"Libertà negata", a Roma il racconto delle donne iraniane

  • Postato il 26 marzo 2026
  • Estero
  • Di Agi.it
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"Libertà negata", a Roma il racconto delle donne iraniane

AGI- "Se volete parlare dell'Iran, fate parlare il popolo iraniano". Con queste parole si è aperto ieri mattina, davanti a una sala gremita, il convegno "Libertà negata: il coraggio delle donne iraniane", promosso e organizzato dall'Associazione Giornaliste Italiane presso la sede dell'Associazione della Stampa Estera a Roma, a Palazzo Grazioli.

Obiettivo dell'iniziativa è "accendere i riflettori sulla condizione delle donne in Iran, dando voce a chi con coraggio e resilienza ha lottato e lotta quotidianamente per i diritti fondamentali e la libertà", come spiegano le promotrici.

Le voci del convegno

Sul palco si sono alternate testimonianze e analisi di attiviste, studiose e artiste: dall'attivista e scrittrice Pegah Moshir Pour alla fotografa Zhara Rastekar, dall'attivista Leila Farahbakhsh alla professoressa Alessia Melcangi dell'Università La Sapienza, fino alla violoncellista Leila Shirvani. Voci diverse, unite dal racconto di un Paese che attraversa un passaggio cruciale, potenzialmente in grado di cambiare il corso della sua storia. A moderare l'incontro la giornalista Rai del Tg2 Christiana Ruggeri, che ha ricordato "l'urgenza di dare voce a chi non può far sentire la propria, anche alla luce delle nuove esecuzioni in piazza dei giovani catturati durante le manifestazioni dei mesi scorsi. Non possiamo tacere".

La doppia identità delle donne iraniane

Tra gli interventi più intensi quello della fotografa e giornalista Zhara Rastekar, che ha mostrato alcuni dei suoi lavori: "Le mie foto raccontano la doppia identità delle donne iraniane: coperte sopra e vestite da occidentali sotto", ha spiegato, denunciando le difficoltà e i rischi del fare informazione in Iran. Proprio in nome della libertà di stampa, l'Associazione Giornaliste Italiane ha annunciato l'intenzione di conferirle la tessera di socia onoraria, un gesto simbolico a difesa del diritto universale di pensiero, parola ed espressione.

La lotta contro il regime e l'orrore quotidiano

L'attivista Leila Farahbakhsh ha portato una testimonianza diretta e dolorosa: "Sono le donne iraniane che vivono in Iran a dare coraggio a noi che siamo qui: violentate, torturate, private dei figli. Il minimo che possiamo fare è essere la loro voce, da quarant'anni in lotta contro il regime". A farle eco Pegah Moshir Pour, che ha denunciato la brutalità sistematica delle autorità: "Oggi l'orrore ha immagini reali. Il popolo iraniano è traumatizzato dal regime islamico. Chiediamo sostegno internazionale e denunciamo la violenza, anche durante la guerra".

La repressione e il silenzio imposto

Durante l'incontro è stato trasmesso un contributo video del giornalista e scrittore Reza Rashidy, che ha denunciato la repressione in corso: "Hanno spento Internet e i media per nascondere il loro orrore. Entrano negli ospedali, arrestano e uccidono i feriti, colpevoli di essere ancora vivi. Oggi diciamo basta".

Musica per la libertà

La violoncellista Leila Shirvani ha offerto un momento di grande intensità emotiva con una performance dedicata alle donne iraniane: "La mia musica è un inno alla loro libertà, affinché possano esprimersi senza paura", ha detto con commozione.

Le donne come motore di cambiamento

La professoressa Alessia Melcangi ha inquadrato la situazione nel contesto politico e sociale attuale: "Le donne rappresentano una sfida profonda al regime, mettendone in crisi la legittimità. Con la guerra, però, la loro lotta rischia di essere repressa e oscurata. Non credo che le bombe cambino i regimi: il vero cambiamento è in atto grazie alle donne".

Coraggio e speranza contro il silenzio

A chiudere l'incontro la direttrice Rai Angela Mariella, che ha ricordato il valore della testimonianza: "Il coraggio è l'unico strumento e gesto di libertà. Abbiamo bisogno che il popolo iraniano sappia che noi sappiamo. Solo così la disperazione può diventare speranza, rompendo la cortina di silenzio".

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Autore
Agi.it

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