Il principe nero del Terzo Reich che imbarazzò le dinastie d’Europa

  • Postato il 19 gennaio 2026
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  • Di Agi.it
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Il principe nero del Terzo Reich che imbarazzò le dinastie d’Europa

AGI - La nonna era la donna più potente della terra, l’imperatrice Vittoria d’Inghilterra, che lo tenne a battesimo nel 1884 e lo elevò a principe del Regno Unito, duca d’Albany e altri titoli nobiliari che si univano a quelli per nascita a partire da duca di Sassonia-Coburgo-Gotha. In quanto nipote di Vittoria, al tedesco Carlo Edoardo spettava anche il titolo di altezza reale, e inoltre aveva visto la luce proprio in Inghilterra, a Esher, il 19 luglio.

La dinastia regnante, d’altronde, era di stirpe tedesca e il legame con le origini era forte e sentito. Il kaiser Guglielmo II Hohenzollern, il re d’Inghilterra Giorgio V e Carlo Edoardo erano cugini, e cugina era anche la zarina Aleksandra di Russia (nata Alice Vittoria) che aveva sposato Nicola II Romanov. Le famiglie reali erano imparentate strettamente ma questo non impedì il bagno di sangue della Grande Guerra su fronti contrapposti. Il duca di Sassonia-Coburgo-Gotha fece la scelta di militare su quello imperiale tedesco. In Germania, fino all’età di 15 anni, non aveva mai messo piede e ci era tornato proprio per succedere al trono ducale. Con l’approssimarsi della maggior età il re d’Inghilterra Edoardo VII, suo zio (era figlio di Alberto di Sassonia-Coburgo-Gotha), lo aveva pure insignito della più alta onorificenza, l’Ordine della giarrettiera.

La scelta del fronte tedesco e l'attacco all'Inghilterra

Facile immaginare come la prese il ramo inglese del casato tedesco quando scoprirono in lui, nato e forgiato nei luoghi e nella cultura britannica, il sovrano nazionalista schierato con Guglielmo II con i gradi di generale dell’esercito imperiale, e addirittura sponsor di una squadriglia di bombardieri pesanti Gotha per attaccare Londra, che provocò morti e feriti. Il cugino Giorgio V già lo aveva privato di tutti i titoli e le onorificenze e cancellato dall’albo dell’Ordine della giarrettiera quando nel 1917 cambiò il nome della sua dinastia nel più inglese Windsor, rinunciando pure ai titoli di duca di Sassonia e principe di Sassonia-Coburgo-Gotha.

La detronizzazione e l'adesione al nazismo

La sconfitta della Germania e la fine dell’impero portarono a Carlo Edoardo la detronizzazione, la nazionalizzazione di molte sue proprietà e la necessità di reinventarsi un presente. L’Inghilterra l’aveva messo al bando come traditore, la repubblica di Weimar lo aveva espropriato, i venti della rivoluzione bolscevica gli avevano messo contro i suoi stessi operai che avevano osato persino minacciarlo in pubblico. Trovò una soluzione nelle destre rivoluzionarie e nei movimenti paramilitari che serpeggiavano nella crisi sociale e politica della Germania umiliata col diktat di Versailles. Entrò così in contatto nel 1922 con un agitatore di piazza, Adolf Hitler, che dopo il putsch fallito di Monaco nel 1923, avrebbe preso il potere legalmente nel 1933 vincendo le elezioni (festeggiate da Carlo Edoardo issando la bandiera con la svastica sul pennone del suo castello a Coburgo) e instaurando la dittatura. L’adesione formale al Partito nazista risale al 1933. Della vecchia nobiltà tedesca due soli principi abbracciarono la causa della croce uncinata: Carlo Edoardo e il cugino Giosea Giorgio Guglielmo Adolfo di Waldeck e Pyrmont. Ambedue raggiungeranno il grado di generale, il primo nella Wehrmacht (dopo aver militato nelle SA) e il secondo nelle SS. Dal 1933, e fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale, l’ex duca di Sassonia-Coburgo-Gotha rivestirà il ruolo di presidente della Croce Rossa tedesca.

I tentativi diplomatici e l'uniforme delle SA

A Carlo Edoardo, nominato non a caso presidente della Società per l’amicizia anglo-tedesca, si devono i tentativi di trovare un’intesa tra il Reich hitleriano e la nazione dei “cugini” sassoni. Ai funerali del re Giorgio V l’ex duca presenzia con la divisa delle SA, ha un abboccamento con Edoardo VIII, scrive al Führer di un atteggiamento incoraggiante verso il regime da parte della nobiltà britannica, tesse una rete diplomatica nei Paesi che visita, frequenta capi di stato e di governo. I legami di sangue lo rendono prossimo a regine e aristocratici europei, con pochissime eccezioni, ma l’imbarazzo per un Sassonia-Coburgo-Gotha in uniforme nazista è difficile da nascondere. Scoppiato il secondo conflitto mondiale, ha un atteggiamento ambivalente nei confronti degli ebrei e delle vittime civili che dovrebbe tutelare come presidente della Croce Rossa. Tre suoi figli sono arruolati nella Wehrmacht (e uno morirà), mentre la figlia Sibylla è andata in sposa al principe Gustavo Adolfo di Svezia nel 1932.

Il dopoguerra, il processo e le difficoltà economiche

La fine del Terzo Reich segna la fine della sua parabola. Viene messo provvisoriamente dagli americani agli arresti domiciliari nel castello di Coburgo e intanto emergono tutte le sue responsabilità e le sue compromissioni col nazismo. Era a conoscenza di molti segreti del regime e assai probabilmente anche del programma di eutanasia T4 e dello sterminio. Stavolta il fatto che fosse cugino del re Giorgio VI non gli assicurò un trattamento di favore per il duro regime di detenzione al quale è stato sottoposto fino al processo celebrato nel 1946 con l’accusa di crimini contro l’umanità. L’età e la salute cagionevole gli risparmiano la pena capitale. In quello stesso anno la figlia Sibylla ha un figlio dal marito, che in teoria è il terzo in linea di successione al trono di Svezia. Sarebbe stato per lo meno imbarazzante giustiziare il nonno di un possibile re.

L'eredità svedese e la morte da reietto

E infatti il destino vuole che nel 1947 Gustavo Adolfo perda la vita in un incidente aereo a Copenhagen e che nel 1950 muoia anche Gustavo V di Svezia. Sul trono sale Gustavo VI Adolfo, che nomina successore il figlio di Sibylla. Un tribunale di denazificazione proprio quest’anno derubrica la posizione di Carlo Edoardo e gli infligge solo una pena pecuniaria, ma è onerosa al punto di creargli serie difficoltà economiche, anche perché ormai non ha più le rendite di un tempo e i possedimenti in Coburgo e Sassonia, ovvero nella Germania orientale sotto controllo sovietico, sono stati confiscati. Se la passa davvero male e il marchio d’infamia gli impedisce di presenziare alle esequie del cugino Giorgio VI e all’incoronazione di Elisabetta II, col doppio veto del governo federale tedesco e di quello inglese. Muore, consumato da un cancro, il 6 marzo 1954, nell’appartamento nel quale risiedeva. Il 15 settembre 1973 il nipote salirà sul trono di Svezia come Carlo XVI Gustavo, attuale regnante.

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Autore
Agi.it

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