Armi, i portuali di Genova lanciano lo sciopero internazionale dei porti: “Fermiamo la macchina della morte”
- Postato il 15 gennaio 2026
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- Di Genova24
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Genova. In un clima di crescente tensione internazionale, il fronte del lavoro portuale italiano, capitanato dai portuali genovesi, serra i ranghi e rinnova il proprio allarme per la logistica della guerra che attraversa quotidianamente i principali scali europei. Per fare ciò il portuali del Calp di Genova, insieme ad Usb, hanno indetto una assemblea nazionale per lanciare lo sciopero internazionale dei porti previsto il prossimo 6 febbraio.
L’appuntamento per l’incontro è per il prossimo venerdì 23 gennaio, presso gli storici locali del Cap (Circolo Autorità Portuale) in via Albertazzi 3, con inizio fissato per le ore 18:00.
Al centro della mobilitazione, la storica battaglia del Calp: ferma opposizione alle politiche di riarmo e alla crescente privatizzazione degli scali marittimi. Secondo gli organizzatori, le banchine non devono trasformarsi in ingranaggi della macchina bellica né essere messe a disposizione delle esigenze militari delle grandi potenze. “I lavoratori portuali chiamano alla lotta. Non vogliamo collaborare alle politiche di riarmo, non vogliamo che le banchine siano privatizzate e che diventino strumento degli eserciti – si legge nel messaggio affidato ai social che lancia l’assemblea nazionale – Non vogliamo lavorare per la guerra.”
Il manifesto dell’iniziativa punta il dito contro quello che definisce un “imperialismo” capace di seppellire il diritto internazionale per favorire la rapina delle risorse naturali e gli interessi delle multinazionali. In questo scenario, il ruolo dei lavoratori portuali diventa strategico: agendo sui nodi nevralgici dello scambio merci e della logistica, essi rivendicano il potere di “bloccare l’ingranaggio” della produzione bellica.
La mobilitazione internazionale
L’appello dei portuali di Genova non si limita ai confini nazionali. L’obiettivo dell’assemblea di venerdì prossimo è costruire una mobilitazione capillare in tutta Italia, ma inserita in una cornice internazionale, proseguendo l’azione della “rete” di comitati e organizzazioni di lavoratori portuali europei (e non solo) che in questi mesi hanno lavorato fianco a fianco per mappare (e contrastare) la logistica degli armamenti, comunicando e anticipando scali “sospetti” di navi legate al trasporto di armi.
“Nel momento in cui l’imperialismo scatena una micidiale aggressione ai popoli della Terra, seppellendo definitivamente il diritto internazionale, promuovendo la rapina delle risorse naturali su scala globale, mettendo gli eserciti al servizio degli interessi delle grandi società multinazionali e sostenendo una gigantesca campagna di riarmo, i lavoratori possono bloccare l’ingranaggio e fermare la macchina della morte – si legge nel manifesto che lancia la mobilitazione – Questa guerra che vogliono scatenare sul Pianeta ci coinvolge tutti. Ma possiamo ancora fermarla. Unendo le forze, costruendo relazioni internazionali, rafforzando la solidarietà tra i popoli”.