La fronda leghista (e vannacciana) sulle armi a Kyiv
- Postato il 15 gennaio 2026
- Di Il Foglio
- 1 Visualizzazioni
La fronda leghista (e vannacciana) sulle armi a Kyiv
Dopo le tribolazioni per trovare un accordo di maggioranza che compiacesse anche Matteo Salvini, oggi la Lega non ha mancato di dimostrare il suo dissenso nei confronti dell'invio di armi in Ucraina. La risoluzione di maggioranza che proroga l'autorizzazione al governo per spedire mezzi, materiali ed equipaggiamenti militari a Kyiv naturalmente è passata, ma alla Camera due leghisti hanno votato contro mentre in Senato Claudio Borghi non ha partecipato al voto.
I deputati sono i "vannacciani" Rossano Sasso e Edoardo Ziello, che questa mattina avevano anche partecipato al sit-in di piazza al grido di "basta armi e soldi a Kyiv" organizzato dai team del generale Vannacci. Il quale, però, vuoi per impegni Bruxelles o per vicissitudini teatrali, ha lasciato da soli i pochi (nove) manifestanti.
Tra le file leghiste della Camera si sono contate anche sette assenze. In particolare quelle di Domenico Furgiuele, Giorgia Latini e Dario Giagoni: tre parlamentari in ottimi rapporti con il generale e che per adesso restano però "vannacciani a metà". Non solo. Sugli scranni del governo non si è visto nessun ministro del Carroccio né il vicepremier Matteo Salvini, che dopo una riunione con i parlamentari del suo partito proprio a Montecitorio ha deciso di defilarsi: intorno al ministro della Difesa, Guido Crosetto, che ha reso ai deputati le sue comunicazioni, erano presenti solo i colleghi Nordio, Ciriani, Tajani e Foti. Eppure, lo stesso ministro dei Trasporti proprio ieri aveva messo nero su bianco la soddisfazione della Lega per il testo portato oggi in Aula: "Siamo contenti, si parla di difesa non più di attacco, quindi va bene".
A dire no al testo unitario del centrodestra anche l'ex meloniano Emanuele Pozzolo, che a dicembre ha incontrato il generale nei corridoi di Montecitorio, in una delle rare apparizioni romane di Vannacci.
Nel complesso, il quadro è quello di una fronda di leghisti che punzecchia il Carroccio dall'interno, con il risultato di scollare ancora di più il partito dalle posizioni delle altre due forze di governo, Forza Italia e Fratelli d'Italia.
Minimizza il capogruppo in Senato Massimiliano Romeo: "C'è chi ha puntato l'indice contro la Lega perchè due esponenti hanno votato in modo difforme rispetto al gruppo della Camera", ha detto, sottolineando tuttavia che "la Lega ha fatto un'ottima operazione di mediazione, mentre dalle opposizioni arrivano cinque risoluzioni differenti" a dimostrazione della "grande qualità" della proposta di "alternativa al governo del paese, soprattutto in politica estera".
Continua a leggere...