Disastro ambientale e post-verità nella mostra di Eleonora Roaro a Carrara 

Sono molte le suggestioni che emergono osservando la mostra personale di Eleonora Roaro (Varese, 1989), ma una si impone subito allo sguardo: il verde. Non quello della natura o delle istanze ambientali, bensì un verde fluorescente, innaturale, chimico. Un espediente estetico che segnala l’artificialità del contesto ed espone pratiche di greenwashing. Un’alterazione cromatica che agisce come dispositivo critico, capace di riattivare una memoria industriale rimossa. 

Eleonora Roaro, LA NUBE, videostill, MudaC, Carrara, 2025. Courtesy MudaC
Eleonora Roaro, LA NUBE, videostill, MudaC, Carrara, 2025. Courtesy MudaC

Il videoclip di Eleonora Roaro sul disastro ambientale della Farmoplant  

Luglio 1988, Massa. Due esplosioni nello stabilimento Farmoplant liberano una nube tossica che si diffonde per migliaia di chilometri, avvolgendo territori e corpi. I danni ambientali e sanitari sono evidenti, ma le pressioni politiche e industriali modellano una narrazione rassicurante, che minimizza il pericolo. In LA NUBE di Eleonora Roaro questa vicenda storica viene trasformata in un progetto artistico corale: nato come concept album con le sonorità industrial di Emiliano Bagnato che si intrecciano con le animazioni in stile DIY Anni Ottanta di Corinne Ingegnieri, il video, o meglio videoclip, fulcro della mostra, curata da Cinzia Compalati e Vanina Saracino, è un assemblage di animazioni, suoni e immagini — tra cui Super8, VHS-C, radio e telegiornali, pubblicità, documenti — che nello spazio espositivo si relaziona con materiale d’archivio e documentario prodotto negli ultimi trent’anni da associazioni locali impegnate nella denuncia della dannosità del polo chimico apuano. 

Eleonora Roaro, LA NUBE, videostill, MudaC, Carrara, 2025. Courtesy MudaC
Eleonora Roaro, LA NUBE, videostill, MudaC, Carrara, 2025. Courtesy MudaC

La ZIA fuma. Eleonora Roaro al MudaC di Carrara 

La ZIA, alias la Zona Industriale Apuana, prende forma in una figura femminile dalle sembianze dell’artista, incarnazione del territorio industriale: fuma, avvelena e si avvelena, rimandando l’ambivalenza del luogo, vittima e carnefice insieme. Un espediente narrativo ci porta nel salotto della ZIA-Roaro che, di schiena, consuma notizie e pubblicità epoca dopo epoca, dalla sua fondazione di ZIA-luogo durante il fascismo, fino ai giorni nostri. Con il tempo cambiano gli arredi, così come evolvono gli strumenti mediatici, ma rimane costante un bombardamento di immagini e informazioni, un intreccio ininterrotto di realtà e menzogna.  

Eleonora Roaro, LA NUBE, installation view at mudaC, Carrara, 2025. Courtesy MudaC
Eleonora Roaro, LA NUBE, installation view at MudaC, Carrara, 2025. Courtesy MudaC

Eleonora Roaro tra inquinamento e post-verità  

Questa confusione da post-verità, creata con sagacia da Roaro, emerge in un riferimento visivo al pilot della serie TV Mad Men. La ZIA è ritratta nella stessa posizione del direttore creativo di un’agenzia pubblicitaria, intento a trovare la frase perfetta per uno spot di sigarette. Un richiamo totale alla Tobacco Strategy: la negazione sistematica della nocività del consumo, usata dall’industria del tabacco attraverso pubblicità e controllo dell’opinione pubblica. Commentata e chiacchierata per le sue tematiche — inquinamento, politica, industria, attivismo — la mostra presenta un public program d’artista che trasforma il museo in laboratorio con incontri e workshop estendendo la riflessione oltre le sue pareti grazie al coinvolgimento del pubblico.  
 
Silvia Vannacci 

L’articolo "Disastro ambientale e post-verità nella mostra di Eleonora Roaro a Carrara " è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

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