Ferrovia a monte, il fronte del “no” fa il pieno di pubblico ad Albenga: “Ci giochiamo pianure fertili e stazioni, opera contro il territorio”
- Postato il 31 gennaio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Albenga. Sala piena e partecipazione oltre le attese. L’Auditorium San Carlo di Albenga ha fatto registrare il tutto esaurito per l’incontro pubblico organizzato da Sinistra Ingauna, in collaborazione con il Comitato Territoriale, dedicato al progetto di spostamento della ferrovia a monte tra Finale Ligure e Andora. Un tema che continua a divideree che, ancora una volta, ha richiamato un forte interesse da parte dei cittadini.
Nessun posto libero in sala e almeno una cinquantina di persone in piedi. A introdurre la serata, spiegando modalità e obiettivi dell’incontro, sono stati Alfonso di Lieto ed Erica Crespiani di Sinistra Ingauna. Al tavolo dei relatori Davide Michelini, membro del Comitato Territoriale e imprenditore agricolo; Franco Stalla, fondatore del Comitato Territoriale, attivista WWF e storico rappresentante degli agricoltori ingauni; e Marcello Grenna, presidente provinciale di Coldiretti Savona.
Tra il pubblico anche diversi volti noti della politica locale: il consigliere regionale di AVS Jan Casella e i consiglieri comunali Simona Simonetti (Finale Ligure), Mario Carrara e Daniele Negro (Pietra Ligure), Luigi Giordano e Marcello Stefanì (Ceriale), Diego Distilo, Nicola Podio e Roberto Tomatis (Albenga). In sala anche Fabrizio Marabello, vice coordinatore regionale del Movimento Indipendenza, il vicepresidente nazionale di Assoutenti, Gian Luigi Taboga, e poi ancora molti residenti, ma anche alcuni turisti.
Gli interventi dei relatori si sono concentrati sull’analisi del progetto, con il supporto di dati e grafici. Relazioni serrate, senza dilungarsi, per lasciare spazio al dibattito con il pubblico, che ha partecipato attivamente con domande e osservazioni.
“Un’opera contro il territorio, contro gli anziani, contro i giovani e il turismo”
A rompere il ghiaccio è stato Davide Michelini, che ha ripercorso nel dettaglio il futuro tracciato, mettendo in evidenza tutte le criticità lungo l’intero percorso. “Non stiamo parlando di un raddoppio – ha spiegato l’imprenditore agricolo -, perché il raddoppio vuol dire mettere un binario vicino ad un altro quando ce n’è uno solo. E tra l’altro da Loano ad Albenga è a doppio binario dal 1936. Qui parliamo di uno spostamento a monte e di un nuovo tracciato. Ci farà perdere tutte le stazioni costiere in cambio di una sola stazione a 6km dal centro (Albenga, ndr) e alcune fermate”.
Secondo Michelini, l’impatto più pesante ricadrà sulla Piana di Albenga: “Perderà la sua stazione, che oggi si è calcolato possa essere raggiunta comodamente a piedi da 12 mila persone, più tutti i turisti. La nuova stazione sorgerà a Bastia, a 6km dal centro”.
Critiche anche alla stazione di Andora, definita una “cattedrale nel deserto”. Ma il punto più allarmante, per Michelini, resta il consumo di suolo agricolo: “Ci giochiamo tre pianure fertili”.
Sul tema della velocità, l’imprenditore agricolo ha provato a smontare uno degli argomenti più ricorrenti a favore dell’opera: “Ma quale risparmio, con il nuovo tracciato andremo a risparmiare dai 4 ai 6 minuti. I problemi di velocità non sono tra Finale e Andora, ma nel nodo di Genova. Chi usa il treno queste cose le sa: i treni rallentano quando arrivano a Voltri”.
Il sindaco di Borghetto parla dello spostamento a monte della ferrovia
“Ci sarebbero tante ragioni per dire no a questo progetto – ha sottolineato l’imprenditore agricolo -, che non vuol dire non voler potenziare l’infrastruttura ferroviaria, anzi vuol dire proprio voler credere nel treno, voler amare il nostro territorio, quindi proteggerlo, e avere uno sguardo ampio verso il futuro, verso una infrastruttura che serva davvero. Quindi no ad un progetto fossile, anacronistico e sbagliato Dobbiamo guardare ad un futuro per un progetto europeo, che serva davvero ai cittadini, all’agricoltura, che non devasti il nostro territorio e le nostre risorse primarie”.
Stalla: “I sindaci assenti? Noi abbiamo aperto l’incontro a tutti i cittadini, e anche loro lo sono”
Ampio spazio è stato dedicato agli interventi del pubblico. A prendere per primo la parola è stato Claudio Oddone, da poco residente ad Albenga, che ha sollevato il tema dell’assenza del sindaco ingauno in sala: “Il primo cittadino di Albenga non è presente? Questo mi sembra davvero un aspetto sconcertante”. L’intervento è stato accolto da un applauso della sala.
