“Calabresi nel mondo”, chiesti 5 anni per Giuseppe Galati

  • Postato il 24 gennaio 2026
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“Calabresi nel mondo”, chiesti 5 anni per Giuseppe Galati

Lamezia Terme, il pm chiede la condanna a 5 anni per l’ex sottosegretario Giuseppe Galati nel processo sulla Fondazione Calabresi nel Mondo. Sentenza l’11 febbraio


LAMEZIA TERME – Cinque anni dopo il rinvio a giudizio arriva la richiesta di condanna dal pm del tribunale di Catanzaro, Graziella Viscomi, a 5 anni per l’ex parlamentare e già sottosegretario, Giuseppe Galati, attuale vicepresidente vicario di Noi Moderati. Per l’ex collaboratrice di Galati, Mariangela Cairo,  è stata invece chiesta l’assoluzione. L’11 febbraio prossimo è prevista la sentenza. Il processo, a rischio prescrizione visto che i fatti contestati risalgono al 2012, è scaturito  dall’inchiesta sulla Fondazione “Calabresi nel mondo” di cui Galati era presidente.

La tesi della difesa

I difensori di Galati, gli avvocati Francesco Gambardella e Salvatore Cerra, nel chiedere l’assoluzione, hanno contestato l’ipotesi accusatoria ritenendo da un lato l’insussistenza dei reati di peculato ed abuso d’ufficio contestati, attesa la natura privata della Fondazione per come accertato dal Tribunale Civile di Catanzaro con sentenza passata in  giudicato. Dall’altro, la difesa ha evidenziato che tutte le attività poste in essere dalla Fondazione “Calabresi nel Mondo” e quindi da Galati sarebbero state certificate da pareri pro veritate a firma di due professori universitari.

Le indagini

Dalle indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo del Comando provinciale di Catanzaro, emerse che Galati avrebbe assunto un considerevole numero di collaboratori a soli «fini clientelari» – secondo le accuse – «per mantenere ed incrementare il proprio bacino elettorale simulando il loro impiego nella struttura operativa interna, la cui nomina era affidata alla scelta fiduciaria del presidente, ma impiegandoli in realtà in progetti finanziati con fondi comunitari». Galati – secondo le accuse – dalla postazione di presidente della Fondazione Calabresi nel Mondo avrebbe assunto decine di persone a fini clientelari, «per mantenere e incrementare il proprio bacino elettorale». Poi la Giunta regionale guidata da Mario Oliverio chiuse i rubinetti ad alcuni enti in house, tra cui Calabresi nel Mondo, mettendoli in liquidazione. Nel frattempo la Procura di Catanzaro scavò fra le carte della Fondazione scoprendo che le assunzioni sarebbero avvenute per rapporti politici, anche bipartisan, per legami di parentela e per rapporti personali.  Insomma – secondo la Procura – Galati «in virtù dei soli rapporti di cointeressenza (violando lo statuto della Fondazione e la normativa vigente), essenzialmente di vicinanza politica, promuoveva, istigava, avallava e procedeva all’assunzione di un cospicuo numero di collaboratori (principalmente del territorio lametino) presso la Fondazione Calabresi nel Mondo».

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