Funerali a Lamezia, l’addio al carabiniere suicida: Indagini sulle ore prima dello sparo

  • Postato il 5 febbraio 2026
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Funerali a Lamezia, l’addio al carabiniere suicida: Indagini sulle ore prima dello sparo

Commozione a Lamezia ai funerali di Battista Mastroianni, il carabiniere suicida il 31 gennaio scorso. Tra gli ultimi messaggi del militare quello con Cirillo, presidente del consiglio regionale. 


LAMEZIA TERME – Tanta tristezza, incredulità e partecipazione ai funerali di Battista Mastroianni, 39 anni, suicidatosi nella sua auto con la pistola d’ordinanza con un solo colpo alla tempia. Il dramma dopo che i suoi colleghi quasi all’alba di sabato 31 gennaio lo avevano invitato a seguirli in caserma. in seguito a un controllo. Ma sarebbe emerso anche che il militare era stato controllato dai carabinieri anche la sera di venerdì 30 gennaio al Centro commerciale “due mari” di Maida.

LAMEZIA, COMMOZIONE AI FUNERALI DEL CARABINIERE SUICIDA

 I funerali si sono svolti alla chiesa della Madonna del Miracolo della frazione Acquafredda di Lamezia, dove il brigadiere risiedeva, alla presenza anche del presidente del Consiglio regionale, Salvatore Cirillo, amico del militare e con il quale si era scambiato un messaggio qualche ora prima della tragedia, il sindaco di Caulonia, Francesco Cagliuso (oltre a assessori e consiglieri comunali di Caulonia) dove Mastroianni aveva prestato servizio prima di essere trasferito a Bovalino. Un trasferimento non accettato da Mastroianni che avrebbe avuto dei contrasti con il nuovo comandante della  stazione carabinieri di Caulonia marina. E’ emerso anche che il brigadiere stesse cercando casa a Caulonia marina e durante le festività natalizie, aveva fatto visita agli anziani. All’uscita del feretro dalla chiesa, applausi e palloncini bianchi per l’estremo saluto.

IL FASCICOLO DELLA PROCURA APERTO CON L’IPOTESI DI REATO DI ISTIGAZIONE AL SUICIDIO

Ora spetta alla Procura della Repubblica di Lamezia, che ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di reato di istigazione al suicidio al momento contro ignoti, fare chiarezza sul caso.  Dall’autopsia, eseguita dal prof. Saverio Gualtieri medico legale della Procura (mentre per i familiari sono stati nominati come consulenti Federica Fersini dell’università di Bologna rappresentata all’autopsia da Carmen Scalise),  sarebbe emerso che il militare non aveva mangiato nella giornata di venerdì 30 gennaio. La relazione del sanitario  sarà depositata entro 60 giorni.

La famiglia di Mastroianni, tramite i proprio legali, Ilario Circosta e Giuseppe Calderazzo, ha chiesto alla Procura la prova dello stub e che venga stabilita l’ora della morte. La prova su Battista Mastroianni è stata eseguita nel corso dell’autopsia svoltasi al policlinico di Germaneto.

Al controllo, Mastroianni era in abiti civili e si è qualificato come militare in servizio nell’Arma dei Carabinieri. Era in piedi vicino alla sua autovettura (un’Audi) in un’area periferica del centro cittadino. Una volta invitato a seguire i colleghi della compagnia di Lamezia in caserma al fine di meglio chiarire i motivi della sua presenza in quel determinato luogo con la propria auto – secondo la versione ufficiale fornita dai carabinieri – durante il tragitto, all’altezza di via delle Terme, Mastroianni si accostava a lato della strada e si sparava un colpo alla testa utilizzando la propria pistola d’ordinanza.

ANALISI INFORMATICHE SULL’IPHONE DI MASTROIANNI

Altri elementi utili alle indagini potrebbero emergere dagli accertamenti tecnici urgenti sui telefoni del militare (i familiari hanno nominato il consulente tecnico Antonio Andrea Miriello). Sarebbe emerso che il brigadiere avrebbe effettuato l’ultimo accesso a whatsapp dopo le 20 di venerdì 30 gennaio, poi nulla. Sull’I phone di Mastroianni sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri di Cosenza. Gli inquirenti potrebbero trarre ulteriori elementi utili dall’analisi delle immagini di videosorveglianza e dagli accertamenti sulle targhe trovate dai carabinieri nell’auto di Mastroianni oltre a un passamontagna. Targhe che sarebbero risultate rubate a una Fiat Panda (in sosta nei pressi della stazione ferroviaria di Lamezia Terme centrale) che l’Asp di Catanzaro e Azienda Zero avevano preso a noleggio.

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