Giorno della Memoria, Salis: “Minneapolis ci ricorda che la storia non è una linea retta ma può essere ciclica”
- Postato il 27 gennaio 2026
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- Di Genova24
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Genova. “La memoria non è un esercizio legato al passato ma un’attività del presente, soprattutto del futuro. Quello che vediamo nelle strade di Minneapolis, in America, in quella che da tutti viene identificata come la più grande democrazia del pianeta, ci mette orrore e ci ricorda che la storia non è una linea retta ma si può ripresentare in forma ciclica”.
Silvia Salis, sindaca di Genova, aveva già parlato in queste settimane del concetto di democrazia come di un bene “non acquisito per sempre” – lo aveva fatto in consiglio comunale in riferimento alle stragi della dittatura islamica – e oggi è tornata sull’argomento davanti al pubblico del Salone del Maggior Consiglio, gremito in occasione della cerimonia ufficiale del 27 gennaio, Giorno della Memoria delle vittime della Shoah.
La cerimonia è culminata nell’orazione ufficiale dello scrittore Antonio Scurati, il quale ha scelto di dedicare il suo intervento citando l’esempio di vita e di lotta per la democrazia incarnato da Sandro Pertini, leggendo uno stralcio di un suo lavoro inedito imperniato sula figura del “presidente partigiano” come simbolo di “memoria del bene”.
“Viviamo un momento internazionale di grande preoccupazione, di grande violenza – ha detto Salis, parlando subito prima – pensiamo all’Iran, dove un grido di dolore arriva dai più giovani che chiedono la libertà di vivere la propria vita, e poi quello che sta succedendo nelle strade degli Stati Uniti, che per tutti viene identificata come la più grande democrazia del pianeta, un qualcosa che mette orrore, mette i brividi”.
“Credo che sia il momento di pensare non solo alla memoria di quello che è stato, ma a pensare a nuove geografie politiche future. In questo il premier canadese è stato molto chiaro ed è una linea che sposiamo appieno – continua Salis – non si può pensare che i più forti del mondo decidano, appunto, a colpi di violenza, a colpi di prevaricazione. Bisogna pensare a nuove geografie, a nuove strutture internazionali e, in questo, credo che essere un Paese che porta avanti la memoria e, soprattutto, cerca di sviluppare nelle nuove generazioni gli anticorpi che servono a riconoscere quando ricominciano movimenti violenti e repressivi, come quello che stiamo vedendo nelle strade di Minneapolis, ad esempio, ci porta a pensare che in realtà, come è chiaro ed evidente dai fatti, la storia non sia qualcosa che va verso il progresso, ma è qualcosa di ciclico che può tornare indietro in qualsiasi momento”.
“Ho citato in consiglio Comunale le foto delle donne afghane, delle donne irachene che cinquanta o sessant’anni fa giravano per le strade con le gonne corte, studiavano, facevano la vita che facciamo noi donne nei paesi che sono democratici e, si spera, progressisti. Quindi, come vedete, è molto semplice poter perdere i diritti che si hanno e questo credo che la memoria serva a mantenere vivi gli anticorpi a riconoscere l’ingiustizia quando ce l’abbiamo davanti”.