Monogamia? Un'eccezione greca, latina, cristiana

  • Postato il 12 marzo 2026
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  • Di Libero Quotidiano
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Monogamia? Un'eccezione greca, latina, cristiana

È davvero un libro sorprendente questo Monogamia. Storia di un’eccezione dell’accademico dei Lincei Marzio Barbagli (Il Mulino, pag. 554, € 38). Perché si scopre, più che l’eccezione del sottotitolo, l’eccezionalità della civiltà di cui facciamo parte. Non misi accusi di suprematismo, perché a leggere i fatti qui documentati, una donna non può che ringraziare Cesare e Sant’Agostino. Nonché Platone, Aristotele e i greci naturalmente.

Siamo usi sottolineare che le leggi islamiche sono in contrasto con le nostre per l’annosa questione della poligamia, che fa a pugni con lo Stato di famiglia e la Costituzione. L’usanza di disporre delle donne assai liberamente è stata raccomandata da Maometto in persona: «Se temete di non essere equi con gli orfani sposate allora di fra le donne che vi piacciano, due o tre o quattro, e se temete di non essere giusti con loro, una sola, o le ancelle in vostro possesso».

Esempi eloquenti non ne mancano, come la definizione di un “classico del diritto musulmano” per cui il matrimonio «è un contratto che ha per oggetto il semplice godimento fisico con una donna». Tutte cose che a noi, nati romani, cresciuti cristiani – anche preterintenzionalmente e da un punto di vista culturale – fatti grandi con la poesia romantica, infine abituati alla parità dei diritti, tutto ciò suona prosaico e un po’ barbaro, ammettiamolo.

Ma la verità è che Maometto non aveva inventato niente, aveva solo ufficializzato quel che in oriente accadeva da millenni. Solo per fare un esempio, gli zoroastriani potevano sposarsi anche solo per un’ora, una modalità che alle nostre latitudini fa venire in mente una transazione mercenaria. Più sorprendente è trovare molte mogli in esubero nell’Antico Testamento, e del resto lo storico ebreo del I secolo Flavio Giuseppe in persona scrisse: «È nostra antica tradizione che un uomo abbia più mogli contemporaneamente». Il che obiettivamente stride con la storia di Adamo ed Eva e anche di più con le parole del Genesi: «L’uomo abbandona il padre e la madre e si unisce alla sua donna e i due diventano una carne sola».

Eppure i patriarchi ne ebbero più d’una, non fu Abramo soltanto a prendere la schiava Agar dopo la moglie Sara e perché questa era sterile: «Erano poligami ben 41 degli uomini dei quali parla l’Antico Testamento». Gedeone ebbe più mogli e ben 70 figli; re Davide aveva sposato otto donne, ma il suo grande amore fu Betsabea, da cui ebbe Salomone.

Tuttavia si inganna di molto chi crede che tutto ciò sia farina del sacco orientale e che con noi europei non abbia niente da spartire. In realtà, a nord e a est della nostra cara Europa latina se ne sono fatte di tutti i colori. Gli irlandesi, che non hanno conosciuto la dominazione romana e furono evangelizzati da San Patrizio nel V secolo, erano poligami e non volevano saperne di cambiare costumi. Tanto che, ancora nel 1073, papa Gregorio VII scrisse all’arcivescovo di Canterbury chiedendogli di intervenire poiché molti irlandesi «non solo abbandonano la moglie legittima, ma la vendono».

Non che nei paesi scandinavi andasse meglio. Nell’XI secolo il teologo Adamo di Breme scrive che da quelle parti gli uomini avevano due, tre o più mogli. In quello stesso periodo il re norvegese Harold III ne aveva due, Elisabetta di Kiev e Tora. Spostandosi nelle terre slave si rilevano usanze primitive dello stesso tenore; gli unici europei non latini monogami erano i germani e oso dire che ciò fa loro onore.
Insomma: l’unica parte del mondo in cui le donne hanno goduto di un trattamento dignitoso è la nostra. Non per niente, l’autore parte dalla tesi dell’antropologo inglese Jack Goody, che aveva sentenziato: «Nelle culture umane è la monogamia che è rara, mentre è comune la poligamia».

Siamo su percentuali di oltre 80 contro meno di 20. Quindi siamo fortunate a calpestare una terra i diritti della donna contano almeno 2500 anni. I nostri cari greci nel V secolo a. C. sancirono che solo i matrimoni monogamici erano leciti e il sommo Aristotele scrive che «Tra marito e moglie l’amicizia sembra essere per natura».

La moglie, non le mogli, il che stabilisce una volta per tutte che anche la donna è una persona. Sorvoliamo sul fatto che Socrate ne abbia avuta un’altra, oltre a Santippe, e che Filippo II di Macedonia avesse abbondato. L’eccezionalità italica è data dal fatto che da noi queste cose non accadevano punto, anche da prima che i greci fermassero l’indegno mercato: già il re Numa Pompilio aveva stabilito che il secondo matrimonio dell’uomo era nullo.

L’imperatore Gallieno nel III secolo decise infine che «colui che ha due mogli allo stesso tempo debba essere marchiato d’infamia». Il cristianesimo poi fece il resto, azzerando addirittura la possibilità di divorziare e facendo del matrimonio un sacramento. È dunque innegabile che la donna qui da noi è una persona, praticamente da sempre. Sarebbe il caso di ricordarlo a quelle femministe un po’ ignoranti che, per carità, fanno bene a gridare al patriarcato, solo dovrebbero farlo dall’altra parte del pianeta.

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Libero Quotidiano

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