Enzo Tortora, con lui iniziò la questione-giustizia
- Postato il 26 gennaio 2026
- Giustizia
- Di Libero Quotidiano
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Enzo Tortora, con lui iniziò la questione-giustizia
Per quanto scontate perché riferite a date e fatti conosciutissimi, le celebrazioni conservano sempre una loro improbabilità, una sorpresa, un’occasione per rileggere qualcosa e rilevarne o scoprirne aspetti importanti. Come la questione della giustizia, dei suoi rapporti con la politica, e viceversa. Che siamo un po’ tutti portati a datare al 1992 con l’esplosione di Tangentopoli, Mani pulite, i processi di cui è appena morto uno degli avvocati della difesa più emblematici, Giuliano Spazzali, al quale ha reso le armi anche il suo ruspante, ruspantissimo antagonista del tempo Antonio Di Pietro. Furono gli anni in cui anche un presidente della Repubblica come Giorgio Napolitano individuò, scrivendone pubblicamente alla vedova di Bettino Craxi nel decimo anniversario della morte in terra tunisina, il “brusco cambiamento” intervenuto nei rapporti fra giustizia e politica, appunto. Ma le celebrazioni dei 50 anni della Repubblica di carta del compianto Eugenio Scalfari hanno fornito l’occasione qualche giorno fa di un ritorno su quel giornale, sia pure solo da intervistato, di una delle più celebri firme che ne erano uscite abbastanza clamorosamente: Paolo Guzzanti. Il quale ha ricordato, in particolare, l’intervista commissionatagli personalmente da Scalfari nel febbraio del 1980 all’allora ministro della Marina Mercantile Franco Evangelisti, dimessosi per lo sputtanamento, diciamo così, derivato alla sua corrente, quella democristiana di Giulio Andreotti, alla Dc e in fondo a tutta la politica dal quadro emerso del finanziamento illegale dei partiti, e loro derivati. «Ah, frà che te serve?», fu il liet motiv di quel filone ispirato alla frase con la quale il costruttore Gaetano Caltagirone si offriva di consuetudine all’amico Franco Evangelisti.
Nell’evocare quella vicenda, e particolari divertentissimi come il richiamo di Scalfari ad Evangelisti a parlare da “ministro della Repubblica” mentre l’altro protestava con parolacce in romanesco contro il casino in cui si era ficcato in fondo da solo, Guzzanti ha ricordato lo stupore suo e dello stesso Scalfari per la indifferenza giudiziaria nella quale poi cadde la vicenda. Nessun avviso di garanzia, nessuna indagine, nessun processo. Eppure c’era già la legge sul finanziamento pubblico le cui violazioni poco più di una decina d’anni dopo avrebbero scatenato il finimondo. Già, perché? Soltanto l’anno dopo, nell’estate del 1981, lo stesso Scalfari avrebbe raccolto dal segretario del Pci Enrico Berlinguer la famosa intervista che riduceva ad una “questione morale” il problema dei rapporti dei comunisti con tutti gli altri partiti della trascorsa stagione della “solidarietà nazionale”. Dalla quale i comunisti, dopo avere appoggiato dall’esterno due governi monocolori democristiani di Andreotti, si erano tirati indietro, a sentire e interpretare Berlinguer, non per sottrarsi al programma del riarmo della Nato, e del suo ombrello sotto il quale pure lui si era sentito protetto, ma per rivendicare e rispettare la loro “diversità” morale: onesti contro tutti gli altri disonesti.
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Il clima politico, insomma, c’era per attingere all’ancora fresca avventura di Evangelisti, diciamo così, e saltare giudiziariamente sui partiti. Esso arrivò dopo. Ma non nel 1992 col l’arresto del socialista Mario Chiesa a Milano colto in flagranza di tangenti. Arrivò nel 1983 col clamoroso arresto a Roma di Enzo Tortora, a seguito del quale i macroscopici errori e abusi emersi dalla vicenda giudiziaria del popolarissimo conduttore televisivo, scambiato per un camorrista spacciatore di droga, scossero socialisti e radicali. Che sollevarono sul piano referendario la questione della irresponsabilità in cui operavano i magistrati. Che, dal canto loro, abituati all’impunità, di carriere e di soldi, scoprirono a loro volta la pericolosità della politica. Fu lì che nacque la questione giustizia, tuttora aperta con un referendum che però potrebbe finalmente risolverla, diversamente da quello del 1985 formalmente vinto da socialisti e radicali ma poi tradito con una disciplina della responsabilità civile delle toghe praticabile solo per modo di dire. Si lasciò scriverla agli stessi magistrati.
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