L’invisibile (Rai1), chi è Paolo Guido il calabrese che catturò Messina Denaro

  • Postato il 6 febbraio 2026
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L’invisibile (Rai1), chi è Paolo Guido il calabrese che catturò Messina Denaro

Paolo Briguglia e Lino Guanciale in una scena della serie L'Invisibile

Grande successo per la serie di Rai1 “L’Invisibile” che ha raccontato la cattura di Matteo Messina Denaro: tra i protagonisti il viceprocuratore Paolo Guido, ispirato al magistrato calabrese che coordinò l’operazione per l’arresto del super latitante


Il 3 e 4 febbraio è andata in onda, su Rai1, la miniserie in due puntate “L’Invisibile”, che racconta la cattura del superlatitante e boss di Cosa Nostra Matteo Messina Denaro. Ideata e prodotta da Pietro Valsecchi – uno specialista di questo tipo di narrazioni tv, sue Distretto di polizia, Squadra Antimafia, Ris – la serie ha vinto la sfida degli ascolti, in entrambe le serate, e ha collezionato ottime critiche. «La tv elevata a memoria storica» ha scritto sul Corriere Aldo Grasso.
I risultati, in ogni caso, hanno regalato all’Invisibile una seconda stagione. Da poco annunciata dal produttore Valsecchi, racconterà quello che è accaduto dopo la cattura di Messina Denaro: gli arresti e le indagini per smantellare la rete del boss.

IL LEGAME CON COSENZA

Una storia – quella dell’operazione dei Ros che ha messo fine a trent’anni di latitanza di Messina Denaro – che parla anche calabrese. Uno dei protagonisti di quello storico arresto, a cui si arrivò il 16 gennaio 2023, è stato il procuratore aggiunto di Palermo Paolo Guido. Cosentino d’origine – è nato ad Acri, figlio di un prefetto, e ha studiato al liceo scientifico “Fermi” di Cosenza – Guido ha anche contribuito alla realizzazione della serie.

Insieme al colonnello del Ros Lucio Arcidiacono, altro grande protagonista dell’arresto, ha messo a disposizione della produzione i suoi racconti e la sua competenza. «Io sono cosentino nell’anima, nella mia città ho i miei amici e ho un profondo legame con la mia terra. – raccontava al Quotidiano del Sud, nelle ore successive alla cattura di Messina Denaro – Condividere con i calabresi un momento tanto importante non può che rendermi felice soprattutto perché questa occasione ci offre l’opportunità di parlare bene, qualche volta, anche dei calabresi».

conferenza stampa messina denaro
La conferenza stampa seguita all’arresto di Matteo Messina Denaro, Paolo Guido è il secondo da sinistra

PAOLO GUIDO NELLA SERIE ‘L’INVISIBILE’ SULLA CATTURA DI MATTEO MESSINA DENARO

Nella serie il magistrato (che mantiene il suo nome) è interpretato dall’attore siciliano Paolo Briguglia e ha un ruolo centrale, accanto a quello del colonnello Lucio Gambera, personaggio ispirato ad Arcidiacono e interpretato da un sempre impeccabile – anche alla prova con l’accento siciliano – Lino Guanciale. Nel cast anche Ninni Bruschetta (Messina Denaro), Levante e Leo Gassmann.

La serie segue abbastanza fedelmente gli eventi reali, con qualche licenza narrativa. Di Paolo Guido riporta, pur reinterpretato in parte, il dramma familiare vissuto dal magistrato, rimasto vedovo nel 2015. La moglie, la magistrata Paola Carotenuto, è morta ad appena 49 anni, stroncata da una febbre improvvisa e altissima, lasciando soli Guido e le loro due bambine. Nella serie, il magistrato è sposato con Anna, docente scolastica, che muore nei mesi precedenti la cattura del boss, per le conseguenze di una polmonite.

Guido, oggi procuratore capo a Bologna, è stato per anni sulle tracce di Messina Denaro. Una missione oltre a un lavoro potremmo dire, benché lui rifugga ogni retorica. Agli studenti del suo liceo, il ‘Fermi’, che lo hanno incontrato un mese dopo la cattura del boss, disse: «Gli eroi non esistono». Ma non c’è dubbio che quella caccia a un ‘fantasma’ ha richiesto che lui e i carabinieri impegnati le dedicassero buona parte della propria vita, sacrificando famiglia e quotidianità. Che è poi il punto di vista intorno a cui si sviluppa la serie diretta da Michele Soavi.

https://www.quotidianodelsud.it/calabria/cosenza/cronache/il-personaggio/2023/02/12/il-procuratore-guido-nel-suo-liceo-questo-mondo-non-e-fatto-di-eroi

LA CACCIA DI PAOLO GUIDO A MESSINA DENARO DURATA 17 ANNI

Guido, in particolare, ha dato la caccia a Messina Denaro per 17 dei suoi 30 anni di latitanza. Una cattura – ha raccontato – arrivata con un’operazione di intelligence e di accertamento sul campo. L’elemento decisivo, ad esempio, quello che condusse il Ros alla clinica presso cui Messina Denaro era in cura per il suo tumore sotto altra identità, è stato scoperto nella gamba cava di una sedia a casa della sorella del latitante. I carabinieri stavano piazzando delle cimici, il 6 dicembre 2022, e cercavano un buon nascondiglio. Provarono con la sedia, scoprendo all’interno un pizzino, nascosto lì. Una volta decifrato si rivelò un vero e proprio diario clinico di Messina Denaro, con indicazioni della patologia e degli interventi subiti.

«La cattura di Messina Denaro arriva alla fine di un percorso, fatto da capacità che lo Stato ha avuto di chiudere in un angolo un latitante, a costringerlo a commettere degli errori, e alla fine ad arrestarlo. – ha raccontato il magistrato tre anni fa a Cutro, ricevendo il premio “Diego Tajani” – È stata una grande operazione di polizia giudiziaria, ma è stato anche il termine finale di un’azione di contrasto che dura da diversi anni e che ci ha consentito di dare dei durissimi colpi alle associazioni mafiose. L’arresto del 16 gennaio è stato anche un momento simbolico, l’arresto dell’ultimo corleonese, l’ultimo stragista libero, protagonista di una stagione che non si è ripetuta, ma che in quegli anni ha messo in ginocchio lo Stato».

«DOVE TI CAPITA DI NASCERE HA UN’INFLUENZA»

Del suo ruolo di magistrato dice che è appunto un ruolo. «Io non mi sento migliore delle persone che giudico. Perché, vedete, è anche una questione di lotteria biologica. Dove ti capita di nascere ha un’influenza. Il sostegno della famiglia, le condizioni di partenza non sono neutre. – spiegava agli studenti del Fermi, in quell’incontro che citavamo prima – È, quindi, un gioco di ruolo. Se comprendi questo, che senso ha da magistrato rivendicare un privilegio o violare le norme deontologiche?». 

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