Basilicata, finti maratoneti, doppia condanna

  • Postato il 23 gennaio 2026
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Il Quotidiano del Sud
Basilicata, finti maratoneti, doppia condanna

Per i I finti maratoneti del team Basilicata una doppia condanna. I materani Carlucci e Vizziello devono risarcire 83mila euro a Provincia e Regione


DOVRANNO risarcire 84mila euro complessivi Francesco Paolo Carlucci ed Emanuele Vizziello, referenti delle associazioni sportive dilettantistiche “Gruppo sportivo Matera” e “Polisportiva Rocco Scotellaro”.
Lo ha deciso la Corte dei conti della Basilicata per il presunto danno erariale causato dalle condotte già costate agli stessi Carlucci e Vizziello gli arresti domiciliari, nel 2020, e una condanna di primo grado per truffa sui contributi per le attività sportive, nel 2024, innanzi al Tribunale di Matera.

LA CONDANNA PER I FINTI MARATONETI DEL TEAM BASILICATA


Il collegio presieduto da Luigi Cirillo, e completato dai giudici Rocco Lotito e Maria Gabriella Dodaro, ha respinto la richiesta di sospendere il processo contabile in attesa del verdetto della Corte d’appello sul ricorso contro le condanne inflitte dal tribunale della città dei Sassi.
Accolta in toto, quindi, la richiesta di condanna di Carlucci a un risarcimento in favore della provincia di Matera di 13mila euro, e di Vizziello, che era anche presidente del Comitato Regionale Fidal-Basilicata, a un risarcimento di 70mila euro da dividersi tra Provincia di Matera (30mila) e Regione Basilicata (40mila).

LE INDAGINI

Stando a quanto evidenziato dalle indagini condotte dalle Fiamme gialle della città dei Sassi, e appena accertato anche dai magistrati contabili, Carlucci e Vizziello avrebbero presentato alla Provincia «diversi progetti, finalizzati alla promozione delle attività fisico-motorie e ludico-sportive» dai nomi evocativi tipo “Atletica per Tutti”, “Gioco Sport”, “Atletica Insieme”, “Sport Atletica”, “Atletica è Vita” e “Corri Atletica”. Progetti «contenenti dati falsi in quanto apparentemente sottoscritti da un direttore e responsabile tecnico (…) del tutto ignari dei progetti presentati a loro nome e indicando collaboratori tecnici/istruttori della Federazione Italiana di Atletica Leggera – Fidal (…) anch’essi completamente ignari».

FINTI MARATONETI, LE SPESE E LE FATTURE «RISULTATE FALSE»

Nella rendicontazione delle spese sostenute, poi, sarebbero state allegate «dichiarazioni o ricevute per compensi occasionali e fatture risultate false». Oltre ad attestare «falsamente la sussistenza dei requisiti previsti dai rispettivi bandi per l’ammissione ai progetti».
A far partire l’inchiesta sarebbe stata proprio la denuncia di una dei responsabili tecnici dei progetti portati a finanziamento, accortasi che il suo documento era stato prodotto a corredo delle pratiche con tanto di firme falsificate.
Poi i finanzieri hanno sentito numerosi testimoni e hanno scoperto che nei giorni indicati per alcune attività di promozione al campo sportivo Duni l’impianto sarebbe stato «inagibile» per lavori di riqualificazione.
Di qui la conclusione che «le ricevute delle spese e le fatture allegate ai progetti erano, per la maggior parte, false ovvero rilasciate per altre vicende».

FINTI MARATONETI, LE CONDANNE

Vizziello è stato condannato anche sulla scorta di una seconda indagine confluita nel processo materano, che è stata condotta dalla Questura della città dei Sassi.
A fare partire questo secondo filone di accertamenti era stata la denuncia di una maratoneta marocchina, dopo che i referenti del Gruppo Sportivo Matera avevano chiesto al nipote «di partecipare alla maratona di Lisbona con il nome di un altro atleta italiano, per usufruire dei contributi regionali».

DALLE MARATONE DI STOCCOLMA A DUBLINO FINO ALLA LETTONIA

Così si è scoperto che alle maratone di Stoccolma, nel 2013, a quella di Dublino nel 2014, alla “Nordea Rigas Maratons” in Lettonia, sempre nel 2014, avrebbero partecipato atleti diversi da quelli indicati nelle richieste di contributo.

Il tutto perché Vizziello e Carlucci, uscito indenne da questo secondo capo di contestazione non avendo gestito le contingenze economiche in questione, avrebbe indotto «atleti e appassionati di sport ad assumere la carica di presidenti di nuove società sportive (dicendo loro che tanto era finalizzato ad ottenere finanziamenti leciti da parte della Regione Basilicata, in quanto la Fidal non riusciva più ad ottenere sponsor privati), con l’assicurazione che si sarebbero occupati degli adempimenti amministrativi e contabili».

Dapprima «facendo incassare da detti presidenti i contributi erogati dalla Regione Basilicata con assegni», che poi si facevano consegnare «in contanti», e poi lasciando a Vizziello le carte di credito e le relative credenziali dei suddetti “finti” presidenti.

LA PERQUISIZIONE

Tanto che nel corso di una perquisizione a casa sua sono state ritrovate ben «otto carte prepagate intestate a diverse società sportive», oltre a «59mila euro» in contanti.

LE TESI DI VIZZIELLO


Per provare a giustificare la presenza di quella somma in contanti a casa Vizziello aveva sostenuto che si trattasse soltanto degli stipendi suoi e delle pensioni di due familiari. Ma i magistrati hanno ritenuto questa sua affermazione «non suffragata da elementi concreti».

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