Le Isole Bermuda tra sabbie rosate e fortezze storiche: viaggio alla scoperta delle più belle
- Postato il 7 marzo 2026
- Idee Di Viaggio
- Di SiViaggia.it
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Milioni di anni fa dalle profondità marine sono emersi strati di calcare e residui organici che, nel corso del tempo, si sono solidificati. Da lì è nato un arcipelago composto da oltre 180 lembi di terra collegati da ponti e strade sottili che sfiorano lagune turchesi. Sono le magnifiche Isole Bermuda, un arcipelago sotto la sovranità del Regno Unito che però si trova a circa 1.000 chilometri dalla costa orientale degli Stati Uniti.
Il nome richiama subito il celebre Triangolo delle Bermuda, vasta area oceanica che unisce idealmente Miami, San Juan e l’arcipelago, con fondali che scendono fino a 8.000 metri, correnti insidiose e racconti di sparizioni che alimentano una mitologia affascinante. Realtà geografica e fantasia popolare, quindi, convivono senza scontrarsi, regalando al viaggio un sottofondo di mistero.
Oltre a questo, ciò che colpisce il visitatore che vi arriva sono i riflessi cangianti e le sabbie color cipria generate dalla frammentazione di coralli e gusci. Ma di certo non è tutto, perché questi luoghi hanno anche una doppia anima fatta di tradizione britannica visibile nei pub, nelle cabine telefoniche rosse e nei forti in pietra calcarea, e di un’influenza nordamericana evidente nei rapporti commerciali, nel dollaro bermudiano agganciato a quello statunitense e nelle insegne moderne della capitale. Scopriamo insieme quali sono le Isole Bermuda che valgono davvero il viaggio.
Saint George’s Island
La prima isola di cui vi vogliamo parlare prende il nome di Saint George (San Giorgio) e “galleggia” all’estremità orientale. Qui sorge l’omonima città che, oltre a essere il cuore storico dell’arcipelago, è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO. Fondata nel 1612, rappresenta uno degli esempi meglio conservati di urbanistica coloniale inglese nel Nuovo Mondo grazie alle sue strade strette, piazze raccolte ed edifici in pietra calcarea color miele che raccontano quattro secoli di vita atlantica.
King’s Square accoglie il visitatore con il municipio e l’antico palo della gogna, simbolo di un passato severo. Poco distante si erge St Peter’s Church, tra i più antichi luoghi di culto protestanti ancora attivi nelle Americhe. Non mancano affascinanti fortezze costiere che punteggiano l’isola, tra cui il Fort St. Catherine che domina una barriera corallina contro cui si infransero le navi dei primi coloni.
Chi sceglie questa isola si trova a convivere con un’atmosfera quieta, composta di botteghe artigiane e piccole spiagge (da sogno) riparate come Tobacco Bay, angoli che invitano a soste lente.
Main Island
Il centro amministrativo e finanziario delle Bermuda coincide con Hamilton, capitale situata sulla Main Island (anche chiamata a Grand Bermuda). Da queste parti davvero interessante è Front Street che allinea palazzi color pastello in cui sono ospitati uffici, gallerie e ristoranti. L’eleganza è discreta, il traffico ordinato ed è buffo osservare uomini d’affari in bermuda sartoriali con calzettoni al ginocchio (secondo regole precise di lunghezza e cucitura).

Sopra la città svetta la Cathedral of the Most Holy Trinity, completata nel 1905 in stile neogotico, che presenta una torre alta 44 metri dalla cui sommità, con il proprio sguardo, si abbracciano tetti bianchi, insenature turchesi e il profilo ondulato dell’arcipelago.
A pochi minuti si apre un mare verde all’interno dei Bermuda Botanical Gardens. Ci sono circa 14 ettari di cedri, alberi di banyan, cactus e giardini aromatici pensati anche per visitatori ipovedenti. Al suo interno trova spazio pure il Masterworks Museum, ospitato in un ex stabilimento per la lavorazione dell’arrowroot, che raccoglie opere dedicate al paesaggio bermudiano.
Proprio qui, tra le altre cose, c’è forse il gioiello più prezioso del territorio: Horseshoe Bay, spiaggia con una colorazione particolare dovuta ai frammenti di minuscoli organismi unicellulari chiamati foraminiferi, i quali, mescolandosi al corallo bianco, generano un tappeto rosato soffice al tatto.
Ireland Island
Molto interessante è anche Ireland Island, che si trova all’estremo ovest e che un tempo era separata dalla massa principale. Oggi è collegata da ponti e ospita il monumentale Royal Naval Dockyard, base navale britannica attiva dal XVIII secolo fino al 1995, dentro cui sorge il National Museum of Bermuda, con oltre 70.000 reperti legati a naufragi, baleniere e rotte commerciali.
I moli di questa terra emersa accolgono spesso navi da crociera, da cui i visitatori scendono e rimangono abbagliati dall’architettura vittoriana che emerge nei dettagli delle finestre ad arco e nelle travi in ferro battuto importate dall’Inghilterra.
La geografia presenta coste frastagliate con piccoli approdi naturali e colline basse ricoperte di erba che contrastano con le strutture navali. Le acque circostanti, come è possibile immaginare, mantengono tonalità turchesi che però si increspano leggermente sotto il vento costante.
Somerset Island
C’è poi Somerset Island che rivela un volto più selvaggio e autentico dell’arcipelago. L’isola è la culla del celebre Somerset Bridge, riconosciuto ufficialmente quale ponte levatoio più piccolo del pianeta. La fessura centrale, larga circa mezzo metro, permette esclusivamente il passaggio dell’albero di una barca a vela, simbolo dell’ingegno pratico dei residenti.
Questa zona si distingue per la presenza di riserve naturali vaste, territori perfetti per osservare il volo del Longtail, l’uccello tropicale dalle lunghe piume bianche che nidifica tra gli anfratti rocciosi. Le acque di Mangrove Bay riflettono sfumature di verde smeraldo, e diventano la casa di tartarughe marine che nuotano placide tra le radici delle piante acquatiche.
Nonsuch Island
A nord-est affiora Nonsuch Island, il cui nome significa “nessun altro luogo simile”. Ed effettivamente non c’è niente di più vero: l’isola costituisce un riserva ecologica dedicata alla tutela del Cahow, uccello simbolo di Bermuda creduto estinto per secoli.
Non vi sorprenderà sapere, infatti, che l‘accesso è regolato proprio per proteggere l’habitat fragile, fatto anche di vegetazione autoctona che è stata ripristinata dopo anni di degrado.
Come arrivare
I collegamenti aerei rappresentano la via più semplice per raggiungere le Bermuda. L’aeroporto internazionale L.F. Wade si trova presso Saint George’s Island e riceve voli diretti da città della costa orientale statunitense come Boston, New York, Miami, oltre a collegamenti stagionali dal Regno Unito e dal Canada.
In alternativa, numerose compagnie di crociera includono l’arcipelago negli itinerari atlantici, con attracco principale al Royal Naval Dockyard. Una volta arrivati, una rete di autobus pubblici e traghetti collega le diverse parrocchie, mentre le auto a noleggio sono assenti e vietate per una scelta governativa volta a limitare traffico e preservare le dimensioni contenute del territorio. La soluzione più diffusa, infatti, sono scooter elettrici e biciclette.