Fazio (Dia) a Cutro: «Ogni calabrese sa riconoscere almeno 12 ‘ndranghetisti»
- Postato il 6 febbraio 2026
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Fazio (Dia) a Cutro: «Ogni calabrese sa riconoscere almeno 12 ‘ndranghetisti»

Tappa a Cutro del ciclo di Pedagogia antimafia di UniCal, Beniamino Fazio (Dia): «Ogni calabrese sa riconoscere almeno 12 ‘ndranghetisti»
CUTRO – «Ogni calabrese è in grado di riconoscere almeno dodici appartenenti alla ‘ndrangheta. Questo significa che il territorio è presidiato. La ‘ndrangheta non è qualcosa di astratto. È qualcosa che respiriamo ogni giorno». Lo ha detto Beniamino Fazio, capo della Dia di Catanzaro, dialogando con gli studenti del Polo scolastico di Cutro nell’ambito del ciclo di Pedagogia antimafia ideato dal professor Giancarlo Costabile dell’Università della Calabria. Un discorso duro, a tratti crudo, ma necessario, quello di Fazio. Dinanzi a ragazzi accolti nella sala Falcone e Borsellino del Comune, l’investigatore ha affrontato il tema della pervasività della ‘ndrangheta.
«Le organizzazioni mafiose trovano ossigeno grazie al fascino di certi modelli che i giovani, a volte inconsapevolmente, subiscono», ha detto Fazio. Il suo è un osservatorio privilegiato. «Dalle intercettazioni che ascoltiamo ogni giorno, emerge che la gente comune si rivolge per qualsiasi problema al referente di ‘ndrangheta di questo o quel territorio. Anche per un assegno non pagato o un inquilino che non vuole andarsene. “Pare brutto” – ha detto ancora Fazio citando un’espressione dialettale – rivolgersi, invece, alle forze dell’ordine». Fazio ha fatto esempi di subcultura mafiosa. «La ‘ndrangheta la alimentiamo noi stessi col nostro comportamento, se ci rivolgiamo a qualcuno per superare un concorso».
LA CALABRIA NON CAMBIA
L’intervento di Fazio ha spaziato a tutto campo. «La ‘ndrangheta ha bisogno di sudditi. Ha interesse a che le opere non siano finite e i lavori pubblici durino all’infinito. Quanto avremmo bisogno di infrastrutture migliori in Calabria?». Il capo della Dia catanzarese ha poi chiesto ai ragazzi perché, nonostante la serie di operazioni antimafia, ancora non ci sia il cambiamento. «Perché la Calabria non cambia? Se continuerete a pensare che servono soltanto più controlli e che non dipende da voi, niente cambierà. Non serve la militarizzazione del territorio. Possiamo arrestare anche migliaia di persone ma il cambiamento parte da voi giovani».
‘NDRANGHETA AFFARISTICA
Fazio si è poi soffermato sulle tendenze evolutive della ‘ndrangheta. Una ‘ndrangheta affaristica, che spara sempre di meno. «Oggi la ‘ndrangheta evita di uccidere. Non ne ha bisogno perché si mette d’accordo. Reinveste i proventi della droga in centri commerciali e utilizza strutture imprenditoriali fantasma, società cartiere che creano false fatturazioni, grazie a consulenze di commercialisti e avvocati. Si infiltra in qualsiasi attività remunerativa. In Calabria lo fa soprattutto nel settore dei rifiuti e dei grandi appalti».
UCCIDERE A 17 ANNI
Il capo della Dia è riuscito a catturare l’attenzione dei ragazzi soprattutto quando ha parlato delle indagini da lui compiute su un caso di omicidio. L’omicidio di Vito Grassi. Allora lavorava in Sicilia. Uno dei due arrestati aveva soltanto 17 anni. «Quel diciassettenne era affascinato dalla malavita. Voleva assomigliare a quel ragazzo che prima gli ha fatto vedere come si spara, utilizzandolo come “palo”, e poi gli ha commissionato un assassinio».
Un racconto drammatico. «La sera dell’omicidio il diciassettenne è a casa con i fratelli. Citofonano. Ha paura, non ha il coraggio di uccidere qualcuno e chiede al fratello di negare la sua presenza. Rimanendo però inascoltato. È costretto così ad uscire di casa e viene portato nel luogo dell’agguato. Gli viene data la pistola. Non sa cosa fare. Poi all’improvviso spara. Più colpi. E scappa. Dopo un’ora viene arrestato. Tremava come una foglia mentre raccontava quanto accaduto. Consapevole che la sua vita, ormai, era rovinata».
MONITO DEL PREFETTO
L’incontro si è trasformato in uno spazio di riflessione stimolato dal prefetto di Crotone, Franca Ferraro. Ecco il suo monito. «Manca dialogo costruttivo nella famiglia, nella scuola ma anche tra voi giovani. Alcuni di voi invocano più controlli delle forze dell’ordine. Ma i controlli sono insufficienti se poi la maggior parte di voi si gira dall’altra parte. Se non ci sono denunce, le forze dell’ordine hanno mani legate».
Sulla stessa lunghezza d’onda l’intervento del commissario del Comune di Cutro, il viceprefetto aggiunto Zaccaria Sica. «C’è un nesso tra i comportamenti di bullismo e quelli riconducibili alla criminalità organizzata. Omertà e forza di assoggettamento sono gli aspetti comuni». Da qui l’invito a «non trascurare qualsiasi forma di sopraffazione e a depurare il fenomeno mafioso da ogni spettacolarizzazione». «La svolta sociale parte dai giovani», ha aggiunto la professoressa Antonella Russi, che coordina i ragazzi coinvolti nel percorso formativo.
La riflessione conclusiva del docente UniCal Giancarlo Costabile è stata incentrata anch’essa sul tema del cambiamento possibile. «La Calabria – ha detto il professore universitario – cambierà quando ci comporteremo in maniera diversa, non per la retorica della ‘nduja». Il professore ha messo in evidenza anche la «presenza attiva dello Stato, in questo territorio, nel lanciare messaggi educativi». Il riferimento era al prefetto Ferraro che, ancora una volta, ha interagito in maniera efficace con i ragazzi.
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Fazio (Dia) a Cutro: «Ogni calabrese sa riconoscere almeno 12 ‘ndranghetisti»