La Galleria Nazionale potrebbe perdere i suoi preziosi archivi. Intervista alla direttrice Mazzantini

  • Postato il 22 gennaio 2026
  • Arti Visive
  • Di Artribune
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La Galleria Nazionale di Arte Moderna e Contemporanea torna a far parlare di sé e ancora una volta sul tema degli archivi. Dopo il caso, che suscitò l’indignazione degli storici dell’arte, dell’archivio Carla Lonzi, sono altri 49 i fondi di gallerie, artisti, storici dell’arte, messi in discussione del museo e dalla sua direttrice Renata Cristina Mazzantini. Con una lettera l’istituzione romana avrebbe infatti dichiarato nulle le donazioni con le quali erano stati acquisiti dal 2017 fino al 2024 (leggasi sotto la gestione della precedente direttrice Cristiana Collu, oggi alle redini della Querini Stampalia). Nel frattempo, un elzeviro uscito il 20 gennaio sul Corriere della Sera a firma della scrittrice Dacia Maraini fa rimbalzare la questione – di cui si discute animatamente nella Capitale almeno da prima di Natale 2025 – sui canali social di intellettuali, artisti, curatori con un numero impressionante di condivisioni. 

Carla Lonzi
Carla Lonzi

Tutto questo mentre la GNAMC si prepara alla riqualificazione dell’Ala Cosenza con un investimento dello Stato di oltre 15 milioni di euro ed ospitare un grande centro di ricerca che avrà a cuore proprio gli archivi. L’intervista alla direttrice Mazzantini. 

Intervista a Renata Cristina Mazzantini sugli archivi della GNAMC

Circola una lettera a sua firma secondo la quale una serie di donazioni di archivi acquisiti dalla Galleria Nazionale sarebbero nulle. Pertanto, la Galleria sta restituendo questi archivi ai donatori o ai loro eredi. 
Le lettere sono più di una e sono destinate singolarmente ai donatori dei Fondi storici acquisiti dalla precedente direttrice, le cui donazioni sono da considerarsi nulle se non inesistenti. Per questo vanno sanate rapidamente – come si sta già facendo – in vista della prossima apertura del Centro Studi, finanziato dal Ministero della Cultura con oltre 15 milioni di euro e inserito nel progetto dell’architetto Mario Botta all’interno dell’Ala Cosenza. Gli archivi, come è stato illustrato, potranno essere ritirati dai donatori o, viceversa, potranno essere donati seguendo le procedure previste dai regolamenti ministeriali. Le chiedo: che senso ha, ad esempio, acquisire un archivio, in un museo, se mai nessuno lo ha dichiarato di interesse culturale? Occorre che l’ufficio competente definisca ciò che merita di essere acquisito (compatibilmente con gli spazi e le risorse a disposizione) e ciò che non lo merita. Prima di queste valutazioni, lo Stato non può acquisire nulla. Non si tratta di cieca burocrazia, ma di forma che è sostanza, dal punto di vista giuridico, e che è essenziale a tutela dell’interesse pubblico. 

Perché sta accadendo tutto questo?  
Le problematiche emerse sono conseguenza di atti condotti sulla base di procedure non conformi alla legge e ai regolamenti ministeriali. Diventando museo autonomo e ufficio dirigenziale, la GNAMC non ha assunto autonoma personalità giuridica, quindi – ad esempio – non poteva acquisire in proprio gli archivi, potendo, questi essere trasferiti solo al Ministero (che è l’Ente cui sono riconducibili tutti gli organi, inclusa la stessa Galleria). Archivi (e biblioteche), poi, sono state acquisite in blocco, senza alcun inventario, senza una previa dichiarazione di interesse culturale, senza una corretta determinazione del valore economico e senza un notaio. 

In pratica? 
In pratica, non considerando le più elementari norme giuridiche e, forse, di buon senso. Le chiedo: si possono acquisire centinaia di metri lineari di archivi a scatola chiusa, in assenza di locali idonei alla loro conservazione e senza la valutazione di un perito? Qualunque sia il valore culturale degli archivi, questi possono entrare nel patrimonio dello Stato (e non della GNAMC, in quanto tale) seguendo le regole, non in base ai “diktat” di qualcuno. Non si tratta di una questione di “politica culturale”, semplicemente di verifica della conformità delle operazioni realizzate rispetto alla legge. Basti ricordare solo l’art. 18 dello Statuto della GNAMC, secondo cui “i beni della Galleria appartengono al patrimonio dello Stato e sono concessi in uso alla Galleria stessa” e che per tali beni si osservano le norme previste dalla legge. Per questo, sulla base delle delibere del Consiglio di amministrazione, si sta cercando di sanare la situazione, per quanto possibile, ricordando che il direttore di un museo autonomo resta un funzionario pubblico e pertanto deve agire in base alle deleghe conferitegli e comunque tenendo conto delle normative vigenti. 

