F1 2026, Ferrari ha lavorato sul turbo della SF-26 per non perdere potenza
- Postato il 19 gennaio 2026
- Formula 1
- Di Virgilio.it
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Nelle officine di Maranello si è operato chirurgicamente su metallurgia e architettura interna del turbo compressore. L’obiettivo primario è stato l’alleggerimento delle masse e la drastica riduzione dell’inerzia rotazionale. Si è cercato, in sintesi, di fluidificare la curva di erogazione, sfruttando la sinergia tra la componente endotermica e il sistema ibrido per esercitare un controllo sempre più raffinato sul funzionamento della turbina.
F1 2026: i vincoli FIA e il perimetro invalicabile
Scendendo nel dettaglio normativo, il regolamento tecnico 2026 – nello specifico il paragrafo C5.3.5, impone vincoli dimensionali estremamente severi per turbina e compressore. Sarà consentito l’utilizzo esclusivo di giranti preventivamente approvate dal dipartimento tecnico, definendo così un perimetro di sviluppo ineludibile. La nota “A” normativa chiarisce in modo inequivocabile un fatto.
Il diametro delle pale estern del compressore dovrà ricadere in una finestra dimensionale compresa tassativamente tra i 100 e i 110 millimetri. Nessuna porzione della girante – siano esse le palette, il mozzo centrale o i raccordi – potrà eccedere il valore massimo consentito, né scendere al di sotto della soglia minima prescritta. Il medesimo principio dogmatico si applica alla turbina: range di tolleranza fissato tra i 90 e i 100 millimetri.
F1 2026: la fine delle “scorciatoie” volumetriche
In passato, la via maestra per incrementare la potenza del turbo era semplice: aumentare il diametro del compressore per avere un volume d’aria superiore a parità di regime di rotazione. Una soluzione efficace, certo, ma ormai definitivamente preclusa dalla Federazione Internazionale, che ha imposto una “scatola dimensionale” estremamente angusta, con un margine di manovra ridotto a soli dieci millimetri.
La conseguenza è immediata: se i competitor sono obbligati a utilizzare componenti con dimensioni pressoché identiche, l’unico terreno di confronto reale diventa l’efficienza pura. Nessun costruttore potrà estrarre un vantaggio competitivo dalla semplice crescita delle misure fisiche; la partita si giocherà interamente sulla qualità intrinseca del progetto. Da questo presupposto nasce l’esigenza di una micro-ottimizzazione fluidodinamica.
I reparti motoristici sono chiamati a intervenire sui profili delle pale, sulla gestione dei flussi e sulle geometrie interne affinché la girante, a parità di diametro, sia in grado di muovere l’aria in modo più “pulito”, minimizzando la generazione di calore parassita e al tempo stesso ottimizzando la reattività alle variazioni di carico. Quando le dimensioni sono fisse, la prestazione si costruisce al microscopio.
La strategia Ferrari tra inerzia e compensazione elettrica
Secondo le informazioni raccolte, proprio questo fronte rappresenta uno dei cardini su cui la Ferrari ha concentrato una parte significativa delle proprie risorse. Il reparto power unit ha lavorato in modo esteso sulla scienza dei materiali per abbattere la massa complessiva e ridurre l’inerzia della girante, permettendo al gruppo turbo compressore di entrare in regime operativo anche in presenza di flussi di scarico modesti.
Questo a tutto vantaggio della reattività e dell’efficienza globale. Tutto ciò si inserisce all’interno di uno scenario tecnico radicalmente mutato. L’assenza del moto generatore MGU-H nella F1 2026 priva il sistema di un elemento chiave che, nelle precedenti generazioni, recuperava energia dai gas di scarico e, contestualmente, manteneva elevato il regime di rotazione della turbina. Questa funzione di “controllo attivo” è venuta meno.
Per compensare tale mancanza, si è reso necessario lo sviluppo di nuove strategie di gestione. Ai bassi regimi, nell’istante in cui il pilota richiede potenza, il turbo soffre fisiologicamente di un ritardo di risposta (turbo lag). Questo vuoto viene colmato dal mero apporto elettrico, che interviene istantaneamente per riempire il buco di coppia creato dall’effetto suddetto di questi motori.
Con l’aumentare dei giri la turbina entra nella sua finestra di lavoro ottimale e il supporto elettrico può progressivamente ridursi. Il vero nodo tecnico risiede nella calibrazione millimetrica di questo equilibrio. Dosare correttamente il contributo tra la parte ibrida e quella endotermica lungo tutto l’arco di utilizzo, di fatto rappresenta una delle sfide più complesse delle nuove power unit.
Mantenere la di erogazione pulita: è questo il lavoro della Ferrari, per garantire che il turbo lavori sempre nella zona di massima efficienza. Sulla carta la direzione intrapresa a Maranello appare coerente e razionale. La fiducia attorno alla power unit Ferrari è palpabile, ma il passaggio chiave sarà la verifica empirica di Barcellona, dove il team dovrà sciogliere anche gli ultimi nodi legati all’affidabilità.