Ferrari, oltre il podio di Melbourne: la SF-26 ha un potenziale ancora da scoprire
- Postato il 9 marzo 2026
- Formula 1
- Di Virgilio.it
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Ferrari è promossa. Non a pieni voti, ma comunque con una sufficienza abbondante nel primo round della F1 2026. Il team italiano ha costruito una vettura solida e sincera, molto lontana dalle varie problematiche riscontrate la scorsa annata. La base è molto buona, dato di fatto che però va supportato dal lavoro di sviluppo che farà tanta differenza nei prossimi tre mesi.
I problemi del team italiano riscontrati a Melbourne
Ferrari inizia bene il mondiale. Asserire qualcosa di diverso sarebbe ingiusto verso la storica scuderia. Si poteva fare meglio con il materiale a disposizione? A quanto pare sì, specie considerando che gli stessi protagonisti lo hanno chiarito. Da una parte i piloti: Leclerc si è auto criticato per le scelte di setup utilizzate nelle libere. Decisioni che hanno limitato la curva di apprendimento sull’auto.
Oltre a questo, sempre secondo il monegasco, la prestazione nelle qualifiche a bordo della numero 16 è stata solo decente. Dello stesso parere pure Lewis Hamilton. Il britannico aveva le idee più chiare per quanto riguarda la messa a punto della vettura. Tuttavia pure lui non è contento della performance sfoderata al sabato, dove la gestione della potenza ibrida non era all’altezza della situazione.
C’è poi Vasseur. Il francese e team principal della Rossa, è soddisfatto in linea generale. D’altronde i cambi regolamentari sono talmente grandi che non era facile non commettere delle sbavature. Il francese della Rossa sottolinea un fatto positivo: la vettura italiana, in questo primo fine settimana della stagione era tutto tranne che vicina all’ottimizzazione.
La curva di sviluppo di queste nuove vetture è molto ampia. Per questo è decisiva la capacità di comprendere i fattori più importanti sul rendimento e poi farli pesare. Un weekend sporcato in qualifica dai problemi di software: regolazioni preimpostate che fanno ancora difficoltà a leggere gli scenari quando le condizioni della pista cambiano. L’altro punto nero è stata la strategia e la non reazione.
Una strategia passiva che toglie alla Rossa la possibilità di lottare
Ferrari parte a razzo. Non è una sorpresa che il sistema di partenza sia davvero super. Apprezzato già nei pre season test, lo start delle SF-26 è sempre fulmineo. Ma partire bene non basta, specie in questa Formula 1 fatta di energia, dove il ruolo delle batterie è decisivo. La lotta nelle prime dodici tornate tra Russell e Leclerc ha fatto sognare i tifosi. E anche per questo è un vero peccato che la battaglia non sia continuata.
La tattica di gara non ha funzionato: un déjà-vu doloroso. Lo stesso Hamilton si è lamentato in radio, sostenendo che almeno una delle due vetture doveva coprire la scelta della Mercedes. Decisione vincente che Ferrari non ha saputo cogliere. Va chiarito che le auto tedesche probabilmente ne avevano un po’ di più, ok. Ma togliersi dalla lotta al vertice per una scelta errata fa sempre male. Serve più attenzione da questo punto di vista.
E non si tratta di puntare il dito verso il Cavallino Rampante. D’altra parte, quando inizia un mondiale con regole azzerate, è molto difficile avere i parametri giusti per azzeccare una tattica. Ecco perché, a maggior ragione, sdoppiare la strategia era intelligente e soprattutto molto meno rischioso. Il degrado gomme era molto basso, più di quello atteso, e forse questo fattore ha fregato il muretto. Pazienza: l’importante è imparare e mettere da parte l’insegnamento.
Le capacità della SF-26 che Ferrari deve ancora ottimizzare
L’altra discriminante tecnica che ha limitato il rendimento riguarda la velocità di punta della SF-26. Nell’arco della prima fase di gara c’era un distacco medio relativo alla top speed troppo marcato nei confronti della Mercedes. In media parliamo di 8-10 km/h. Un po’ troppi se si vuole competere agli stessi livelli. Eppure, anche con questo deficit, l’auto modenese teneva testa alla W17 con Leclerc.
Rispetto alla qualifica, dove il trucco risiede nel picco di energia che il propulsore è in grado di generare, per la distanza dei 300 chilometri contano costanza ed efficienza. Due aspetti buoni per la Rossa, ma ancora lontani dalla vera potenzialità della monoposto. Vettura che nelle zone medio-lente del tracciato si è comportata molto bene, in alcune occasioni meglio della Mercedes. Senza contare le capacità in staccata.
In questo fondamentale, dall’analisi della telemetria, emerge che Charles era capace di ritardare la staccata di alcuni metri rispetto a Russell. Un punto di forza che deriva dal carico equilibrato che genera la piattaforma aerodinamica dell’auto in concomitanza con la mera meccanica. Insomma: Mercedes ha vinto meritatamente ma non ha dominato, almeno rispetto alla Ferrari.
Il team tedesco è arrivato in Australia con una preparazione superiore del supporto ibrido, fatta da configurazioni del software che gestiscono recupero e rilascio dell’energia molto solide. La Rossa è in ritardo da questo punto di vista, ma ha tutto il tempo per recuperare. Anche per questo Ferrari va promossa, nell’attesa che possa massimizzare le performance e sfidare Mercedes ad armi pari.