Alfredo Pirri, PASSI - GNAMC Roma 2025. Ph. Giorgio Benni
Alfredo Pirri, PASSI – GNAMC Roma 2025. Ph. Giorgio Benni

Nel momento in cui il Ministero sta investendo 15 milioni per finanziare la riqualificazione dell’Ala Cosenza con l’obiettivo di creare uno spazio innovativo alla ricerca (lei stessa in una precedente intervista su Artribune ha parlato di un ruolo centrale degli archivi in questo progetto) questa scelta sembra un po’ un controsenso… 
Assolutamente no, anzi. Proprio a fronte di un grande investimento si chiede di adeguare gli atti alla legalità, per evitare che la GNAMC, quindi lo Stato, quindi la cittadinanza, abbiano controversie o problematiche generate da atti non conformi alle leggi. 

Di quali archivi stiamo parlando nello specifico? 
Vorrei rispettare la privacy dei donanti con cui stiamo dialogando in modo costruttivo per sanare la situazione. Per ora, dando seguito alle delibere del CDA, abbiamo scritto a una trentina archivi ma non ritengo rispettoso elencare i nominativi dei destinatari delle lettere spedite. 

Questi archivi, con le procedure corrette, torneranno alla Galleria Nazionale? 
Lo spero vivamente, come ci stiamo impegnando a fare anche con il supporto fondamentale della Direzione Generale Archivi e della Soprintendenza competente. Gli archivi sono l’anima della cultura e rappresentano un patrimonio prezioso; quindi, sono importanti e non vi sono contrarietà nei confronti delle donazioni, ma solo la necessità di adeguare gli atti alla legalità. Personalmente auspico una rapida risoluzione dei problemi, avendo approvato una variante in corso d’opera dell’Ala Cosenza che, per garantire 2000 metri quadrati al Centro Studi, penalizzerà lo spazio espositivo del museo. È stata una scelta strategica che ho promosso con convinzione. 

Che tipo di dialogo avete aperto con donatori e eredi? 
Ho incontrato personalmente tutti i donatori a cui abbiamo scritto e/o i legali che li rappresentano, illustrando le problematiche emerse e le procedure da seguire. Alcuni di loro hanno già inoltrato la documentazione alla Soprintendenza per avviare l’iter corretto. Ne siamo lieti. 

In un articolo sul Corriere della Sera si menzionano anche alcuni fondi acquisiti (e pagati) da Palma Bucarelli. Sono anche quelli in discussione?  
È una sciocchezza. Le procedure sono state rispettate sino al 2017. Invito i giornalisti a contattare l’Ufficio Stampa della GNAMC, come avete fatto voi, per informarsi meglio prima di scrivere. 

Questo processo di “regolamentazione” degli archivi risponde a un desiderata della direttrice Mazzantini o ad esigenze altre? Per intenderci, sanare eventuali falle rientra nel suo mandato iniziale? 
Come ho detto, non è questione di politica culturale ma di necessità di rispettare la legge e i regolamenti ministeriali. E sorprende che questo faccia notizia. Nello Stato si lavora rispettando regole; senza regole non si gestisce neanche un istituto privato. Figuriamoci un museo pubblico. La legge è uguale per tutti: il settore della cultura non fa eccezione né tantomeno la Gnamc. La Corte dei Conti, il MEF attraverso il collegio dei revisori, e il CDA vigilano sull’operato della direzione proprio per questo. La situazione degli archivi era anomala: ad esempio, non erano stati iscritti nell’inventario, la consistenza come le stime non erano state verificate dalla Soprintendenza (pensi che i valori attribuiti mediamente superano i 100mila euro al metro lineare!), non erano stati informati gli organi superiori che dunque non avevano autorizzato. Purtroppo, ho dovuto affrontare questo caos. Addirittura due fondi formalmente donati erano ancora a casa dei donatori! Un’assurdità, con responsabilità pesanti per gli organi di governo dell’istituto. 

Se consegnare ai cittadini un museo in cui tutte le carte siano a posto è sicuramente encomiabile, è altrettanto importante però non sacrificare alla burocrazia l’interesse culturale. Questi archivi, magari non tutti, non meritavano forse di essere salvaguardati e mantenuti nel patrimonio della Galleria Nazionale?  Come si fa a mantenere un equilibrio tra le due esigenze? 
È semplice: nessuno vuole sacrificare nulla, non è un aut- aut. Con le competenze necessarie e un approccio propositivo abbiamo già iniziato a regolarizzare gli atti coinvolgendo i donatori disponibili e la Soprintendenza come prevede la Legge, per sanare gli errori grossolani commessi e assicurare che il patrimonio dello Stato si arricchisca concretamente. 

Fino ad ora quanti archivi sono stati restituiti? 
Esattamente nessuno, per ora. Tanto rumore per nulla…  

Santa Nastro 

L’articolo "La Galleria Nazionale potrebbe perdere i suoi preziosi archivi. Intervista alla direttrice Mazzantini" è apparso per la prima volta su Artribune®.

Autore
Artribune

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