Desert Storm, il pentito Aloe racconta i «guadagni spropositati» del “locale” di Cirò grazie alla droga
- Postato il 25 febbraio 2026
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Desert Storm, il pentito Aloe racconta i «guadagni spropositati» del “locale” di Cirò grazie alla droga

Operazione Desert Storm, il pentito Aloe svela il nuovo organigramma del “locale” di Cirò, Cataldo Cozza al vertice della piazza di spaccio.
CIRÒ MARINA – «Attualmente Cataldo Cozza è quello che mantiene la ‘ndrangheta di Cirò. Tutta la droga passa dalle sue mani». La droga resta una componente fondamentale negli affari del “locale” di ‘ndrangheta di Cirò. Parola del collaboratore di giustizia Gaetano Aloe, le cui rivelazioni sono state fondamentali per far scattare l’operazione Desert Storm, condotta dai carabinieri e dalla Dda di Catanzaro contro le nuove leve del “locale” di ‘ndrangheta di Cirò. Il presunto affiliato Cozza, indicato dal pentito come il capo della piazza di spaccio, è colui che “mantiene” la cosca, stando alle rivelazioni. Il clan è stato colpito a più riprese anche dopo le mega operazione Stige, che nel gennaio 2018 portò a 170 arresti. Le successive operazioni Ultimo Atto e Saulo stroncarono, infatti, le nuove leve. Ma il “locale” di ‘ndrangheta di Cirò è come la coda delle lucertole e ricresce sempre.
GUADAGNI SPROPOSITATI
Il giro di affari, secondo il pentito, è di 2500 euro al giorno d’inverno. «Si spacciano 2 chili di cocaina e 15 di “erba” al mese». Ma d’estate il giro lievita enormemente e «i guadagni sono spropositati». Inoltre, Cozza «è uno che ci sa fare». È lui che «mantiene la porta in piedi», nel senso che regge la baracca dal punto di vista economico. I vertici della cosca hanno capito che il “settore” delle estorsioni è più rischioso anche per la pressione investigativa delle forze dell’ordine e della magistratura. E hanno preferito puntare di nuovo sulla droga. «Cirò compra un chilo, lo tagliano, poi lo passano a Cozzarella e se la vede sempre lui. Spaccia pure».
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I NASCONDIGLI
«Di regola» Cozza, percependo già uno stipendio dal clan, dovrebbe gestire tutto senza incassare altri soldi ma trattiene comunque una percentuale sugli introiti della droga. Sarebbe stato affiancato nella sua attività dal fruttivendolo Mario Morrone. Per il pentito Aloe, Cozza è «la persona più furba che possa esistere». Sa fare il suo lavoro, dice Aloe nel suo gergo. Saprebbe «nascondere la droga in mezzo alle strade e tu nemmeno la vedi».
L’ORGANIZZAZIONE
Sempre Aloe ha fatto luce sulla ripartizione dei ruoli e l’organigramma della cosca. Degli affari di droga si occuperebbe Cataldo Cozza sotto la supervisione di Basilio Paletta, uno dei veterani del clan. Paletta avrebbe rifornito di cocaina e marijuana Cozza su mandato del clan, la cui reggenza sarebbe nelle mani di Luigi Vasamì, Martino Cariati e Francesco Amantea, almeno nella fase focalizzata dalla nuova inchiesta. Il triumvirato composto dai fratelli Peppe e Silvio Farao e da Cataldo Marincola resta sempre l’organo di vertice, ma i capi storici sono da tempo detenuti.
LA “BACINELLA”
A gestire la “bacinella”, cioè la cassa comune del clan, sarebbe stato Basilio Paletta. «Ma non so dove detiene il denaro, in quanto la bacinella si sposta da persona a persona. Considerate, però, che Basilio ha diverse case disabitate a Cirò Superiore», ha spiegato Aloe. L’attività di smercio di droga a Cirò Marina è congegnata, insomma, come societaria. «La cosca organizza chi deve acquistarla, chi deve venderla e chi deve tenere la contabilità». Regole impartite sin dall’epoca in cui il “locale” di ‘ndrangheta era retto da Vincenzo Pirillo, poi assassinato nella strage al ristorante. Paletta si sarebbe occupato anche di individuare chi avrebbe dovuto sostituire Cozza, dopo un recente arresto, quale vertice del gruppo di spacciatori per conto del clan. Un gruppo la cui età si sta abbassando sempre di più, in seguito alle retate che hanno decimato la cosca.
LIBRO MASTRO
Aloe ha visto il foglio su cui è registrata la contabilità del clan. Le annotazioni servono affinché il contabile possa poi spiegare ai capi come ha amministrato i beni del clan. Alcuni codici sono comprensibili, ad esempio il pagamento degli avvocati o eventuali crediti di chi smercia la droga. Altre indicazioni le conosce solo il contabile. Il pentito ricorda che Paletta si lamentava perché dalle precedenti annotazioni fatte da Peppe Cariati, detentore della bacinella prima di essere arrestato, non era chiaro se alcune somme fossero riscosse o da riscuotere.
GLI SCAFISTI
Il collaboratore di giustizia è la memoria storica del “locale” di ‘ndrangheta. Ricorda anche che qualche decennio fa fu ritrovata una grossa partita di “erba” persa da alcuni scafisti. Gli uomini del clan pretesero che «tutti i pescatori di Cirò uscissero in mare e raccogliessero i pacchi di erba, che ricordo essere da circa 30 chili l’uno, per poi riconsegnarli a loro». Qualcuno si impossessò di alcuni pacchi senza renderne conto al clan. «So che da quel momento a Cirò gli è stato proibito di spacciare».
IL PANIFICATORE
Nel periodo in cui Aloe, coinvolto nell’operazione Stige, è rimasto in libertà, ha svolto l’attività di panificatore. Alle sue dipendenze era un uomo di Cataldo Cozza, Sante Morrone, indagato nella nuova inchiesta. Per questo, dati i contatti intensi avuti con Aloe, Cozza, come emerge dalle conversazioni intercettate agli atti dell’inchiesta, temeva di essere inguaiato dalle rivelazioni, quando si diffuse la notizia del “pentimento”. «Quando parla della droga, poi dice di tutti noi», osservava Cozza a colloquio con un suo interlocutore.
I PESTAGGI
Dalle intercettazioni emerge anche che due indagati, armati di bastoni, erano andati a casa di un acquirente che non aveva saldato un credito. Il credito fu poi pagato dal fratello del debitore per evitare il peggio. Ma a sua volta uno degli indagati sarebbe stato pestato da Luca Frustillo, uno degli emergenti del clan, per un’attività di spaccio non “autorizzata” nella piazza crotonese. In un caso, invece, un pusher minorenne sarebbe stato “avvisato” bonariamente dopo aver intrapreso un’autonoma attività di spaccio. «Io non sono Luca Frustillo che picchia le persone». Tutti indizi di un monopolio del clan.
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