Lancio dello stoccafisso, Pai e Osa: “Pratica anacronistica, triste e profondamente diseducativa”
- Postato il 24 gennaio 2026
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- Di Il Vostro Giornale
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Varazze. Lo stoccafisso è il corpo essiccato, senza sale, del merluzzo nordatlantico; il baccalà è lo stesso animale conservato sotto sale. Parliamo quindi di un essere vivente che è stato un animale senziente, intelligente e sensibile, come riconosciuto anche dal manifesto dell’associazione CIWF Italia.
Secondo il Partito Animalista Italiano (Pai) e l’Osservatorio Savonese Animalista (Osa) la storia del merluzzo è una delle pagine più emblematiche dello sfruttamento irresponsabile degli ecosistemi marini. “Negli anni ’80 la pesca industriale ne ha provocato il collasso nei mari del Nord Atlantico, mettendo in ginocchio intere marinerie e le loro famiglie. Invece di assumersi le proprie responsabilità, si cercò un capro espiatorio: le foche, colpevoli di nutrirsene. Ne seguì una loro brutale eliminazione. Il risultato fu disastroso: il merluzzo continuò a scomparire”, affermano.
“Come ha ricordato in questi giorni il divulgatore scientifico Gianumberto Accinelli, la scienza ha poi chiarito l’errore: eliminando le foche, aumentarono altre specie ittiche che predano i giovani merluzzi — ling, brosne, pollack, merlano, eglefino — aggravando ulteriormente il problema. Solo quando il Canada vietò la caccia alle foche e la pesca al merluzzo, l’ecosistema iniziò lentamente a riprendersi. Una dimostrazione concreta di una verità ormai scientificamente acquisita: gli organismi viventi sono tutti interconnessi da fili invisibili”, spiegano.
Per Osa e Pai è una lezione che dovrebbe guidare anche le scelte politiche di oggi. “Eppure, di fronte a nuove emergenze ambientali, si continua a rispondere con interventi semplicistici e violenti. È il caso dell’invasione del granchio blu nell’Adriatico, affrontata incentivandone la cattura e l’incenerimento, invece di intervenire seriamente sugli squilibri creati dall’uomo, come il sovrasfruttamento del polpo, suo principale predatore naturale”, continuano.
“E rifiutano l’idea che il corpo di un animale possa essere trasformato in un oggetto di gioco o di intrattenimento. Molte culture del passato, pur uccidendo animali per necessità alimentare, riconoscevano il valore della vita sottratta e la onoravano con riti di ringraziamento e rispetto”, sottolineano Pai e Osa.
“Domani, domenica 25 gennaio, invece, a Cantalupo si festeggia il 41° anniversario del cosiddetto “lancio dello stoccafisso”, presentandolo come tradizione, quando si tratta in realtà di una pratica anacronistica, triste e profondamente diseducativa. Un gesto che banalizza la violenza sugli animali e la trasforma in folklore, come se il tempo fosse sufficiente a renderla accettabile. C’è un equivoco di fondo che continuiamo a trascinarci dietro: confondere la tradizione con l’abitudine, e l’abitudine con il diritto di non cambiare mai. Ma una società matura si riconosce dalla capacità di rimettere in discussione i propri rituali quando smettono di avere senso etico, educativo e culturale”, aggiungono.
“Il problema non è cancellare la storia o offendere qualcuno. Il problema è continuare a normalizzare la derisione del corpo di un animale, trasformando la violenza — anche simbolica — in intrattenimento collettivo. Questo non è folklore: è rimozione morale. Difendere gli animali oggi significa anche difendere l’intelligenza delle comunità e la loro capacità di evolvere. Il rispetto non toglie nulla a nessuno, ma restituisce dignità a tutti – concludono -. Per questo, domenica 25 gennaio, noi non andiamo a Cantalupo”.