Basilicata, boom di petizioni contro i vitalizi: 30mila firme per cancellarli

  • Postato il 22 gennaio 2026
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Basilicata, boom di petizioni contro i vitalizi: 30mila firme per cancellarli

Boom delle petizioni online contro il nuovo sistema previdenziale per gli ex componenti del Consiglio Regionale della Basilicata che ha riportato in vita i mini vitalizi


POTENZA – Hanno sfondato quota 30mila le sottoscrizioni delle petizioni online contro i mini-vitalizi lucani. Il boom della campagna digitale per chiedere un passo indietro sul provvedimento è arrivato nonostante i tentativi di gettare acqua sul fuoco da parte della maggioranza di via Verrastro. Con l’annuncio del governatore Vito Bardi di un rapido intervento per eliminare gli aspetti più discussi della normativa. Vale a dire la possibilità di estenderne i benefici anche agli altri consiglieri regionali privati dei vitalizi veri e propri dopo la loro abrogazione, nel 2012.

Quindi la possibilità di coprire la contribuzione richiesta per alimentare questo nuovo sistema previdenziale, pari a circa 500 euro al mese, re-impossessandosi, pro quota, delle somme giacenti nel fondo per finalità benefiche istituito nel 2017 col taglio del 10% delle indennità.
In totale al momento risultano avviate 4 diverse petizioni online sulla piattaforma specializzata “change.org”.

Le più votate sono partite entrambe il 13 gennaio, due giorni dopo la messa in onda del servizio della trasmissione “Le Iene” che ha rilanciato il caso a livello nazionale. Raccontando della possibilità di ottenere una pensioncina di 600 euro non versando nemmeno un euro di contributi, per chi deciderà di riprendersi i soldi dal fondo per finalità sociali istituito nel 2017.
La prima si intitola “No ai vitalizi dal fondo sociale per i lucani più poveri. dateli ad ospedali e scuole”, avviata da un utente che si identifica come “Enrico Di Giorgio” e che risulta geolocalizzato a Bari (CLICCA QUI), a ieri risultava aver raccolto 1.219 firme.

BASILICATA, BOOM DI PETIZIONI CONTRO I VITALIZI

La seconda, invece, che ad oggi conta 30.227 firme, si intitola “No al vitalizio dei consiglieri regionali lucani a danno di disabili e persone fragili”, e risulta avviata da un utente di base a Potenza che si identifica con lo slogan “Diciamo no ai vitalizi regionali lucani”, e spiega di rappresentare «solo dei cittadini lucani italiani che si vergognano per la classe politica lucana incapace di fare tutto ma molto capace di togliere soldi ai fragili per darli a sé stessa». Perché: «Quann je tropp e’ tropp!» (CLICCA QUI PER LA PETIZIONE).

Poi ce ne sono altre due lanciate nei giorni successivi che però hanno raccolto non più di una quarantina di sottoscrizioni in totale.
I numeri delle petizioni online, per quanto “gonfiati” dalle sottoscrizioni di cittadini di fuori regione, sono destinati a dare ulteriore slancio alla campagna referendaria avviata per l’abrogazione della legge approvata lo scorso 16 dicembre dal Consiglio regionale. Sempre che la Consulta di garanzia statutaria acconsenta alla raccolta delle firme nonostante l’assenza di una normativa di attuazione di quanto previsto dalla “Carta” regionale.

LA RICHIESTA DI INVIARE IL QUESITO ALLA CONSILTA REGIONALE DI GARANZIA STATUTARIA

Ai promotori, infatti, è richiesto di inviare il quesito alla Consulta regionale perché valuti «l’ammissibilità della richiesta, a norma dello Statuto, e l’omogeneità e la chiarezza del quesito».
Solo una volta acquisito il via libera della Consulta può partire la raccolta di firme vera e propria «secondo le modalità stabilite dalla legge».
Affinché si svolga la consultazione, quindi, occorrerebbero almeno 5mila sottoscrizioni di liberi cittadini, o le deliberazioni di «almeno due» consigli comunali per provincia che rappresentino un ventesimo della popolazione», pari a circa 26mila abitanti.

«Il referendum è valido se ha partecipato alla votazione almeno il trentatré per cento degli aventi diritto ed è efficace se ha raggiunto la maggioranza dei voti validamente espressi». Aggiunge ancora lo Statuto.
Per raggiungere il quorum, insomma, occorrerebbe che dei 446.685 votanti lucani calcolati in occasione delle scorse elezioni politiche, al netto di quelli iscritti all’anagrafe degli italiani all’estero, circa 150mila si rechino alle urne. Per la validità deve andare alla urne un terzo degli aventi diritto.

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