Germania, ipotesi di collaborazione russo-tedesca per la produzione di barre fissili in Bassa Sassonia. Proteste: “No al nucleare di Mosca”

  • Postato il 26 febbraio 2026
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Il Ministero dell’Ambiente della Bassa Sassonia sta esaminando una richiesta di autorizzazione per la produzione a Lingen di barre fissili, utilizzate nei reattori nucleari, presentata dalla Advanced Nuclear Fuels (ANF), una sussidiaria della società nucleare francese Framatome, con l’ente statale russo Rosatom. Il ministro Christian Meyer (Verdi) ritiene però l’ingresso della Russia politicamente disastroso. “Stiamo esaminando la questione secondo la legge e per conto del governo federale”, ha dichiarato alla NDR assicurando una verifica di tutte le indicazioni del Governo per determinare quali rischi esistano per la sicurezza. Un esame che potrà richiedere diverse settimane. Giorni nel corso dei quali le proteste dei cittadini e delle organizzazioni ambientaliste continueranno ad andare avanti.

Politico ha riferito venerdì che il governo, a determinate condizioni, intende autorizzare il progetto. Fonti dell’esecutivo hanno peraltro rifiutato di confermarlo alla NDR, sottolineando che è compito del Land approvare il progetto. Un portavoce del Ministero Federale dell’Ambiente ha annunciato che nell’ambito del processo di supervisione è stata trasmessa una valutazione riservata sulla bozza preliminare di decisione al Ministero dell’Ambiente di Hannover. Dopo le verifiche e la decisione del Land, lo Stato potrebbe teoricamente ancora intervenire esercitando il potere costituzionale di indirizzo.

Lo studio Ending European Union imports of Russian uranium del think tank Bruegel ricostruisce che Framatome aveva costituito già nel 2023 una joint venture con la russa TVEL, nota come European Hexagonal Fuel SAS, per produrre elementi di combustibile per i reattori di tipo VVER a Lingen. In seguito all’invasione russa dell’Ucraina, questi piani erano stati modificati in una produzione interamente guidata da Framatome sotto la licenza TVEL. Questa cooperazione consentirebbe a Framatome di avviare la produzione di elementi di combustibile per i reattori energetici dell’era sovietica (VVER) in Europa il cui combustibile è fornito in gran parte da Rosatom. Ma l’ente statale russo resterebbe comunque parte integrante dell’iniziativa in qualità di titolare della licenza e subfornitore di TVEL, integrata nella catena europea.

A quattro anni dall’inizio della guerra, mentre l’Ue trova difficoltà a raggiungere l’unanimità per un ventesimo pacchetto di sanzioni, nel settore energetico, quello che mediante le esportazioni di idrocarburi incide maggiormente sulle entrate che la Russia può reimpiegare nel conflitto, Bruxelles mostra contraddizioni. Seppure l’Ue intenda colpire le navi cisterna che trasportano greggio e lng russi, il settore nucleare è stato toccato solo in maniera marginale. Le collaborazioni del colosso statale russo Rosatom nell’Ue – dalla Francia alla Germania, agli Stati della Mitteleuropa come Slovacchia, Repubblica Ceca, Ungheria e Bulgaria, che sfruttano l’energia atomica ancora con reattori di costruzione sovietica – non hanno ancora subito forti contraccolpi.

Eppure il Parlamento europeo il 9 novembre 2023 aveva approvato una risoluzione sull’efficacia delle sanzioni dell’Ue nei confronti della Russia, esplicitando al punto 18 un invito a limitare quanto prima la cooperazione con Rosatom solo a quanto strettamente necessario per la sicurezza energetica dell’Ue e invitando anche gli enti comunitari a fornire sostegno per sostituire combustibili, pezzi di ricambio e servizi russi che ancora occorrono nelle centrali dei Paesi dell’ex sfera sovietica. Rosatom, sostituendosi a Gazprom, continua per contro a giocare un ruolo consistente in tutto il mondo: ha stretto accordi per la costruzione di nuove centrali in Bielorussia, Uzbekistan, Niger ed Etiopia e si è impegnata a realizzare entro il 2040 otto centrali nucleari, una capacità di 20 Gigawatt, anche in Iran. Un progetto del volume di 25 miliardi di dollari.

Rosatom, inoltre, ha dato il via al progetto Paks II in Ungheria, Paese che ha bloccato l’imposizione delle sanzioni Ue alla Russia. Rosatom è poi profondamente radicata anche nel complesso militare russo, compresa la produzione di armi nucleari. Su 99 centrali nucleari in Europa, 19 sono ancora reattori energetici dell’era sovietica (VVER), indicano i ricercatori di Bruegel. L’Ue sta in realtà cercando di eliminare i legami con la Russia: Westinghouse Sweden e la spagnola Enusa producono già combustibile che può essere utilizzato nei reattori di tipo VVER e da diversi anni forniscono componenti alle centrali elettriche ucraine, oltre a firmare contratti o accordi con le società di servizi VVER in Slovacchia, Repubblica Ceca, Finlandia e Bulgaria. Per sostituire l’uranio arricchito o il combustibile artificiale proveniente dalla Russia è necessaria una capacità di conversione aggiuntiva, nazionale o importata, e l’Ue punta sull’impianto di conversione di Orano Piralette in Francia, lo stabilimento Cameco in Canada e ConverDyn negli Stati Uniti, indicano. A Lingen in Germania si rischia però di deviare da questa strategia, con le organizzazioni ambientaliste che evidenziano rischi di spionaggio e sabotaggio.

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Il Fatto Quotidiano

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