Lo smog potrebbe aumentare il rischio di malattie neurodegenerative come la Sla
- Postato il 25 gennaio 2026
- Cronaca
- Di Blitz
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L’esposizione prolungata allo smog può essere collegata a un rischio elevato di gravi malattie neurodegenerative come la sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e sembra accelerarne il decorso. È quanto suggerito da uno studio del Karolinska Institutet di Stoccolma, pubblicato sulla rivista JAMA Neurology. “Possiamo osservare una chiara associazione, nonostante i livelli di inquinamento atmosferico in Svezia siano inferiori rispetto a molti altri paesi”, afferma l’autore Jing Wu.
La Sla è la forma più comune di malattia dei neuroni motori (in cui, cioè, a degenerare sono le cellule nervose che presiedono al controllo die muscoli), rappresentando circa l’85-90% dei casi. Benché le cause di queste malattie siano in gran parte sconosciute, da tempo si sospetta che i fattori ambientali svolgano un ruolo. Il nuovo studio dimostra che l’inquinamento atmosferico può essere uno di questi fattori.
Lo smog e la Sla
Lo studio ha coinvolto 1.463 partecipanti in Svezia con Sla di recente diagnosi, confrontati con 1.768 fratelli e oltre 7.000 controlli corrispondenti tratti dalla popolazione generale. I ricercatori hanno analizzato i livelli di polveri sottili (il particolato di varie dimensioni) e biossido di azoto presso i loro indirizzi di residenza fino a dieci anni prima della diagnosi. I valori medi annuali di questi inquinanti erano appena superiori alle linee guida dell’Oms e i valori di picco erano molto più bassi rispetto ai paesi con un elevato inquinamento atmosferico.
Tuttavia, l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico, anche a livelli relativamente bassi tipici della Svezia, è stata associata a un rischio dal 20 al 30% più elevato di sviluppare la Sla. Inoltre, le persone che avevano vissuto in aree con livelli di inquinamento atmosferico più elevati presentavano un deterioramento motorio e polmonare più rapido dopo la diagnosi; anche un rischio di morte più elevato e maggiori probabilità di necessitare di un trattamento con ventilazione invasiva. “I nostri risultati suggeriscono che l’inquinamento atmosferico potrebbe non solo contribuire all’insorgenza della malattia, ma anche influenzarne la velocità di progressione”, afferma Caroline Ingre del Karolinska Institutet.
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