Moriva 75 anni fa a Torino Cesare Pavese, uno dei più importanti intellettuali italiani del XX secolo

  • Postato il 27 agosto 2025
  • Cultura
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TORINO – “Perdono tutti e a tutti chiedo perdono. Va bene? Non fate troppi pettegolezzi” scritto sulla prima pagina dei Dialoghi con Leucò. All’interno dello stesso libro un foglietto sui cui erano vergate tre frasi: una citazione dal libro, L’uomo mortale, Leucò, non ha che questo d’immortale. Il ricordo che porta e il ricordo che lascia, una dal proprio diario, Ho lavorato, ho dato poesia agli uomini, ho condiviso le pene di molti, e Ho cercato me stesso.

Ci ha lasciato così, il 27 agosto 1950, Cesare Pavese, scrittore, editore e critico letterario, considerato uno dei più grandi e importanti intellettuali italiani del XX secolo.

Nato a Santo Stefano Belbo, un paesino incastonato tra le Langhe e il Monferrato, il 9 settembre del 1908, Pavese ha vissuto gran parte del tempo a Torino. Tuttavia, dal suo paese natio ha attinto molto di quello che contribuirà allo sviluppo del suo prolifico percorso letterario.

Gli studi e l’amore per Torino

Si iscrisse alla Facoltà di lettere dell’Università di Torino, qui continuò sempre a scrivere e a studiare con grande fervore l’inglese, appassionandosi alla lettura di Sherwood Anderson, Sinclair Lewis e soprattutto Walt Whitman, mentre le sue amicizie si allargarono a coloro che diventeranno, in seguito, intellettuali antifascisti di spicco: Leone Ginzburg, Norberto Bobbio, Massimo Mila e Giulio Einaudi.

L’interesse per la letteratura statunitense divenne sempre più rilevante – è  il 1932 quando viene pubblicato per la prima volta in Italia, da Frassinelli Tipografo Editore, il Moby Dick di Herman Melville tradotto da Cesare Pavese per un compenso di 1000 lire – così cominciò ad accumulare materiale per la sua tesi di laurea.

Ed è proprio con una tesi di laurea su Walt Whitman, nel 1930, che iniziò il suo percorso di scoperta e divulgazione della letteratura d’oltreoceano. Questa attività, tra le altre, lo porterà negli anni, ad avvicinarsi al mondo dell’editoria, diventando poi direttore editoriale di Einaudi.

Ma Torino per Pavese, e per i suoi compagni, non fu solamente il luogo della formazione e del fermento politico. Amavano la città, i suoi viali, il Po, la collina, le osterie che si chiamavano Far West e i cinema dove si proiettavano film americani.

Cesare Pavese si fece coinvolgere da questo clima culturale e politico. Nonostante l’atteggiamento contraddittorio rispetto alle posizioni dei compagni – si era iscritto al partito nazionale fascista per consentire alla sorella Maria di insegnare nelle scuole di Stato – nel 1935 venne arrestato per un transito di lettere da casa sua e indirizzate a Battistina Pizzardo, attivista comunista con la quale avrà una relazione.

Pavese passò dalle Carceri Nuove di Torino al Regina Coeli di Roma. Venne condannato a tre anni di confino a Brancaleone ed espulso dal Partito Nazionale Fascista. Per domanda di grazia gli furono condonati due anni, così nel 1936 potè ritornare a Torino.

Il 1° maggio 1938 Pavese divenne ufficialmente redattore di casa Einaudi. Il direttorio era composto da Giulio Einaudi, Leone Ginzburg, Giaime Pintor, Carlo Muscetta, Mario Alicata e altri collaboratori tra cui Norberto Bobbio, Elio Vittorini e Natalia Ginzburg. Il direttorio segnò l’inizio, ancora informale, delle sedute editoriali e dei processi decisionali della casa editrice, dove Pavese rivestì un ruolo di coordinatore.

Il contributo di Pavese nello sviluppo delle collane sarà determinato sia dal proprio interesse personale sia dalle dinamiche interne alla gestione della singola collana. Per ognuna infatti rivestirà compiti e responsabilità diverse e di vario livello. Per lo scrittore piemontese la casa editrice divenne tutto.

Tra i legami più stretti emerge quello con Fernanda Pivano, all’epoca una giovane studentessa che sta preparando una tesi in Letteratura inglese. Quel momento segna l’inizio di una lunga amicizia che porterà nel 1943 la Pivano a tradurre e pubblicare per Einaudi, sotto la guida di Pavese, l’Antologia di Spoon River.

Verso la fine del 1945, Pavese lasciò Torino per Roma dove ebbe l’incarico di potenziare la sede cittadina dell’Einaudi. Il periodo romano, che durò fino alla seconda metà del 1946, fu considerato dallo scrittore come un tempo d’esilio perché staccarsi dall’ambiente torinese, dagli amici e soprattutto dalla nuova attività politica lo fece ricadere nella malinconia.

Ritornato a Torino incominciò a comporre i Dialoghi con Leucò e nell’autunno, mentre stava terminando l’opera, scrisse i primi capitoli de Il compagno con il quale volle testimoniare l’impegno per una precisa scelta politica.

Negli ultimi anni di attività, dal 1948, arriva in casa Einaudi un giovane che Pavese prende sotto la sua tutela. Si tratta di Italo Calvino, di cui intuisce subito la grande intelligenza e leggerezza nello scrivere. Il giovane ligure rimarrà per sempre devoto a Pavese.

Il 24 novembre 1949 venne pubblicato il trittico La bella estate che comprendeva i già citati tre romanzi brevi composti in periodi diversi: l’eponimo del 1940, Il diavolo sulle colline del 1948 e Tra donne sole del 1949.

Sempre nel 1949, scritto nel giro di pochi mesi e pubblicato nella primavera del 1950, scrisse La luna e i falò che sarà l’opera di narrativa conclusiva della sua carriera letteraria.

Preda di una forte depressione, neanche l’assegnazione del Premio Strega nel giugno del 1950 per La bella estate, accompagnato da Doris Dowling – sorella dell’amata Constance, alla quale dedicò i versi di Verrà la morte e avrà i tuoi occhi – riuscirà a cambiare qualcosa; anzi verrà commentato dallo scrittore in più carteggi a colleghi e amici come un “triste affare”.

Pavese, una vita sempre in movimento, spesso tormentata e segnata da alcuni grandi amori, mise fine alla propria vita il 27 agosto del 1950, in una camera dell’albergo Roma di Piazza Carlo Felice a Torino, che aveva occupato il giorno prima. Venne trovato disteso sul letto dopo aver ingerito più di dieci bustine di barbiturici che utilizzava come sonnifero.

A Santo Stefano Belbo ha sede la Fondazione Cesare Pavese, che valorizza e promuove l’eredità umana e culturale, con un’attenzione particolare ai nuovi linguaggi della divulgazione. A questo scopo, organizza ogni anno il Pavese Festival – rassegna di letteratura, approfondimento e spettacolo dal vivo con grandi ospiti del panorama culturale italiano – e dal 2019, il Premio Pavese, omaggio alla figura di Cesare Pavese con cinque sezioni che ne rispecchiano la poliedrica attività: editoria, narrativa, poesia, saggistica e traduzione.

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