Milano è la città italiana che attrae i super ricchi e queste sono le ragioni, secondo il Times
- Postato il 23 gennaio 2026
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- Di SiViaggia.it
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Milano fa sempre parlare di sé, nel bene o nel male. Adesso, la città meneghina è tornata prepotentemente sotto i riflettori internazionali e non solo per la moda. Secondo il Times, la città lombarda è infatti oggi una delle mete europee più attrattive per persone ad altissimo patrimonio, ma il suo fascino non si esaurisce nei numeri dei conti correnti. A renderla davvero interessante è il modo in cui riesce a combinare efficienza (per servizi di qualità maggiore alla media italiana quantomeno) e una vitalità culturale che si svela lentamente, a chi sa guardare oltre la prima impressione.
A differenza di città italiane più scenografiche, forse per la loro bellezza antica, Milano non mette le sue qualità tutte in vetrina. La città, tuttavia, produce incessantemente e forse è proprio questo ad aver convinto molti nuovi residenti facoltosi a sceglierla come base europea, complice anche la flat tax pensata per i grandi patrimoni internazionali. Ma ridurre il suo successo a una questione fiscale sarebbe scorretto: Milano sta vivendo una trasformazione profonda, strutturale, che riguarda infrastrutture, ospitalità e stile di vita.
Milano, capitale europea dei grandi patrimoni
Il Times individua una delle chiavi del nuovo boom milanese nell’arrivo di ultra-high-net-worth individuals attratti da un sistema fiscale competitivo e da una città che, a differenza di Roma o Venezia, non soffre di overtourism cronico. Milano offre qualcosa di raro in Italia (tralasciando ovviamente per un attimo il confronto con le altre metropoli europee): una metropoli internazionale che si impegna a funzionare, pur con le sue criticità, con servizi non scadenti, collegamenti rapidi più della media italiana e una posizione strategica che consente di raggiungere laghi, montagne e mare in poche ore.

A rafforzare questa attrattività è stato il massiccio investimento infrastrutturale legato alle Olimpiadi Invernali del 2026, che la città ospiterà insieme a Cortina. Strade rinnovate, collegamenti ottimizzati per gli aeroporti, una metropolitana sempre più intuitiva grazie al sistema tap-in tap-out e convogli di nuova generazione.

Parallelamente, il livello dell’ospitalità è salito di categoria. Nuovi hotel di lusso, ristoranti curati nei dettagli, cocktail bar di livello internazionale e, per la prima volta nella storia cittadina, club privati riservati ai soci. L’impressione, sottolinea il Times, è che Milano stia avvicinando i propri standard a quelli di capitali come Londra o New York, senza però rinunciare alla propria identità (e anche se i passi in avanti da fare sono ancora molti).
Oltre il lusso, la Milano che sorprende
Considerati i progressi meneghini, la vera sorpresa arriva quando si decide di andare oltre il lusso dichiarato. Milano è una città che chiede tempo: non seduce immediatamente, ma premia chi sa osservare. Il Duomo, con le sue 135 guglie e oltre 3.400 statue, resta una tappa obbligata, anche se la sua teatralità gotica non rappresenta fino in fondo lo spirito milanese, fatto di sobrietà e di ciò che accade dietro porte chiuse.
È negli interni che Milano racconta meglio se stessa. Ville moderniste come quella di inizio Novecento che ha fatto da set cinematografico a Io Sono l’Amore di Luca Guadagnino restituiscono l’immagine di una borghesia industriale proiettata verso il futuro, desiderosa di rompere con il passato. Allo stesso modo, chiese apparentemente anonime rivelano al loro interno cicli di affreschi rinascimentali capaci di lasciare senza fiato. Proprio come la Chiesa di San Maurizio al Monastero Maggiore, soprannominata “la Cappella Sistina milanese”.

La vita sociale segue un ritmo tutto suo: di giorno, Milano è una città che lavora, tra uffici, banche, riunioni e metropolitane affollate. Ma quando cala la sera, emerge un altro volto: l’aperitivo non è un’abitudine, è un rito. Dai bar storici rimasti immutati dal dopoguerra ai nuovi indirizzi dedicati al vino naturale e alla mixology contemporanea, il dopolavoro diventa un momento di celebrazione oggi pienamente cosmopolita perché qui trovi davvero qualsiasi tipo di cucina. Porta Venezia, ad esempio, oggi è il distretto culinario africano mentre Paolo Sarpi è la Chinatown milanese per eccellenza.
E poi c’è la cultura, vissuta come parte integrante della quotidianità, perché un’opera alla Scala, anche decisa all’ultimo momento, non è un evento eccezionale ma una possibilità concreta. Forse è proprio questa la ragione per cui i super ricchi la scelgono, perché Milano è una città che offre solidità, stile e una sorprendente profondità e oggi queste non sono qualità da prendere sotto gamba per la vita di tutti i giorni.