A rispondere è stato ai microfoni di IVG Franco Stalla: “La serata era aperta al pubblico, a tutti i cittadini. Qualche amministratore è venuto stasera, ma non ha voluto intervenire. Un invito ufficiale ai sindaci? Sono cittadini come tutti, noi non facciamo figli e figliastri, la serata era aperta a tutti”.
Contattato da IVG, il sindaco Riccardo Tomatis ha fatto sapere di non essere stato invitato e coinvolto alla serata.
Nel suo intervento, Stalla ha poi richiamato l’attenzione sulle criticità ancora aperte, in particolare sul fronte legale: “La grande partecipazione è dovuta al fatto che stiamo parlando di un tema su cui la gente non è mai stata informata. È 30 anni che se ne parla, ma ora sono partiti gli espropri: sono 980 lotti. Ovviamente gli espropri partiranno concretamente quando ci sarà la conferenza dei servizi definitiva, quindi c’è ancora tempo, anche perché abbiamo diversi ricorsi al Tar in ballo. Le nostre denunce stanno andando avanti anche in sede europea, che potrebbe bloccare l’opera, in quanto in contrasto con normative approvate anche a livello nazionale”.
“Quest’opera è una tegola che cade sulla testa a tutti. I politici vanno a slogan: ma chi la vuole in realtà? Non i cittadini e i pendolari. Abbiamo visto i danni che ha fatto nell’imperiese e non vogliamo ripetere gli stessi danni”, ha concluso Stalla.
Grenna (Coldiretti): “A rischio 100 ettari di terreno fertile e posti di lavoro, opera troppo impattante”
Lo abbiamo detto più volte: lo spostamento a monte della ferrovia avrebbe conseguenze pesanti soprattutto sulla Piana di Albenga, non solo per la perdita della stazione centrale, ma anche per l’impatto diretto su un’area agricola strategica per l’intera regione.
Netta la posizione del presidente provinciale di Coldiretti Savona Marcello Grenna: “Il no è in primis per il consumo di suolo agricolo – ha detto Grenna -. Si andrebbe a consumare circa 100 ettari di terreno fertile, dove sono nate e create delle eccellenze che ci sono riconosciute in tutta Italia e Europa, solo per spostare a monte un tracciato, che non porterebbe benefici neanche per i trasporti e le stazioni”.
Grenna ha poi richiamato l’attenzione sulle ricadute occupazionali: “C’è il rischio di far cessare quasi un centinaio di aziende, la media delle aziende agricole è circa un ettaro, con quello che ne consegue in termini di persone occupate. È un sacrificio troppo grande, soprattutto per andare incontro ad un beneficio che non sappiamo dove porterà. Assolutamente un’opera troppo costosa, troppo impattante sul comparto agricolo e sui rischi idrogeologici, oltre ad intralciare le falde acquifere, un danno per le aziende, ma anche per la popolazione”.
No, no e ancora no. Ma l’alterativa?
In una serata segnata da un consenso pressoché unanime contro l’opera, e una sola voce favorevole al nuovo tracciato emersa dalla platea attraverso domande critiche ai relatori, abbiamo chiesto a Davide Michelini quale fosse, a suo avviso, l’alternativa al progetto.
“Le alternative ci sono, basta crederci. La prima è politica: dire all’amministratore delegato di Trenitalia della Liguria che da trent’anni si stanno togliendo risorse alle Ferrovie e al trasporto ferroviario regionale. Bisogna invertire la rotta: invece di mettere meno treni, metterne di più. Oggi l’unica cosa che aumenta sono le tariffe, e in Liguria abbiamo le più alte d’Italia – ricorda Michelini -. La seconda riguarda l’infrastruttura: ripristinare i binari di incrocio, di precedenza e di servizio. Già così si possono recuperare parecchi minuti e, in caso di ritardi, i treni potrebbero incrociarsi a Borgio o a Pietra”.
“Poi c’è il raddoppio in sede dove è possibile, a partire da Finale e Loano. Era stato approvato nei primi anni ’90: allora Borgio si oppose, mentre Loano era favorevole al raddoppio in sede. Infine esistono soluzioni moderne, adottate in tutta Europa: tunnel a basso impatto ambientale, come quello già approvato sotto il porto di Genova o quelli realizzati in Danimarca, dove sopra passa una ciclabile e sotto il treno. Salvano il territorio e riducono drasticamente l’impatto ambientale. Certo, costano, ma sono un’altra cosa. Su queste ipotesi sono già stati coinvolti anche ingegneri norvegesi”, conclude.