Guerra in Medio Oriente e il mare in ostaggio: con la crisi degli stretti i porti liguri e il Mediterraneo tremano

  • Postato il 3 marzo 2026
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  • Di Il Vostro Giornale
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Liguria. Lo scoppio del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran sta tenendo il mondo con il fiato sospeso. Durante le prime ore dei combattimenti, la potenza di fuoco espressa da entrambe le parti ha reso evidente fin da subito la portata di questo scontro che rischia di allargarsi e, soprattutto, di incidere profondamente sugli assetti globali politici ed economici. Trascorse le prime 72 ore, tempo considerato dagli esperti come il termine entro il quale la postura strategica delle parti in  conflitto si misura con la realtà tattica espressa sul campo, le speranze che questa guerra possa essere di breve durata iniziano a vacillare, gettando ombre sempre più concrete per gli effetti a medio e lungo termine della guerra.

Osservato speciale è lo stretto di Hormuz, il corridoio marittimo vitale attraverso il quale transita una parte significativa del petrolio e del gas naturale mondiali, per una percentuale stimata tra il 20 e il 30% del consumo mondiale. Da lì transita il gnl proveniente dal Qatar, principale fornitore italiano dopo la chiusura del corridoio energetico con la Russia: se la chiusura dello stretto, oggi imposto armi in pugno dall’Iran, sarà prolungata, gli effetti sull’economia italiana potrebbero essere dirompenti, con una spinta inflazionistica generalizzata robusta che potrebbe “picchiare” su consumi e produzione. Già oggi sono centinaia le imbarcazioni di fatto bloccate, in attesa di poter attraversare lo stretto.

 

Nel video, lo stop repentino dei traffici nello stretto di Hormuz allo scoppiare del conflitto

La tensione negli stretti

Ma a far tremare la Liguria e i suoi porti è ancora una volta l’altro stretto, quello di Bab el-Mandeb, all’imbocco del Mar Rosso, porta di accesso al canale di Suez e quindi fondamentale varco per il Mediterraneo. Al momento non si registrano tensioni “guerreggiate”, ma la presenza delle milizie Houthi in Yemen – paese collocato sulla sponda nord nella zona più stretta del checkpoint marittimo – resta una incognita: alleati di Teheran, durante la guerra di Israele contro la popolazione di Gaza, gli Houthi hanno più volte attaccato navi di passaggio in qualche modo relazionate con Tel Aviv e suoi alleati diretti, rendendo l’attraversamento dello stretto insicuro o “non assicurabile” per le compagnie di navigazione, spingendo gran parte dei vettori ad optare per la circunvallazione dell’Africa, rotta più lunga e costosa in termini di tempo e carburante, ma più sicura.

In caso di conflitto prolungato e con uno sviluppo “esistenziale” per gli attori in campo, vale a dire che lottano per la propria esistenza, è probabile che si possa replicare un assetto del genere, con un possibile aumento dei noli e mutamenti strutturali delle tempistiche delle catene logistiche. E infatti gli Houthi hanno già annunciato nuove operazioni in risposta all’aggressione di Usa e Israele. Per l’Italia e i paesi del Mediterraneo, quindi, la situazione potrebbe diventare particolarmente critica. Il mare nostrum, che dovrebbe fungere da piattaforma logistica tra l’Asia e l’Europa, rischia di vedere il suo ruolo profondamente marginalizzato. Se il traffico attraverso il Canale di Suez continuerà a essere ostacolato da instabilità e insicurezza, i porti mediterranei, specialmente quelli italiani, potrebbero subire una ridefinizione delle rotte commerciali con il calo dei volumi movimentati.

Uno scenario – chiaramente ancora futuribile – particolarmente nefasto anche per Genova, il cui porto vedrebbe la sua influenza arretrare, nonostante i miliardi di investimenti infrastrutturali che in questi anni si sono susseguiti in previsione di una crescita costante di traffici che oggi invece sembra più lontana, visto anche lo spettro di “stagflazione economica” (stagnazione economica unita a inflazione) che un conflitto di questa portata potrebbe avere sui paesi europei.

Assarmatori: “Con conflitto lungo situazione destabilizzante”

“Per quanto riguarda il Golfo di Aden a preoccupare sono in effetti le nuove minacce degli Houthi di colpire le navi in transito verso il Canale di Suez che abbiano un qualche legame con Israele e con gli Stati Uniti. Purtroppo, lo sappiamo, non si tratta di una novità e le compagnie di navigazione si sono ormai attrezzate adeguatamente per evitare problemi e interruzioni della catena logistica, con il passaggio attraverso il Capo di Buona Speranza, circumnavigando l’Africa, o con la protezione garantita dai militari della missione Aspides”.

A dirlo in una intervista alla Stampa Stefano Messina, presidente del gruppo Messina e presidente di Assarmatori. “Le interlocuzioni e gli aggiornamenti sono costanti, in questo frangente Assarmatori assume il ruolo di cerniera fra le Autorità italiane e internazionali, le compagnie e le navi potenzialmente interessate dall’evolversi del quadro geopolitico. Ma poi c’è un altro tema di fondo. Il tema vero, se la situazione di guerra e di instabilità si prolungherà a lungo, è capire come faranno a entrare e uscire le merci in quelle zone. Per un po’ di tempo, non sarebbe un problema. Ma se poi le cose dovessero drammaticamente andare avanti, si porrebbe il problema di come far fare scalo alle navi laggiù. Sarebbe veramente destabilizzante”.

Le ripercussioni sulle crociere

Una altro settore che potrebbe vivere un momento di riasetto forzato è quello delle crociere, ma con esiti ancora da comprendere. La guerra scoppiata in queste ore ha letteralmente bloccato tutte le destinazioni turistiche del Golfo Persico, creando anche situazioni di stallo, come la nave Msc Euribia bloccata nel porto di Dubai, con centinaia di persone a bordo, tra cui diversi italiani.

Una situazione del genere sicuramente vedrà una modifica delle rotte e potrebbe da un lato ridurre le richieste per crociere in medio oriente a vantaggio delle rotte mediterranee classiche, cosa positiva per i porti italiani e liguri, e che potrebbe premiare compagnie che in queste settimane, con una crisi diplomatica tra Usa e Iran in evidente deterioramento, hanno prudenzialmente puntato sul mar Mediterraneo.

Autore
Il Vostro Giornale

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