essere un locale di pubblico spettacolo, e non un circolo privato. E il Cinemino sarebbe anche pronto a difendersi, avvolto dalla vicinanza della sua comunità di amici, registi e attori, ma stavolta c’è un’altra accusa, tra le righe dell’ordinanza, che ha tutto un altro peso: mancanza di sicurezza. E qui, i fondatori, non ci stanno: “Non è la realtà. Abbiamo passato tutti i controlli dei Vigili del Fuoco, che ormai conoscono questo posto a memoria, e con loro facciamo aggiornamenti continui. Loro sono gli unici ad avere competenza in materia, e prima del sequestro non sono neanche stati consultati”, ci spiega Agata De Laurentiis, responsabile della programmazione e co-fondatrice del Cinemino.
Sequestro del Cinemino: cos’è successo
Tutto inizia ai primi di gennaio, quando un privato cittadino (sfruttando l’onda dei fatti di cronaca nera nelle Alpi Svizzere) ha segnalato alla polizia locale “presunte criticità in materia di sicurezza” sulla sala cinematografica da 74 posti. Quattro giorni dopo è arrivato il sopralluogo, che è risultato, il 22 gennaio, nel sequestro preventivo della sala cinematografica, con la presidente dell’associazione SeiSeneca Aps, che gestisce cinema e bar, indagata per non “aver osservato le prescrizioni dell’autorità a tutela dell’incolumità pubblica”. Ma con che motivazione? Gli agenti della polizia locale presentatisi in Via Seneca 6 riferiscono di aver trovato una delle uscite che “risultava ostruita da arredi, mentre le ulteriori vie di esodo, sebbene presenti, apparivano di difficile fruibilità”, si legge nell’ordinanza. “La polizia locale, però, non può parlare in materia di sicurezza. Quando hanno fatto incursione, una sera in cui avevamo il tutto esaurito, hanno registrato un tavolo su una via di fuga, che però si può spostare, e la coda per andare in bagno: elementi su cui i Vigili del Fuoco ci avevano dato via libera”, dice De Laurentiis.
Sequestro del Cinemino: il nocciolo del problema
“La vera questione è che non riconoscono il nostro statuto di associazione culturale”, continua De Laurentiis. “Insistono sulle tessere da chiedere almeno 24 ore prima dell’accesso per non essere considerati un’attività di pubblico spettacolo: ogni anno tornano a dirci che noi, come anche altri, siamo ‘borderline’. L’ultima volta ci hanno detto che sarebbe potuta arrivare una multa, che però non è mai arrivata”. E in materia di sicurezza? “L’anno scorso ci hanno dato due mesi per fare degli aggiustamenti – aggiungere un campanello per disabili e spostare una pianta perché poteva ostruire una via di fuga – e abbiamo ottemperato. Gli stessi Vigili del Fuoco, che erano usciti con la polizia locale, ci hanno rilasciato l’ok”. Una doccia fredda, quindi, il sequestro. “Siamo esterrefatti. Capiamo il lavoro della polizia annonaria ma il sequestro ci sembra un’esagerazione. Se ci contesti un’attività abusiva puoi farci una multa, ma non chiudi se non ci sono motivi gravi. E sulla sicurezza siamo completamente in regola”.
Le narrazioni brutali sul sequestro del Cinemino
Eppure i giornali hanno titolato associando il provvedimento alla stretta dei controlli sulla sicurezza delle attività commerciali dopo la strage di Crans-Montana, dove sono morte quaranta persone (quasi tutti adolescenti) e ne sono rimaste ferite più di cento. “Ci ha fatto veramente male che i giornali abbiano distorto la notizia parlando di una “chiusura per ragioni di sicurezza”. Nessuno ci ha chiesto cosa fosse successo, o se avessimo tutto in regola. Abbiamo ogni certificazione necessaria, persino l’EVAC, che sarebbe sovradimensionata ma visto che noi siamo un sotterraneo e quella dà anche l’allarme, l’abbiamo messa comunque: cosa dobbiamo fare di più?”, chiede De Laurentiis.
“Il cinema non è una discoteca, che può avere problemi di capienza: abbiamo un numero di biglietti preciso e su quelli calcoli le misure di sicurezza, che noi abbiamo seguito. Abbiamo tutto un calendario di controlli: l’arrivo dei Vigili del Fuoco era programmato al 28 febbraio per fare un check su estintori e porte tagliafuoco”. E dell’associazione alla strage? “Il colpo più duro. Sono madre di un adolescente, ed è un dramma che sentiamo tantissimo”. Anche per questo, spiega De Laurentiis, hanno scelto di non fare come nel 2018, quando avevano chiesto a gran voce alla propria comunità di unirsi nel difendere il Cinemino. Stavolta, nonostante i milanesi si siano fatti sentire, hanno optato per una strada più sobria, rispondendo alle accuse in poche parole tramite comunicato stampa: “Non vogliamo urlare le nostre difese, come abbiamo fatto in passato. Dopo la Svizzera non ce la sentiamo proprio di urlare”.
Giulia Giaume
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