Da Davos al fronte, i messaggi dei soldati e la paura della pace senza certezze
- Postato il 23 gennaio 2026
- Di Panorama
- 2 Visualizzazioni

Mentre prendono forma le nuove posizioni dell’Unione Europea sulla guerra tra Mosca e Kiev, sul fronte russo-ucraino, oltre a morire, si commentano le notizie riguardanti i prossimi colloqui di pace e le prossime iniziative. Un comandate ucraino scrive al Military Times mentre è dispiegato nella regione di Zaporizhzhia, nell’Ucraina meridionale, sede della più grande centrale nucleare d’Europa, sotto occupazione russa fin dalle prime settimane dell’invasione, con queste parole: “Questi colloqui di pace mi sembrano una dissonanza cognitiva”. Ha poco più di 40 anni, si firma con il soprannome Primo, e spiega che la sensazione provata dai suoi soldati è che i colloqui siano inutili e irrilevanti. Ne riprende i contenuti la testata specializzata Defense News, diffondendo quindi un punto di vista interno a chi combatte. Intanto però i colloqui proseguono anche questa settimana al World Economic Forum di Davos, dove l’inviato di Putin, Kirill Dmitriev, è arrivato lunedì per poter parlare direttamente con i negoziatori statunitensi. Degno di nota è il fatto che sia la prima volta che un rappresentante del Cremlino partecipa al Forum dall’inizio della guerra. Dopo giorni di incertezza sulla sua presenza, è arrivato a Davos anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky per incontrare Donald Trump, dove anch’egli ha descritto la sensazione che l’Ucraina stia rivivendo un film già visto. La conseguenza diretta, nell’era dei social, è che sulle chat Telegram sono apparsi messaggi come: “Il processo di pace è diventato una soap opera basata sull’ego di un uomo in particolare”. I colloqui possono essere inquadrati come un’operazione strategica, ma al fronte vengono giocoforza vissuti come qualcosa di personale, ovvero pensando se il loro sacrificio garantisce vera sicurezza o sia qualcosa da barattare per un’ulteriore pausa nei combattimenti. “Quando sento parlare di un cessate il fuoco o di un accordo, il mio primo pensiero è che forse questo inferno sta finalmente finendo”, scrive il militare, ma la mia più grande paura è che dopo un accordo i soldati russi si riorganizzino, si trincerino e ricomincino la guerra da capo”. Secondo il sondaggio effettuato a gennaio dall’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev, il 69% degli ucraini accetterebbe un accordo che congeli le linee del fronte con garanzie di sicurezza, a patto che i territori occupati non siano formalmente riconosciuti come russi. Fatto piuttosto difficile da proporre a Mosca, anche perché una netta maggioranza, il 62%, afferma che continuerà a combattere finché sarà necessario.
Poca fiducia nei colloqui di pace
Tra le truppe ucraine non tutti i soldati hanno descritto i colloqui come astratti o farseschi: per alcuni, il sentimento dominante è stato quello di una sorta di tradimento, soprattutto nei confronti di Washington, con messaggi che rivelano sensazioni di essere “confusi e traditi dai recenti colloqui di pace; erano nostri fratelli, e ora sembra che ci stiano abbandonando. Dopotutto, questa è la guerra dello sfinimento e noi siamo sfiniti”. Intanto emergono verità che per mesi sono state sottaciute: Il nuovo ministro della Difesa ucraino, Mykhailo Fedorov, ha dichiarato al parlamento che circa 200.000 soldati sono attualmente dispersi ingiustificati e che circa due milioni di ucraini sono ricercati per presunte “violazioni della mobilitazione”, ovvero uomini che fuggono perché non si fidano dell’efficacia dei colloqui. Soltanto nel mese di ottobre 2025 erano stato registrati 21.602 casi di diserzione, almeno secondo quanto riportato dalla testata The Kyiv Independent. Di certo c’è che qualsiasi accordo che tocchi i confini come erano conosciuti fino al febbraio 2022 si scontrerebbe anche con la realtà politica interna dell’Ucraina. Come confermerebbe una frase di Telegram dello stesso militare che scrive: “Credo che ci siano alcune linee rosse che nessun politico ucraino è ancora pronto ad oltrepassare.” La ricerca delle garanzie future di non invasione sembra la parte più difficile dell’accordo: “Deve esserci giustizia, e bisogna impedire alla Russia di farlo di nuovo; non voterò per nessun accordo di pace se ciò significa che i miei figli dovranno combattere lo stesso nemico contro cui io e mio padre abbiamo combattuto. Al momento, accettare le richieste russe significherebbe ancora guerra in futuro e disperazione per coloro che hanno combattuto; ma anche sfiducia nel governo e apatia nei confronti dell’UE.” Un altro soldato, nella stessa chat, scrive: “Le guerre non finiscono con le vittorie, finiscono con gli accordi”. Intanto, la fiducia degli ucraini nel presidente Volodymyr Zelensky, seppur rimanga alta, secondo il l’Istituto Internazionale di Sociologia di Kiev sarebbe scesa al 59% toccando i minimi dal 2024, a causa della stanchezza per la guerra e delle difficoltà sul fronte. Ma al contempo è ancora considerato un leader legittimo per il tempo di guerra. Accanto a lui emergono comunque figure alternative come Valery Zaluzhny, che godono di maggiore gradimento, avvicinandosi al 70%. Ex generale, Zaluzhny è visto da molti come un potenziale leader futuro.